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Metamorfosi della politica e la categoria dello spettacolo in Debord

Informazioni tesi

  Autore: Matteo Di Fusco
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 2002-03
  Università: Università degli Studi di Napoli - Federico II
  Facoltà: Sociologia
  Corso: Sociologia
  Relatore: Rosanna De Rosa
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 165

Il lavoro parte dalla convinzione che l’epoca attuale sia caratterizzata dalle forme della comunicazione di massa. In particolare è nella categoria dello spettacolo contemplata da Guy Debord che sono riscontrabili i segni più peculiari del nostro tempo. Pertanto è parso opportuno strutturare questa tesi partendo dall’illustrazione delle idee debordiane per poi metterle in relazione con lo scenario sociale e politico nel tentativo di cogliere alcuni aspetti peculiari, della società occidentale contemporanea. Lo studio si muove, dunque sempre su tre livelli: sociologico, politologico, comunicativo partendo dal presupposto – derivato dalle riflessioni dei teorici della scuola di Francoforte e dei membri dell’internationale situazioniste – che la comunicazione è in grado di manifestare compiutamente i suoi effetti – non limitati – in tutti gli ambiti: nella società, nella politica, nell’economia.
Tra le idee di fondo che costituiscono questo lavoro vi è la convinzione che di tutte le mistificazioni della comunicazione e dello spettacolo indubbiamente la più grande è stata quella di presentarsi sotto le insegne del progressismo democratico mentre costituisce la configurazione compiuta dell’oscurantismo populistico. L’analisi che si è condotta ha teso a dimostrare che la nostra epoca è definita non solo dal tramonto delle ideologie ma soprattutto da quella tendenza che è stata in grado di distruggerle: lo Spettacolo con il suo portato di semplificazione, affabulazione estrema che fa cadere ogni aspetto concettuale a favore di una incontrollabile emozionalità. Tale processo, del resto tutt’altro che nuovo, è stato in grado di trasformare l’ideologia in una nuova forma di potere che dà per acquisito un consenso plebiscitario fondato su fattori affettivi e sensoriali. Così da tale punto di partenza si posso osservare e tentare di comprendere tutti quegli orientamenti collettivi nei quali la comunicazione ha giocato un ruolo molto importante come il neobellicismo e il neopacifismo, la globalizzazione e l’antiglobalizzazione. In questo nuovo scenario ancora in via di completa definizione gli opposti si mescolano e si confondono in contesto che annulla la loro opposizione. La comunicazione-spettacolo aspira ad essere contemporaneamente una cosa, il suo contrario e ciò che sta in mezzo ai due opposti. È pertanto totalitaria in misura maggiore rispetto al totalitarismo politico tradizionale perché è in grado di comprendere al suo interno anche l’antitototalitarismo.
I capitoli di questo lavoro sono dunque dedicati a quegli aspetti maggiormente coinvolti dallo spettacolo: la società e quindi l’individuo, la politica il mondo della comunicazione e dei mass-media. Chiude la tesi un breve tentativo di legare le categorie studiate ed analizzate nel corso del lavoro ad un evento degli ultimissimi mesi: l’elezione di Schwarzenegger alla carica di governatore della California. Tale avvenimento ha fornito, infatti, interessanti riscontri alle ipotesi di partenza dimostrando l’effettiva utilità di un nuovo approccio di studio nei confronti della società contemporanea.

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5 Introduzione Il mutamento degli scenari Non è raro, sfogliando saggi di sociologia o di filosofia sociale, pubblicati nell’arco degli ultimi dieci anni, incontrare autori che si occupano delle grandi transizioni storiche. A partire dalla caduta dell’impero romano sono stati individuati sostanzialmente tre momenti o epoche storiche, caratterizzati dalla successione di paradigmi economici, ciascuno dei quali definito da un settore dominante: il primo è quello agricolo e dello sfruttamento delle materie prime; nel secondo prevale l’industria e, in particolare, la fabbricazione di beni durevoli; nel terzo – che è quello attuale – il settore dei servizi, della comunicazione e dell’informazione costituiscono il nucleo centrale della produzione economica il passaggio dal secondo al terzo paradigma potrebbe essere definito come l’epoca della postmodernizzazione o della informatizzazione (Negri, Hardt 2001). Si tratterebbe, in buona sostanza, di un passaggio graduale dall’era post-industriale a quella informatizzata o anche definita digitale (Carlini 1995). Tale fase di evoluzione e cambiamento sembrerebbe in grado di coinvolgere tutti gli ambiti dell’azione umana e sociale: il linguaggio, le

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