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La tutela successoria del convivente more uxorio

La convivenza more uxorio è una realtà che nella società odierna sta acquisendo una crescente diffusione. Molte coppie scelgono di convivere e di avere anche dei figli senza sposarsi. A fronte di un numero sempre maggiore delle famiglie di fatto, non corrisponde però una tutela normativa di questo fenomeno in Italia.
In particolare, non esiste in Italia, una tutela successoria del convivente superstite. È un problema di non poca importanza, perché è molto avvertita l’esigenza di tutelare chi ha convissuto per lungo tempo con il proprio partner. Spesso chi decide di convivere non si preoccupa di garantire economicamente il futuro del proprio partner quando egli avrà cessato di vivere.
Lo scopo di questo studio è cercare di colmare questa lacuna normativa e di offrire strumenti idonei ai conviventi per regolare gli aspetti successori derivanti dalla loro unione di fatto, specialmente a tutela del cosiddetto partner debole. Si vuole evitare che a seguito di una relazione stabile e duratura colui che ha convissuto come marito o come moglie resti senza tutela; a differenza del coniuge, per il quale l’ordinamento prevede espressamente il diritto a una quota del patrimonio del de cuius.

Nella prima parte sarà analizzata la famiglia di fatto, i suoi contenuti e le differenze con la famiglia legittima. Verranno segnalati i richiami normativi della famiglia di fatto e alcune delle sentenze che l’hanno presa in considerazione. Saranno poi analizzati i rapporti personali e patrimoniali tra i conviventi.

La seconda parte tratterà l’oggetto principale di questo lavoro, cioè la tutela successoria del convivente more uxorio.
Nel secondo capitolo sarà messo in evidenza il fatto che il convivente non è erede legittimo e conseguentemente di come, a differenza del coniuge, non abbia diritto ex lege a una quota del patrimonio del partner defunto.
Il terzo capitolo si occupa di vedere quali istituti giuridici sono utilizzabili per tutelare il convivente in caso di decesso del partner. Verranno presi in considerazione il testamento e gli strumenti alternativi ad esso elaborati dalla dottrina. Particolare attenzione verrà prestata poi alla tutela del bisogno abitativo del convivente superstite e alla sua aspettativa di vedersi riconosciuto il diritto di continuare ad abitare nella residenza familiare in cui si è svolta la convivenza more uxorio.

La terza parte è dedicata ad un’ analisi comparativa delle normative europee che altri stati hanno adottato per disciplinare le unioni di fatto, sia eterosessuali che omosessuali. Lungi dall’essere una mera elencazione delle diverse legislazioni, vuole invece essere un valido supporto per cercare di analizzare come gli altri Stati europei si sono confrontati con i rapporti di convivenza, di come li hanno regolati e di come si siano preoccupati di predisporre una tutela successoria del partner superstite.

Nella quarta parte saranno analizzati, con particolare attenzione ai profili successori, i progetti di legge presenti nel Parlamento Italiano. Essi hanno preso spunto dalle normative europee e hanno ad oggetto le diverse forme di unioni di fatto, sia tra persone di sesso opposto che tra persone dello stesso sesso.

Infine, al Capitolo 5.4, ho ritenuto opportuno provare ad applicare ad un ipotetico caso concreto ciò che è stato analizzato a livello teorico nel corso di questo lavoro. Prendendo in esame il caso di due conviventi more uxorio, vedovi e con figli avuti da precedente matrimonio, ho cercato di fornire a entrambi una tutela successoria adeguata alle rispettive esigenze, in assenza di una disciplina legislativa ad hoc.

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PREVIEW DOCUMENT TRUST Un discorso a parte merita l’istituto del trust, originario degli ordinamenti di common law, ma ora noto anche nel nostro ordinamento, grazie all’adesione dell’Italia alla Convenzione dell’Aja del 1° luglio 1985, ratificata con L. 16 ottobre 1989, n. 364, entrata in vigore il 1 gennaio 1992. E’ bene precisare che, nonostante questo recepimento, il trust, secondo un’accreditata interpretazione, non è divenuto oggetto di una disciplina positiva interna; ha una valenza di diritto internazionale privato, senza riflessi sui principi fondamentali del diritto delle successioni, e, più in generale, del diritto civile italiano. Tuttavia esso può essere utilizzato dal cittadino italiano quale struttura amorfa, caratterizzata da quei requisiti imprescindibili previsti nella citata Convenzione, restando poi libera la scelta delle parti in ordine alla specifica legge straniera cui sottoporlo. Il trust è un atto comprovato per iscritto tra vivi o mortis causa, quando dei beni vengono posti sotto il controllo di un trustee (fiduciario e amministratore) nell’interesse di un beneficiario o per un fine specifico. Secondo la Convenzione dell’Aja, il trust presenta le seguenti caratteristiche:

Tesi di Laurea

Facoltà: Giurisprudenza

Autore: Amedeo Giulio Giannotti Contatta »

Composta da 187 pagine.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.