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Il Marocco di Mohamed VI tra tradizione monarchica e tentativi di democratizzazione

Informazioni tesi

  Autore: Luciana Marzullo
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 2002-03
  Università: Università degli Studi di Perugia
  Facoltà: Scienze Politiche
  Corso: Scienze Politiche
  Relatore: Anna Baldinetti
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 141

Argomento della tesi è la politica riformatrice del re del Marocco Mohamed VI. Questa scelta nasce da un interesse particolare per il Maghreb sorto in seguito alla frequenza del corso di Storia e Istituzioni dei Paesi Afroasiatici, che ha avuto fra i suoi temi principali il rapporto fra autoritarismo e democrazia nel Maghreb. La scelta, in particolare, del Marocco si motiva per le sue caratteristiche storiche e politiche che lo rendono un case study molto interessante.
Il Marocco è l’unica monarchia del continente africano ed è l’unico paese maghrebino che non ha mai fatto parte dell’Impero Ottomano. Dopo aver ottenuto l’indipendenza, nel 1956, dalla dominazione coloniale francese, il Marocco si è contraddistinto per una forte stabilità interna, garantita dall’efficiente funzionamento di un sistema politico saldamente guidato da un sovrano carismatico, che ha amalgamato tradizione e modernità. Dal 1999 il paese è entrato in una fase di transizione e rinnovamento; il 23 luglio 1999, dopo ben trentotto anni di regno, è morto re Hassan II, ovvero la guida indiscussa del popolo fin dall’indipendenza. La successione al trono ha turbato gli equilibri della società, tanto più che il nuovo sovrano, Mohamed VI, ha fin dall’inizio assecondato le pressanti richieste di riforme e ammodernamento. Mohamed VI è un re giovane, risoluto, moderno e fin dai primi mesi del suo regno ha considerato, come sua priorità, la democratizzazione del paese.
La tesi si propone di esaminare la politica di apertura del nuovo re e di capire se vi sia una reale volontà di riformare il paese. Nei mesi immediatamente successivi alla sua incoronazione il giovane sovrano ha promesso di intraprendere riforme ad ampio raggio, che permettano al paese di progredire e svilupparsi in maniera moderna e liberale. Tuttavia, in questa fase di cambiamento, la monarchia continua a rivestire un ruolo centrale; le riforme auspicate o di fatto realizzate da Mohamed VI non intaccano la sua autorità e il suo potere.
Obiettivo della tesi è anche quello di evidenziare come e se il nuovo sovrano possa conciliare la tradizione monarchica, che risale al XVII secolo, con le esigenze della modernità e della democrazia, che impongono l’instaurazione dello Stato di diritto. Molti osservatori internazionali sostengono che il Marocco non può diventare uno Stato democratico finché il sovrano, imponendosi sul Parlamento e sul governo, continua a detenere il potere maggiore nella gestione politica del paese.
Nel primo capitolo, dopo una breve descrizione della struttura politica del Marocco e del lungo regno di Hassan II, si esaminano la successione dinastica e l’entusiasmo causato dall’ascesa di Mohamed VI. Nel secondo capitolo sono analizzati i primi sei mesi del regno di Mohamed VI attraverso i discorsi ufficiali del nuovo sovrano, soprannominato “re dei poveri”, e la direzione data alla politica estera. Il capitolo terzo tratta della minaccia del fondamentalismo e della politica di contenimento adottata dal palazzo reale, soprattutto dopo gli attentati terroristici di Casablanca del 16 maggio 2003. La delicata questione dell’emancipazione femminile costituisce l’oggetto del quarto capitolo, poiché l’arrivo del giovane sovrano e il suo matrimonio, distante dalla tradizione, hanno riacceso le speranze delle donne. Le innovazioni introdotte da Mohamed VI nel settore politico e economico, le riforme del sistema scolastico e dei mass media e il suo impegno per una maggiore tutela dei fondamentali diritti dell’uomo sono esaminati nel quinto capitolo. L’ultimo capitolo traccia un quadro della spinosa questione del Sahara Occidentale, che avvelena da ormai troppi anni le relazioni fra Marocco e Algeria, con conseguenze negative per l’intera regione maghrebina.
Considerata la stretta contemporaneità dell’argomento trattato, la ricerca bibliografica è stata alquanto lunga e complessa, poiché Mohamed VI e la sua politica non sono stati ancora oggetto di studi approfonditi. La maggior parte della documentazione utilizzata per la tesi è stata reperita tramite lo spoglio di riviste specializzate, sia in lingua francese che inglese, in particolare Confluences Méditerranée , Le Cahiers de l’Orient , Monde Arabe Maghreb Machrek , Mediterranean Politics , Journal of Democracy . Lo spoglio di queste riviste si è rivelato utile soprattutto per evidenziare le principali problematiche del Marocco contemporaneo e la posizione assunta da Mohamed VI rispetto a esse. Un’importante fonte primaria è stata la stampa periodica di lingua francese, sia marocchina che internazionale, in particolare i settimanali Jeune Afrique e Maroc Hebdo International e il mensile Le Monde Diplomatique , dei quali è stato effettuato lo spoglio sistematico di tutti i numeri dal 1999 al 2003. Per ulteriori precisazioni e approfondimenti si è fatto riferimento alla documentazione disponibile on-line e a incontri e scambi di idee con studenti marocchini.

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5 PREMESSA Argomento della tesi è la politica riformatrice del re del Marocco Mohamed VI. Questa scelta nasce da un interesse particolare per il Maghreb sorto in seguito alla frequenza, nell’anno accademico 2002-2003, del corso di Storia e Istituzioni dei Paesi Afroasiatici, che ha avuto fra i suoi temi principali il rapporto fra autoritarismo e democrazia nel Maghreb. Studiando la regione maghrebina, vicina per clima, popolazione, economia e storia all’Europa mediterranea, mi ha colpito la scarsa attenzione che in Italia si presta a questi paesi, troppo spesso confusi con il restante mondo arabo, senza tenere in dovuta considerazione le specificità nazionali. Da questo è derivata la mia decisione di intraprendere una ricerca più approfondita sui paesi maghrebini, per meglio capire quali sono le loro singolarità e quali le problematiche che li accomunano. La scelta, in particolare, del Marocco si motiva per le sue caratteristiche storiche e politiche che, oltre a distinguerlo dai paesi vicini, lo rendono un case study molto interessante. Il Marocco è l’unica monarchia del continente africano ed è l’unico paese maghrebino che non ha mai fatto parte dell’Impero Ottomano. Dopo aver ottenuto l’indipendenza, nel 1956, dalla dominazione coloniale francese, il Marocco si è contraddistinto per una forte stabilità interna, garantita dall’efficiente funzionamento di un sistema politico saldamente guidato da un sovrano carismatico, che ha amalgamato tradizione e modernità. Dal 1999 il paese è entrato in una fase di transizione e rinnovamento; il 23 luglio 1999, dopo ben trentotto anni di regno, è morto re Hassan II, ovvero la guida indiscussa del popolo fin dall’indipendenza. La successione al trono ha turbato gli equilibri della società, tanto più che il nuovo sovrano, Mohamed VI, ha fin dall’inizio assecondato le pressanti richieste di riforme e ammodernamento. Mohamed VI è un re giovane, risoluto, moderno e fin dai primi mesi del suo regno ha considerato, come sua priorità, la democratizzazione del paese.

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