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Dirigenza e spoils system

Il difficile rapporto tra politica e amministrazione nello stato liberale si presenta come tema di incredibile attualità a distanza di circa 150 anni. Le (inevitabili) contraddizioni che contraddistinguevano quel rapporto sembrano rivivere tutt'oggi in seguito alle recenti riforme della disciplina della dirigenza pubblica. Dal dlgs. 29/93 fino alla l. 145/02 le tematiche della fiduciarietà e della temporanietà degli incarchi dirigenziali sembrano confliggere con i pricipi costituzionali in materia di pubblica amministrazione, su tutti quello di imparzialità.
Attaverso un'attenta analisi dell'evoluzione legislativa e delle opinioni della dottrina si cercherà di fornire un quadro critico della situazione e di trovare una definizione per il nostro sistema, da autorevoli parti etichettato come uno "spoils system" all'italiana.

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1 PREMESSA La figura del dirigente pubblico presentava, fino ad una decina di anni fa, una sostanziale ambiguità di fondo, che traspariva in qualsiasi tentativo di regolamentazione giuridica. Difatti, da un lato, la nozione che del dirigente si aveva (e si ha ancora) nella scienza dell’amministrazione, è quella di un soggetto, posto in posizione di soprordinazione rispetto ad altri per la competenza e la professionalità riconosciutagli, il quale detiene, anche sostanzialmente, il potere decisionale e direttivo, facendosi altresì carico delle responsabilità che il reale esercizio di quest’ultimo comporta. In altre parole, nel linguaggio comune, è «dirigente» colui che è al vertice di una determinata amministrazione: il moderno manager. D’altro lato, vi è una figura specifica di dirigente, quella di dirigente pubblico, così come regolamentata e disciplinata dall’ordinamento positivo e che nulla aveva in comune con la nozione di cui sopra: si trattava di un funzionario, preposto ad un ufficio direttivo dell’amministrazione centrale, che tuttavia rimaneva in posizione di subordinazione gerarchica nel ministro titolare del dicastero. Quest’ultimo, infatti, assumeva la responsabilità sostanziale, quantomeno sul piano politico (art. 95, secondo comma, Cost.), di tutti gli atti amministrativi, anche di quelli formalmente imputabili a pubblici dirigenti. In questo senso, il concetto di dirigenza si configurava come dogmatico e rispecchiava una continua tensione tra ciò che in astratto implicava e la figura in concreto delineata dall’ordinamento.

Tesi di Laurea

Facoltà: Scienze Politiche

Autore: Roberto Tonini Contatta »

Composta da 151 pagine.

 

Questa tesi ha raggiunto 7450 click dal 07/05/2004.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.