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L'Italia, l'Onu e la decolonizzazione

Informazioni tesi

  Autore: Giovanni Fasanella
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 2002-03
  Università: Università degli Studi di Perugia
  Facoltà: Giurisprudenza
  Corso: Giurisprudenza
  Relatore: Luciano Tosi
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 208

L'Italia, una media-potenza, ha sempre riservato particolare considerazione alle organizzazioni internazionali, nella speranza di risolvere i suoi problemi strutturali di nazione povera di materie prime e sovrappopolata. Dopo la seconda guerra mondiale a quelli tradizionali si sommano nuovi motivi di interesse per le organizzazioni internazionali (e, segnatamente per la neonata ONU), dettati soprattutto dal ridimensionamento subito dalla "potenza" italiana a seguito della sconfitta militare. Uno degli obiettivi prioritari della nuova Italia democratica è, quindi, l'ammissione all'ONU, per la quale, però, dovrà attendere fino al 14 dicembre 1955. Una delle conseguenze più immediate della sconfitta militare, e uno dei campi in cui è più evidente il ridimensionamento dell'Italia, è la perdita delle colonie che sostanzialmente avviene tra il 1941 e il 1943 con l’occupazione delle stesse da parte degli Alleati, ma formalmente solo alla fine del 1949-1950 con la decisione del loro destino da parte dell’ONU.Negli anni che intercorrono tra la perdita sostanziale e quella formale delle colonie, l’Italia si impegnerà in una battaglia per la restituzione delle stesse. Battaglia condotta anche all’ONU dove, seppur senza diritto di voto, l’Italia è ammessa ad esprimere le proprie tesi. Quali le ragioni addotte dagli uomini politici per un obiettivo così anacronistico e così poco meritevole di essere perseguito? Quali invece le ragioni profonde? Quale la posizione dell’opinione pubblica e della stampa? Ha subito modificazioni l’atteggiamento dei protagonisti di questa vicenda nell’arco di quasi sette anni?
A questi interrogativi si è cercato di fornire una risposta, privilegiando le fonti dell’epoca e, in modo particolare, la stampa specialistica. Un valido ausilio è venuto anche dal testo di Gianluigi Rossi, L’Africa italiana verso l’indipendenza.
Al termine di un lungo travaglio, nel 1949-1950, la questione delle ex colonie italiane viene risolta; per l’Italia c’è una ben magra soddisfazione: l’affidamento dell’Amministrazione fiduciaria della Somalia.
Si analizzano gli obiettivi che, secondo le affermazioni della vigilia, i rappresentanti del governo italiano intendono perseguire col mandato fiduciario e quelli che, in realtà, saranno perseguiti. Sono un’utile guida, in questa indagine, i rapporti annuali che l’Italia invia all’ONU sulla Amministrazione fiduciaria, le relazioni di alcuni degli Amministratori della Somalia, le risoluzioni dell’Assemblea generale, la stampa specialistica dell’epoca, il documentato testo di Angelo Del Boca, Gli italiani in Africa orientale. Nostalgia delle colonie.
L’Italia, dopo aver subìto la sua decolonizzazione “eterodecisa”, guarda poi alla decolonizzazione delle altre potenze coloniali, con le “mani nette” e la speranza di instaurare rapporti di tipo nuovo con le nazioni di nuova indipendenza, capitalizzando la condizione, non voluta, di Paese non più colonialista.
Ma è davvero cambiato, e se sì, come, l’atteggiamento italiano verso i popoli del Terzo Mondo? E come si concilia questa apertura verso i popoli mediterranei, arabi, africani, con la solidarietà occidentale?
Un utile banco di prova per la collocazione internazionale dell’Italia e per la sua “nuova” politica sono le crisi che si trovano ad affrontare le altre Potenze coloniali nei processi di decolonizzazione che le riguardano. Il presente lavoro prende in esame l’atteggiamento tenuto dall’Italia in due occasioni emblematiche: la crisi di Suez e la guerra di liberazione algerina.
L’attitudine dell’Italia verso la decolonizzazione, e il ruolo che essa riconosce all’ONU in questo processo, viene indagato attraverso l’osservazione del comportamento dei rappresentanti di governo, della classe politica in generale, dell’opinione pubblica italiani, così come traspare dai documenti diplomatici e dalla stampa specialistica.
Le riviste che sono state consultate sono: Relazioni Internazionali, nella sua passata veste grafica settimanale, voce ufficiosa di Palazzo Chigi; la Rivista di Studi Politici Internazionali, trimestrale, per lungo tempo diretta da Giuseppe Vedovato, deputato democristiano; Politica Internazionale, nelle annate consultate, diretta da Gian Paolo Calchi Novati; La Comunità Internazionale, trimestrale; Affrica, mensile.
Sono stati consultati, inoltre, l’Annuario della Politica Internazionale dell’ISPI e lo Yearbook of the United Nations.


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3 PREMESSA L’Italia, una media potenza, ha sempre riservato particolare considerazione alle organizzazioni internazionali, nella speranza di risolvere i suoi problemi strutturali di nazione povera di materie prime e sovrappopolata. Dopo la seconda guerra mondiale, a quelli tradizionali si sommano nuovi motivi di interesse per le organizzazioni internazionali (e, segnatamente, per la neonata ONU), dettati soprattutto dal ridimensionamento subito dalla “potenza” italiana a seguito della sconfitta militare. Uno degli obiettivi prioritari della nuova Italia democratica è, quindi, l’ammissione all’ONU, per la quale, però, dovrà attendere fino al 14 dicembre 1955. Una delle conseguenze più immediate della sconfitta militare, e uno dei campi in cui più evidente è il ridimensionamento dell’Italia, è la perdita delle colonie che sostanzialmente avviene tra il 1941 e il 1943 con l’occupazione delle stesse da parte degli Alleati, ma formalmente solo alla fine del 1949-1950 con la decisione del loro destino da parte dell’ONU. Negli anni che intercorrono tra la perdita sostanziale e quella formale delle colonie, l’Italia si impegnerà in una battaglia per la restituzione delle stesse. Battaglia condotta anche

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