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Il programma di razionalizzazione della spesa per beni e servizi della P. A. e Pmi: criticità e possibili soluzioni

Informazioni tesi

  Autore: Simone Infantino
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 2002-03
  Università: Università degli Studi Roma Tre
  Facoltà: Scienze Politiche
  Corso: Pubblica Amministrazione
  Relatore: Gaetana Trupiano
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 78

Il Programma di razionalizzazione della spesa per beni e servizi della P.A. nasce nell’ambito di una serie di interventi volti alla riorganizzazione della Pubblica Amministrazione, con gli obiettivi principali del contenimento della spesa per gli approvvigionamenti di beni e servizi (attraverso strategie di acquisto innovative e l'aggregazione della domanda) e della semplificazione dei processi di acquisto tramite il ricorso a tecnologie informatiche innovative, nel rispetto dei principi di trasparenza e concorrenzialità.
Pur nel rispetto di tali obiettivi, il Programma – avviato nel 2000 – è stato oggetto di numerosi ed importanti interventi del legislatore, che ha di volta in volta provveduto a ridefinirne ruolo e ambiti di intervento. In particolare con la nuova legislatura è stato dato un forte impulso alla “componente” di finanza pubblica piuttosto che a quella di strumento di innovazione, puntando al conseguimento di risparmi sempre più consistenti. Le finanziarie del 2002 e, in particolare, del 2003 hanno visto quindi un notevole aumento dell’ambito operativo della Consip S.p.A. (la Concessionaria del Ministero dell’Economia e delle Finanze responsabile con quest’ultimo del Programma di razionalizzazione) nei modi e nei termini che si avrà modo di descrivere. Il mondo delle forniture pubbliche è stato fortemente impattato da queste modifiche: cambiano le regole del mercato, cambiano gli interlocutori, e soprattutto cambiano le capacità produttive, organizzative e logistiche che vengono chieste alle imprese. E’ infatti indubbio che l’aggregazione della domanda, determinante per la riduzione dei costi unitari e quindi per il conseguimento dei risparmi, tende a favorire imprese di grandi dimensioni operanti a livello nazionale. Rischiano invece di rimanere spiazzate molte piccole imprese, non più in grado di fornire prodotti e servizi ad una pubblica amministrazione locale che ha rappresentato per anni un mercato fondamentale.
E’ evidente quindi come il Programma, che come si è detto non è solo uno strumento di e-government ma si presenta sempre di più come uno strumento di finanza pubblica, abbia anche dei profondi impatti a livello di politica industriale di cui non si può non tenere conto. E se si può essere per lo più concordi nel ritenere che il sistema centralizzato delle convenzioni tenda ad avvantaggiare le imprese di maggiori dimensioni a discapito di una PMI che si vedrà costituire l’ossatura del sistema produttivo italiano, tutt’altro che univoci sono i giudizi in merito a tale effetto. Da un lato c’è chi ricorda che analizzare la questione unicamente con la lente del risparmio potenzialmente conseguibile rischia di essere tanto miope quanto superficiale. Miope, dal momento che il sistema delle convenzioni potrebbe selezionare il mercato per cui, dopo un periodo di diminuzione dei prezzi e di esclusione dal mercato delle imprese di minori dimensioni, pochi fornitori sarebbero in grado di spartirsi il mercato mantenendo artificialmente alti i prezzi. Superficiale, dal momento che non si può ignorare che oltre a considerazioni di efficienza si è di fronte a delle vere e proprie economie territoriali: al di là del giudizio più o meno positivo che si può dare alla rilevanza del fenomeno, è evidente che stravolgere completamente dette economie finirebbe per avere conseguenze sulla stessa coesione sociale.
Dall’altro c’è anche però chi sottolinea come un tale approccio analizzi il fenomeno da una sola prospettiva, dimenticando che una pubblica amministrazione che risparmia denaro e semplifica procedure d’acquisto si traduca in un beneficio per tutti, comprese le PMI, che potrebbero beneficiare di un abbassamento sulla pressione fiscale reso possibile proprio dai risparmi del Programma. Non solo; c’è anche chi evidenzia come la piccola impresa che deve essere salvaguardata deve essere quella efficiente, non in grado di competere sulle quantità e di assicurare una distribuzione a livello nazionale, ma che su lotti di minori dimensioni e in ambito locale è assolutamente competitiva; non è invece interesse pubblico mantenere in vita imprese inefficienti (che non necessariamente sono di piccole dimensioni) che traggono vantaggio dal perdurare di rapporti consolidatisi nel tempo.
Nel presente lavoro, dopo una breve descrizione del Programma di razionalizzazione e dei rischi di esclusione dalle forniture pubbliche per le PMI, si procederà ad analizzare alcune possibili soluzioni e gli interventi correttivi già adottati per garantire una sempre maggiore apertura del sistema delle convenzioni anche alla piccola e media impresa. Da ultimo ci si soffermerà su uno strumento, il Mercato Elettronico, che per le sue caratteristiche dovrebbe costituire una importante opportunità proprio per le piccole imprese che operano su mercati locali.

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7 IL PROGRAMMA DI RAZIONALIZZAZIONE DELLA SPESA L’avvio del Programma di Razionalizzazione della spesa per beni e servizi della Pubblica Amministrazione è una tappa molto importante di un lungo cammino intrapreso dal nostro Paese già da diversi anni. Si tratta di un cammino iniziato con la stipulazione del Trattato di Maastricht (1992), proseguito con la sottoscrizione del trattato di Amsterdam e culminato, nel marzo del 1998, con l’ammissione di undici Paesi europei – tra cui l’Italia – all’Ume (Unione Monetaria e Economica). L’ottemperanza al “Patto di stabilità” 1 ed il perseguimento di altri traguardi, economici e non, posti dall’Ume (tra cui appare particolarmente significativo per il tema affrontato nel presente lavoro l’introduzione massiccia di nuove tecnologie nella Pubblica Amministrazione) richiedono che i singoli Stati si impegnino in una importante opera di razionalizzazione della Finanza 1 Il Patto di Stabilità rientra nell'ambito della terza fase dell'Unione Economica e Monetaria, iniziata il 1 gennaio 1999 con l'avvio della politica monetaria comune. A Maastricht si stabilì che gli Stati intenzionati ad aderire, appunto, alla terza fase, avrebbero rispettato una disciplina rigorosa in tema di bilancio e di contenimento del debito pubblico, sulla base di parametri comuni. Il Patto di Stabilità (costituito da una risoluzione del Consiglio europeo del 17 giugno 1997 e da due regolamenti adottati dal Consiglio) integra le disposizioni del Trattato stabilendo, in sintesi, che ogni Paese dell'UE si impegna a rispettare l'obiettivo a medio termine di un saldo di bilancio vicino al pareggio o attivo; il rapporto tra deficit e PIL non deve oltrepassare la soglia del 3% neanche in fasi cicliche sfavorevoli; eventuali superamenti dei parametri stabiliti dal Trattato possono essere tollerati solo se dovuti a circostanze eccezionali e temporanee.

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