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Il project financing e l'alta velocità/capacità

Informazioni tesi

  Autore: Marco Monaco
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 2001-02
  Università: Università degli Studi di Parma
  Facoltà: Economia
  Corso: Economia Aziendale
  Relatore: Stefano Mmonferrà
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 200

Agli inizi degli anni ’90 le dimensioni assunte dal debito pubblico fecero scaturire una riflessione: la realizzazione delle opere infrastrutturali di servizio non poteva contare esclusivamente sui fondi statali, pena l’aggravarsi del deficit in maniera smisurata. Bisognava dunque trovare immediatamente una soluzione, anzi si doveva. Questa tesi ha per oggetto l'applicazione ad un'opera pubblica di una modalità di finanziamento,oggi di larga diffusione,ma che solo alcuni anni fa creava perplessità derivanti da molteplici fattori:assenza di una normativa specifica,esempi stranieri poco applicabili nel nostro Paese,poca esperienza degli operatori economici nazionali in operazioni finanziarie a così elevato contenuto di rischio.

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Il Project Financing e l’Alta Velocità/Capacità di Marco Monaco 5 l’importanza di una partnership tra pubblico e privato per l’ottenimento di maggiore efficacia ed efficienza nella realizzazione di opere di pubblica utilità. A conclusione di questo elaborato viene trattato quello che nel ’91 è stato presentato come il primo grande esempio di applicazione di project financing per la realizzazione di un’opera di pubblica utilità, il progetto Treno Alta Velocità (T.A.V.). Negli anni ’70 e ’80 la domanda di trasporto su percorsi medio-lunghi è cresciuta in Italia del 70% per le persone e 80% per le merci. La nuova domanda si è indirizzata in modo particolare verso la strada che movimenta oggi l’86% delle persone e l’80% delle merci trasportate via terra. Sulla base di questi dati è sembrata quasi una necessità cercare di trasferire su ferrovia quota rilevante della domanda di trasporto su strada. Unitamente a ciò si è cercato anche di sviluppare una rete di collegamento tra grandi nodi di comunicazione: aggregazioni urbane, impianti interportuali e portuali, aeroporti. Come mettere in atto tutto ciò tenendo presente la limitata disponibilità delle risorse finanziarie dello Stato? La realizzazione del Tunnel sotto la Manica e del sistema dell’alta velocità francese (TGV), attuate ricorrendo a meccanismi di project financing, sono apparse come un invitante modello da seguire. L’applicabilità in Italia di tale tipologia sembrava la soluzione ai problemi di scarsità di fondi stanziabili dallo Stato, ma allo stesso tempo le incognite alla sua attuazione si presentavano molteplici e consistenti. Innanzitutto la mancanza di esperienza riguardo la finanza di progetto da parte degli operatori economici presenti in Italia costituiva un aspetto importante da non sottovalutare. Poi l’elemento di maggior apprensione rappresentato dalla struttura del sistema giuridico italiano ben lontano dagli schemi di common law anglosassone in cui è sorto il project financing. Una soluzione però doveva essere trovata e così si è pensato di ricorrere per quanto riguarda il progetto dell’Alta Velocità ad una forma mista di finanziamento pubblico-privato, con una partecipazione dello Stato di circa il 40% ed un contributo del settore privato del 60%. Negli anni a seguire questo progetto ha conosciuto diversi cambiamenti tanto che nel 1997 sono stati riformulati gli obiettivi giungendo a modificare il nome da Alta Velocità ad

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