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La posizione istituzionale della CONSOB e i suoi poteri di normazione secondaria

Informazioni tesi

  Autore: Filippo Durante
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 2002-03
  Università: Libera Univ. Internaz. di Studi Soc. G.Carli-(LUISS) di Roma
  Facoltà: Giurisprudenza
  Corso: Giurisprudenza
  Relatore: Mario Bessone
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 349

La collocazione istituzionale della CONSOB ed i suoi poteri di regolamentazione rappresentano l’archetipo di una nuova geografia dei poteri.
L’essere istituzionale della CONSOB e la sua potestà di rule making sono il crocevia di interessanti prospettive: il rapporto tra Stato e mercato; l’evoluzione da uno Stato imprenditore ad uno Stato regolatore; il “riposizionamento” di diritto pubblico e diritto privato; l’impatto della globalizzazione; la nuova sistematica delle fonti; la separazione o il bilanciamento dei poteri; l’inquadramento delle Autorità indipendenti nella costellazione dei poteri; i problemi connessi alla loro legittimazione democratica; la messa in discussione della sovranità popolare.
A questi interrogativi si è cercato di rispondere, in un contesto storico in cui è particolarmente acceso il dibattito circa le finalità della vigilanza e circa le soluzioni istituzionali e regolatorie maggiormente adeguate a sviluppare i mercati finanziari e a tutelare l’informazione degli investitori.
Nel primo capitolo si contestualizza il potere normativo della CONSOB nel policentrismo delle sedi che costituiscono oggi fonte del diritto: si evidenzia l’impossibilità di compiere una ricognizione dell’assetto normativo sulla base del solo criterio gerarchico; si fa riferimento al processo di “decodificazione” e alla tendenza alla detronizzazione della legge. Si sottolinea, inoltre, la miopia di un osservatore che oggi pretenda di considerare solo le fonti stricto sensu, disconoscendo la presenza di una moltitudine di formanti che – sebbene non producano norme – paradossalmente hanno anch’esse “valenza normativa”. Si constata, ancora, un processo di privatizzazione delle formanti, caratterizzato da un, seppur lento, emergere di fenomeni di autoregolamentazione. Un’attenzione speciale è dedicata, infine, alla dimensione comunitaria e al Financial Services Action Plan: si riscontra, in particolare, che la cd. procedura di Lamfalussy adotta un meccanismo di “delegificazione” simile a quello immanente nel Testo Unico della Finanza.
Nel secondo capitolo si affronta, invece, il problema della natura giuridica delle Autorità indipendenti: si compie una ricognizione dei poteri che esse esercitano e ci si interroga sulle ragioni che hanno condotto al loro consolidamento; si affronta la tematica del loro ancoraggio costituzionale e si analizza la correlazione, non sempre inversa, sussistente tra indipendenza ed accountability.
Nel terzo capitolo si esamina la dimensione istituzionale della CONSOB: si riscontra l’ eterogenesi subita nel corso della sua storia trentennale, si evidenzia la sua missione e si verifica l’insufficienza dei poteri ispettivi, cautelari e sanzionatori ad essa attribuiti. Infine, sono analizzati due ambiti di giurisprudenza pretoria: il rapporto tra il diritto d’accesso ed il regime del segreto d’ufficio e la responsabilità della Commissione per omessa vigilanza sui prospetti informativi.
Nel quarto capitolo, si analizza l’architettura istituzionale concernente la vigilanza sui mercati finanziari e si elencano gli effetti positivi e negativi di un’eventuale reductio ad unitatem degli organismi di supervisione. Successivamente, si compie una ricognizione dell’assetto della vigilanza nei Paesi dell’Unione Europea: si verifica l’esperienza inglese della Financial Services Authority, ma si appura altresì che tutti gli Stati mediterranei hanno preferito un assetto basato sul pluralismo degli organismi e, in particolare, si analizza la recente legge istitutiva dell’AMF in Francia. Nel quarto capitolo, infine, viene esaminato il recente disegno di legge governativo che prevede l’istituzione dell’Autorità per la Tutela del Risparmio.
Il quinto capitolo, infine, attiene al potere normativo della CONSOB. Si esaminano i compiti della regolazione e ci si sofferma sulla tecnica della legislazione per principi, rafforzata dal TUF e dal recente decreto legislativo correttivo della riforma societaria. Successivamente, si riscontra che, in virtù della presenza di deleghe talvolta eccessivamente ampie, tende a divenire sempre più labile il confine tra i regolamenti integrativi e quelli indipendenti: confine che invece è necessario preservare, attesi i problemi di compatibilità costituzionale dei regolamenti indipendenti in una materia coperta da riserva di legge. Si analizzano i diversi strumenti normativi della CONSOB ed i regolamenti sugli intermediari, sugli emittenti e sui mercati, negando che tale potere possa essere classificato come mera discrezionalità tecnica. Il capitolo si conclude con l’esame dell’intensità del sindacato giurisdizionale sui regolamenti aventi efficacia esterna e sugli atti di moral suasion e con un commento sulla recente legge che impone l’analisi d’impatto della regolamentazione sugli atti della Commissione.

