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La crisi della sedia vuota ne "Il Popolo" e "L'Avanti"

Informazioni tesi

  Autore: Dario Molfetta
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 2002-03
  Università: Università degli Studi Roma Tre
  Facoltà: Scienze Politiche
  Corso: Scienze Politiche
  Relatore: Leopoldo Nuti
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 143

Il mancato raggiungimento di un accordo sul finanziamento della politica agricola comune, nella riunione del 30 giugno 1965 del Consiglio dei ministri della Comunità, spinse il ministro degli Esteri francese Couve de Murville ad abbandonare la seduta. In segno di protesta, il 5 luglio 1965, il governo francese ufficializzò il ritiro dei suoi rappresentanti da Bruxelles. Scoppiò, in questo modo, la cosiddetta “crisi della sedia vuota”. Essa consistette in un boicottaggio da parte della Francia delle istituzioni comunitarie che provocò la paralisi della attività della CEE.
Il periodo in cui tale crisi si collocò durò circa sette mesi (luglio 1965 – gennaio 1966). Esso fu affrontato giorno dopo giorno, con punti di vista differenti, da “Il Popolo” e da “L’Avanti”, organi di partito, rispettivamente della Democrazia Cristiana e del Partito Socialista Italiano.
“Il Popolo” appoggiò senza riserve i vari tentativi di mediazione che furono avanzati dai soci comunitari alla Francia di de Gaulle.
Il giornale, dopo aver constatato che lo statista francese respingeva incomprensibilmente tutte le azioni conciliative dei soci europei e che, anzi, si irrigidiva di fronte ad esse, incominciò a polemizzare con il generale e a presentarlo all’opinione pubblica come una persona ambigua con cui difficilmente si potesse trattare. Il quotidiano mise spesso in evidenza quanto l’intransigenza di de Gaulle fosse riuscita, fino ad un certo momento della crisi, a vanificare la buona volontà dei Cinque, ciò al fine di eliminare qualsiasi dubbio potesse ingenerarsi nell’opinione pubblica su presunte responsabilità dei partners della Francia per il protrarsi della crisi. Così facendo, il giornale attribuiva la responsabilità della stasi comunitaria unicamente ed inequivocabilmente al comportamento disfattista del Presidente della Repubblica francese.
Il quotidiano non perse occasione per segnalare ai suoi lettori la perseveranza dimostrata dai Cinque nella continua ricerca di mediazioni con Parigi. Elogiò il ministro Emilio Colombo, che, nel ruolo di Presidente di turno della CEE, aveva favorito il rafforzamento della coesione del blocco dei Cinque. Tale rafforzamento, alla fine, risultò determinante per il superamento dell’impasse. Grazie alla rinvigorita unità dei soci comunitari e alla loro diplomazia fu possibile rendere meno rigido de Gaulle, difendere ancora più efficacemente lo spirito e la lettera del Trattato di Roma e salvare la Comunità Europea da un’involuzione.
Infatti, con il compromesso del Lussemburgo si era potuta finalmente superare la crisi e mantenere in vita quel bene fondamentale rappresentato dalla CEE, da cui i popoli europei avrebbero continuato a trarre innumerevoli vantaggi.
“Il Popolo”, nel commentare il risultato della Conferenza del Lussemburgo, non si preoccupò troppo del fatto che il compromesso raggiunto dai Sei non avesse risolto del tutto il contrasto tra Parigi e i Cinque, poiché si disse convinto, facendo opera di persuasione sui suoi lettori, che il traguardo di un’Europa sopranazionale, sarebbe stato comunque, prima o poi, conseguito.
“L’Avanti”, al contrario, ritenne doveroso per i governi adoperarsi per un’immediata realizzazione di un’Europa unita e democratica da contrapporre all’Europa delle patrie propugnata da de Gaulle. Infatti, solo un’Europa sopranazionale e allargata a Paesi di lunga tradizione democratica poteva garantire benefici a tutti i cittadini comunitari.
Il quotidiano, alla luce della rottura del 30 giugno e delle seguenti azioni di boicottaggio perpetrate da de Gaulle a danno della Comunità Europea, di cui il generale voleva bloccare qualsiasi tipo di evoluzione politica, individuando nel Presidente della Repubblica francese il principale ostacolo alla realizzazione di un’Europa socialmente avanzata, incitò costantemente i Cinque ad astenersi da inutili e pericolose mediazioni con Parigi. “L’Avanti”, dunque, fu critico con quanti avanzarono proposte di conciliazione con la Francia.
Il compromesso del Lussemburgo, che pose termine alla crisi della sedia vuota, non fu giudicato dal quotidiano in modo completamente positivo perché esso procrastinava la realizzazione dell’Europa unita e democratica non essendo stato in grado di cancellare quello scontro ideologico che a giudizio de “L’Avanti” era stato alla base dello scoppio della crisi della CEE.
La crisi della CEE offrì a “Il Popolo” lo spunto per esporre all’opinione pubblica il suo pensiero politico che rifletteva quello della DC: il processo di integrazione europea doveva sì avere come traguardo il raggiungimento di un’Europa unita e sopranazionale, ma non bisognava forzare il corso della storia. Infatti, l’obiettivo di un’Europa federata sarebbe stato prima o poi ineluttabilmente conseguito.

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3 1 La crisi della sedia vuota La politica agricola, pur rimanendo una politica settoriale, costituì senz’altro il maggior campo d’azione della Comunità europea in tutto il periodo transitorio (1° gennaio 1958 – 31 dicembre 1969). 1 In mancanza di una disciplina esaustiva ed essendo contemplate nel Trattato di Roma soltanto delle linee direttrici, l’elaborazione della politica agricola comune dovette necessariamente scaturire dall’incontro delle volontà degli Stati membri. Pertanto, proprio attorno alla progettazione di questa politica, avanzò il processo concreto di costruzione, sviluppo e rodaggio degli organismi istituzionali comunitari. Tale elaborazione si dimostrò molto laboriosa: il raggiungimento di un accordo unanime tra le delegazioni dei Paesi aderenti alla CEE non fu mai semplice: le discussioni vertenti su temi agricoli generarono numerose dispute, e, poichè gli interessi in ballo erano i più svariati, quelle che dovevano essere delle brevi riunioni, si trasformarono in vere e proprie “maratone” agricole. 1 Cfr. Roberto Fanfani, “Lo sviluppo della politica agricola comunitaria”, Roma, La Nuova Italia scientifica, 1990 e cfr.Giuliana Laschi, “L’Italia e la nascita di una politica agricola comunitaria”, in Storia delle relazioni internazionali 1998/2 1999/1, Firenze, Il Maestrale

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