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Movimenti transfrontalieri di organismi geneticamente modificati: protocollo di Cartagena e norme dell'OMC

Informazioni tesi

  Autore: Carlo Maria Vincenzo De Naro Papa
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 2002-03
  Università: Università degli Studi di Milano
  Facoltà: Giurisprudenza
  Corso: Giurisprudenza
  Relatore: Tullio Treves
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 200

La tesi esplora in quale modo il diritto internazionale affronta il problema posto all'ambiente dal commercio internazionale di organismi geneticamente modificati: il protocollo di Cartagena, strumento di diritto internazionale dell'ambiente, vuole porre dei vincoli ai movimenti internazionali degli OGM, mentre il sistema degli accordi dell'Organizzazione Mondiale del Commercio (OMC o WTO) preme per garantire la totale libertà di movimento, almeno finchè non verranno provati scientificamente dei danni per l'ambiente. E' il principio di precauzione a spingere gli Stati ad aderire al protocollo di Cartagena, mentre il principio di sostanziale equivalenza sostenuto in seno all'OMC li porterebbe nella direzione contraria.

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CAPITOLO 1: INTRODUZIONE 1 Il problema del commercio internazionale degli organismi geneticamente modificati Questo lavoro si occupa di un tema che di recente è divenuto di grande attualità: il commercio internazionale di organismi geneticamente modificati (OGM). Per comprendere perché gli OGM siano ritenuti rischiosi per l’ambiente e dunque richiedano una regolamentazione particolare rispetto ai prodotti tradizionali è necessario introdurre alcune nozioni scientifiche relative alle loro caratteristiche specifiche. Innanzitutto, gli organismi geneticamente modificati contengono all’interno del loro DNA un gene inserito artificialmente mediante le moderne tecniche di ingegneria genetica. La particolarità di questa operazione consiste nel fatto che il gene inserito appartiene ad una specie diversa da quella di destinazione; in sostanza, vengono superate le barriere esistenti tra le specie e vengono creati organismi nuovi (vale a dire, non esistenti in natura) e transgenici 1 . La direttiva 2001/18/CE 2 fornisce una definizione di organismo geneticamente modificato che si concentra sulla caratteristica descritta: “Un organismo, diverso da un essere umano, il cui materiale genetico è stato modificato in modo diverso da quanto avviene in natura con l'accoppiamento e/o la ricombinazione genetica naturale”. Nel corso dell’evoluzione dell’agricoltura, l’uomo ha sempre cercato di migliorare il prodotto coltivato, mediante le tecniche tradizionali, come la selezione delle piante aventi i caratteri desiderati o l’ibridazione; l’ingegneria genetica permette di spingersi oltre, modificando direttamente il DNA del prodotto per inserire le caratteristiche volute, servendosi di materiale genetico presente in specie assai diverse e lontane da quella che si sta modificando: ad esempio, nel BT corn, il mais transgenico, è inserito il gene di un batterio (usato anche come insetticida biologico, il Bacillus Thuringiensis) 1 Per una ampia discussione sul tema v. MACKENZIE R., BURHENNE-GUILMIN F., LA VIÑA A., WERKSMAN J., in cooperazione con ASCENCIO A., KINDERLERER J., KUMMER K., TAPPER R., An explanatory guide to the Cartagena protocol on biosafety, Gland – Oxford, 2003, p. 5 ss. (reperibile all’indirizzo pdf.wri.org/biosafety_guide.pdf). 2 Direttiva 2001/18/CE del parlamento europeo e del consiglio del 12 marzo 2001 sull'emissione deliberata nell'ambiente di organismi geneticamente modificati e che abroga la direttiva 90/220/CEE del Consiglio, in GUCE L106, 17/4/2001, p. 1-38, v. infra, cap. 3 par. 24.

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