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Costituzioni e costituzionalismo nel mondo islamico

Informazioni tesi

  Autore: Alessandro Marcadelli
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 2002-03
  Università: Università degli Studi di Bologna
  Facoltà: Giurisprudenza
  Corso: Giurisprudenza
  Relatore: Lucio Pegoraro
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 162

L’espressione “mondo islamico” evoca un concetto geografico, giacché indica un insieme territorialmente continuo di paesi che si estendono tra l’Atlantico e l’Oceano Indiano.
Ciò che rende i paesi dell’Africa settentrionale e del Vicino e Medio Oriente un unico blocco non è solo il fattore religioso, e cioè che i loro abitanti sono nella maggioranza musulmani. Il blocco si è formato anche per ragioni storiche; questi paesi sono stati parte più o meno importante dei primi imperi fondati in nome dell’Islam, trattasi, infatti, dei paesi conquistati durante la prima ondata di espansione arabo-islamica. Essi hanno costituito il califfato e, più tardi, anche dopo la cessazione del suo governo, hanno continuato a riconoscere la sua autorità.
Tra questi paesi si è così mantenuta una certa coesione che, seppure non effettiva, esprimeva le loro volontà di riconoscersi in un contesto sovranazionale. In questo modo si è conservata viva nei secoli l’idea di uno Stato arabo-islamico anche in assenza di concrete probabilità di realizzazione.
L’ideale di Stato e di comunità, già presente nel Corano e sollecitato dalla politica di Maometto, non è mai stato messo in discussione; presso i musulmani, la possibilità di potenza e di supremazia è stata quasi sempre legata alla circostanza, per tali paesi, di congiungersi in un’istituzione che, lasciando ampi margini di autonomia alle varie componenti sociali ed etniche, avrebbe facilmente realizzato quell’ideale. Il persistere di questo ideale ha avuto inevitabilmente ripercussioni politiche. Inoltre ha creato non pochi equivoci sulla attuale situazione politica ed ideologica, dovuti ad un approccio superficiale e schematico che non tiene in considerazione questa unità culturale.

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7 Introduzione. 1. Contesto. L’espressione “mondo islamico” evoca un concetto geografico, giacché indica un insieme territorialmente continuo di paesi che si estendono tra l’Atlantico e l’Oceano Indiano. Ciò che rende i paesi dell’Africa settentrionale e del Vicino e Medio Oriente un unico blocco non è solo il fattore religioso, e cioè che i loro abitanti sono nella maggioranza musulmani. 1 Il blocco si è formato anche per ragioni storiche; questi paesi sono stati parte più o meno importante dei primi imperi fondati in nome dell’Islam, trattasi, infatti, dei paesi conquistati durante la prima ondata di espansione arabo-islamica. Essi hanno costituito il califfato e, più tardi, anche dopo la cessazione del suo governo, hanno continuato a riconoscere la sua autorità. Tra questi paesi si è così mantenuta una certa coesione che, seppure non effettiva, esprimeva le loro volontà di riconoscersi in un contesto sovranazionale. In questo modo si è conservata viva nei secoli l’idea di uno Stato arabo-islamico anche in assenza di concrete probabilità di realizzazione. L’ideale di Stato e di comunità, già presente nel Corano e sollecitato dalla politica di Maometto, non è mai stato messo in discussione; presso i musulmani, la possibilità di potenza e di supremazia è stata quasi sempre legata alla circostanza, per tali paesi, di congiungersi in un’istituzione che, lasciando ampi margini di autonomia alle varie componenti sociali ed etniche, avrebbe facilmente realizzato quell’ideale. Il persistere di questo ideale ha avuto inevitabilmente ripercussioni politiche. Inoltre ha creato non pochi equivoci sulla attuale situazione politica ed ideologica, dovuti ad un approccio superficiale e schematico che non tiene in considerazione questa unità culturale. 1 M. Oliviero, La recezione del modello semipresidenziale nei Paesi arabi, in L. Pegoraro, A. Rinella (a cura di) Semipresidenzialismi, n.3 dei Quaderni del Dipartimento di Scienze Politiche dell’Università degli studi di Trieste, CEDAM, Padova, 1997, pp. 253 e ss.

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