Questo sito utilizza cookie di terze parti per inviarti pubblicità in linea con le tue preferenze. Se vuoi saperne di più clicca QUI 
Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie. OK

L'origine del movimento sindacale in ferrovia e l'Italia post-unitaria

Il periodo che vide realizzarsi l'Unità d' Italia fu quello che in campo ferroviario vide il determinarsi una vera e propria rivoluzione. Dal carattere locale e di ristretta utilià dello sviluppo ferroviario italiano si passò ad una concezione più centrale, poichè realizzata l'unità territoriale si prospettavano progetti tendenti a congiungere i vari stati italiani tra di loro. In merito al periodo preso in esame i ferrovieri vennero generalmente considerati lavoratori privilegiati per una certa sicurezza sul lavoro, per il loro prestigio e anche per il livello dei salari e stipendi, almeno fino agli anni immediatamente precedenti le "Convenzioni Ferroviarie" del 1885. Dopo le cose andarono nettamente peggiorando, le varie società ferroviarie cercarono ulteriori possibilità di sfruttamento, grazie anche alla stampa vicina al mondo finanziario che sviluppò una campagna sulla necessità di utilizzare razionalmente i troppi ferrovieri. Alla fine del 1888 le condizioni salariali e normative erano giunte ad un livello giudicato insopportabile dai lavoratori, mentre la disciplina si faceva sempre più dura. In breve tempo si determinò un diffuso malcontento elemento che sarà alla base delle future lotte e che solleciterà la nascita delle organizzazioni dei ferrovieri, dapprima spontanee come le loro agitazioni, dettate dalle necessità primarie di vita, senza un futuro costruttivo nè minimamente concertate tra i lavoratori o con altro referente, poi invece organizzate e di massa, con lo scopo del miglioramento sociale di tutti i lavoratori, non solo dei ferrovieri, cardine sul quale improntare ogni tipo di battaglia.

Mostra/Nascondi contenuto.
1 INTRODUZIONE I ferrovieri non sono uomini come gli altri, non sono lavoratori come gli altri. Quelli di loro che svolgono mansioni prettamente tecniche, assunti perché proprio eccellenti specializzati, si distinguono in maniera completa dai comuni operai d’officina; analogamente, quelli che lavorano negli uffici, con carte e penna, si differenziano dagli impiegati in genere, dei quali tuttavia essi hanno l’appartenenza. Se si domanda loro quale professione esercitano, tutti indistintamente fino all’ultimo degli agenti rispondono “il ferroviere”. Così si esprimeva l’accademico di Francia Daniel Rops per indicare l’orgoglio professionale che caratterizzava i lavoratori delle strade ferrate, sia gli amministrativi (circa il 10% del totale) sia i numerosi tecnici che svolgevano il proprio lavoro ai vari livelli della scala gerarchica. La qualifica di “tecnico” in ferrovia deve essere considerata nella sua accezione più ampia, comprendendo non solo, ingegneri, geometri, disegnatori ecc., ma anche tutte le maestranze delle officine e soprattutto gli addetti ai treni.

Tesi di Laurea

Facoltà: Scienze Politiche

Autore: Antonella Ceccacci Contatta »

Composta da 223 pagine.

 

Questa tesi ha raggiunto 1341 click dal 10/06/2004.

 

Consultata integralmente 2 volte.

Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.