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7 Capitolo Primo LE MUTAZIONI NELLA SISTEMATICA DELLE FONTI E NEGLI ASSETTI ISTITUZIONALI 1.1 LA TRASFORMAZIONE DELLE FONTI TRADIZIONALI: COSTITUZIONE E LEGGI 1.1.1 Complessità del sistema delle fonti Il sistema delle fonti non può essere imbalsamato e, dunque, è soggetto più o meno marcatamente alle modificazioni della realtà e dei rapporti istituzionali e sociali. E’ circostanza ormai riconosciuta che il sistema delle fonti ha subìto negli ultimi anni una profonda eterogenesi, caratterizzata non solo dalla decodificazione 1 , ma anche dalla “complessificazione” 2 delle formanti giuridiche, dall’accresciuto rilievo di soggetti privati e semi-privati e dalla caratterizzazione transnazionale che ha fortemente relativizzato l’idea statolatrica di un sistema delle fonti verticistico. La sovranità dello Stato è erosa 3 , dall’alto, da parte dell’ accresciuta interdipendenza dei rapporti e dall’istituzione di soggetti regionali come l’Unione Europea e, dal basso, da parte dell’autonomia degli Enti Locali. Allo stesso modo il sistema delle fonti tradizionale vive una metamorfosi e risulta sempre più “schiacciato” da spinte che provengono dall’alto (la “legislazione” comunitaria, il diritto internazionale, la lex mercatoria globalizzata, la creazione normativa di soggetti “multinazionali” a cavallo tra il pubblico ed il privato) e dal basso 4 (la normazione delle Autorità indipendenti, l’accresciuta potestà legislativa regionale, la creazione giurisprudenziale) 5 . La stessa idea di un sistema di fonti tradizionale 1 N. IRTI, L’età della decodificazione, terza edizione, Milano 1990 2 N. LUPO, Dalla legge al regolamento, Bologna 2003, p. 401 3 S. CASSESE, La crisi dello Stato,Bari, 2002, p. 4, il quale sostiene che “la crisi dello Stato coinvolge la perdita di unità del maggiore potere pubblico al suo interno e la sua perdita di sovranità verso l’esterno”. 4 In realtà, almeno per la legislazione regionale, è possibile solo in chiave storica sostenere che essa erode “dal basso” la legislazione statale, trattandosi oggi di equiordinazione. 5 Un pluralismo che rispecchia la complessità e la laicità della società contemporanea e che rende paleolitica l’osservazione di F. CAMMEO – citato da N. LUPO, Dalla legge al regolamento, Bologna, 2003 - il quale, all’inizio del secolo scorso, fotografava “il modo di essere e di agire dello Stato costituzionale italiano”, come “regolato da due specie di norme…Le prime son dette le leggi, le seconde regolamenti”. Certamente il panorama delle formanti del diritto è oggi più affollato e più problematico di quello presente qualche decennio fa, e l’accentuato pluralismo può

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