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'La filosofia oggi': Merleau-Ponty a partire da Husserl e da Heidegger nel corso dal Collège de France del 1958-59

Informazioni tesi

  Autore: Christian Ridon
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 2003-04
  Università: Università degli Studi di Milano
  Facoltà: Lettere e Filosofia
  Corso: Filosofia
  Relatore: Mauro Carbone
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 364

“l’essere è un vapore” , ed il mondo è piatto, privo di “rilievo”, “specchio che non riflette più nulla, superficie unica dei ‘fatti’, del misurabile e dell’indifferente” . Così durante il corso al Collège de France del 1958-59 intitolato La filosofia oggi, Maurice Merleau-Ponty stigmatizza la decadenza in cui è precipitato il pensiero filosofico ai giorni nostri. Deciso ad indagare e possibilmente porre freno a questa crisi con tutti i mezzi a sua disposizione, il francese si accorge di non compiere un tentativo del tutto isolato. Due altri filosofi contemporanei hanno avvertito questa situazione, si son posti il problema di come la filosofia possa misurarsi con lo stato di non filosofia imperante ed hanno saputo anche elaborare originali proposte per un suo potenziale riscatto. Costoro sono i tedeschi Edmund Husserl (1859-1938) e Martin Heidegger (1889-1976), cui abbiamo dedicato rispettivamente il primo ed il secondo dei capitoli del nostro elaborato.
Costante interrogativo cui abbiamo sottoposto il pensiero dei tre Autori è stato quello sull’identità della filosofia. Ben presto ci siamo accorti che la loro riflessione si configura come un radicale, serio, “ritorno all’ontologia” . Sinteticamente, i suggerimenti più preziosi offerti dalla riflessione di E. Husserl sono stati l’indicazione da un lato di quale debba essere l’orizzonte d’indagine della filosofia (Lebenswelt), dall’altra di quale metodo sia più indicato (fenomenologico-descrittivo). In una parola, il filosofo di Grossnitz ha sancito il primato dell’Erfahrung come terreno fecondo dell’indagine filosofica.
Per quanto riguarda invece Martin Heidegger, preziosa è in modo particolare l’indicazione dell’Essere come “la cosa più degna d’indagine” per una filosofia che voglia essere davvero tale. È un Essere, quello heideggeriano, “essenzialmente più lontano di ogni ente” ma sempre in qualche rapporto con esso, è “misterioso, la semplice vicinanza di un dominare non invadente” . Utile alla descrizione di che esso sia è la nozione di differenza ontologica, che sancisce tanto l’irriducibilità quanto l’indissolubilità fra Essere ed ente. Voler rispondere a cosa esso sia, è come “voler cogliere l’inafferrabile” : “φύσις χρύπτεσθαι φιλει”, diceva Eraclito. Esso “non è [l’] occasione di [un] ‘problema’, (…) è segreto o mistero” “inesauribile” . Il suo ‘darsi’ obbedisce ai criteri dell’ά-λήθεια. Per esprimere tutto ciò Heidegger elabora due particolari scritture della parola Essere: Seyn o Sein barrato.
A compimento della riflessione dei due filosofi tedeschi ci sembra essersi collocato il contributo di Maurice Merleau-Ponty, capace di seguire una rotta di pensiero fedele ma anche originale tanto rispetto ad Husserl quanto rispetto ad Heidegger. Centrale ci è apparsa la nozione di carne, trama sensibile che lega il soggetto, le cose e l’Essere in un originario rapporto di co-appartenenza, la cui esplicitazione la filosofia deve avere di mira più di ogni altra cosa.
Abbiamo provato a chiederci ‘che cos’è la filosofia?’, dunque, a partire da questi tre Autori. La conclusione cui siamo giunti è che essa consiste in una instancabile quanto inesauribile domanda verso questo Essere carnale. Nasce dallo stupore, e la sua natura permane enigmatica anche a chi ne fa esercizio dopo lunghi anni.
Una nuova concezione di soggettività abbiamo potuto scorgere maturare nel pensiero dei tre Autori presi in considerazione. L’aspetto più significativo è il fatto che non si può parlare di ‘soggetto’ senza far menzione dell’‘Essere’. Essi stanno in un rapporto inestricabile fra loro. La soggettività si configura dunque come “cavità (creux)” , non ricettacolo, in cui all’Essere è dato rivelarsi.
Espressione più immediata e comune di ciò è il linguaggio. Se Heidegger lo vedeva come “casa dell’Essere” , Husserl e Merleau-Ponty ne hanno sottolineato in modo particolare la radice sensibile. In esso si rivela, come sullo schermo di un cinematografo , l’esperienza del nostro contatto con l’essere carnale. La filosofia è λόγος in azione, dove la parola greca rivela una recondita co-appartenenza fra l’essere, il pensiero ed linguaggio.
Ma qui siamo tornati all’origine del pensiero filosofico occidentale, a conferma di quanto Merleau-Ponty scriveva negli ultimi anni della sua vita allorché presentiva di essere in cammino su quella strada attraverso cui la filosofia “rinascerà e reinterpreterà (…) il proprio passato di metafisica – che non è passato”.

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7 Introduzione “la filosofia (…) per realizzare il suo voto di radicalismo (…) dovrebbe assumere come tema quel cordone ombelicale che la collega sempre all’Essere, quell’orizzonte inalienabile dal quale essa è da subito circondata, quella iniziazione preliminare sulla quale essa tenta vanamente di ritornare, dovrebbe (…) solo arretrare per vedere il mondo e l’Essere, o anche metterli tra virgolette come si fa per le parole di un altro, lasciarli parlare, mettersi in ascolto” 1 (M. Merleau-Ponty) 1 M. Merleau-Ponty, Le visibile et l’Invisible, testo stabilito da Claude Lefort, Éditions Gallimard, Paris 1964, tr. it. di A. Bonomi, nuova edizione italiana a cura di M. Carbone, Il visibile e l’invisibile, Studi Bompiani, Milano 1993, 1999 2 , pp. 126-127.

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