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Rilevazione del burnout e delle strategie di coping in un campione di ausiliari socio-assistenziali

Informazioni tesi

  Autore: Alberta Notti
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 2003-04
  Università: Università degli Studi di Pavia
  Facoltà: Lettere e Filosofia
  Corso: Psicologia
  Relatore: Anna Giardini
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 128

Introduzione: La presente ricerca ha gli obiettivi di rilevare il livello di burnout in un campione di ausiliari socio-assistenziali che lavorano a domicilio e in RSA, di indagare le strategie di coping utilizzate dal campione e di verificare la presenza di eventuali correlazioni tra burnout, coping e variabili socio-anagrafiche.
Metodi: Il questionario somministrato ai soggetti comprende il Maslach Burnout Inventory, il Coping Orientation to Problems Experienced, una scheda demografica e una scheda sull’attività lavorativa con domande appositamente preparate per la ricerca. Il campione risulta costituito da 102 soggetti, di cui 53 lavorano a domicilio e 49 in RSA.
Risultati: Il livello medio di burnout è risultato essere basso per entrambi i gruppi del campione e significativamente inferiore nei soggetti che lavorano a domicilio rispetto a quelli che lavorano in RSA nella scala dell’esaurimento emotivo. Le strategie di coping che risultano utilizzate più di frequente dal campione sono la reinterpretazione positiva e crescita, l’attività e la pianificazione. Sono emerse correlazioni positive tra le scale dell’esaurimento emotivo e della depersonalizzazione e le strategie di esitamento, e tra la realizzazione personale e le strategie orientate al problema. Non sono state invece rilevate correlazioni significative tra il livello di burnout e le variabili socio-anagrafiche, tranne quella tra l’esaurimento emotivo e gli anni di lavoro nell’attuale attività. Infine, sono stati riportati le motivazioni della scelta di questa professione, la soddisfazione lavorativa, il supporto percepito, gli aspetti positivi e negativi del lavoro e i suggerimenti proposti dai soggetti.
Conclusioni: Il livello di burnout in questa categoria professionale appare basso, ma potrebbero rivelarsi utili interventi per acquisire modalità più efficaci di coping rispetto agli stressor lavorativi al fine di proteggersi maggiormente dal burnout.

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4 Capitolo 1 IL BURNOUT 1.1 Definizioni Il termine “burnout” è stato introdotto per la prima volta nel 1974 con la seguente definizione “uno stato di affaticamento o frustrazione nato dalla devozione ad una causa, un modo di vita o una relazione che hanno mancato di riprodurre la ricompensa attesa” (Freudenberger, 1974). Il termine burnout può essere tradotto letteralmente con cortocircuitato, scoppiato o bruciato, ma si continua a utilizzare anche in Italia l’espressione in inglese vista la scarsa efficacia e corrispondenza della traduzione italiana. Sembra che questo termine sia stato inizialmente usato nell’ambito sportivo per descrivere quegli atleti che dopo un periodo di successi si erano “esauriti” e non erano più stati in grado di portare avanti l’attività agonistica. Il termine si è diffuso molto rapidamente senza però una definizione precisa, ma coprendo una vasta gamma di fenomeni. Molti comportamenti e atteggiamenti del burnout erano già stati rilevati, ma è solo con l’introduzione di questo termine che le varie componenti sono state legate e concettualizzate in una sindrome definita. Dopo una proliferazione di letteratura prevalentemente descrittiva sull’argomento, spesso basata su storie di vita, è iniziata a partire dagli anni ’80 una fase di concettualizzazione e di ricerca empirica soprattutto grazie all’introduzione del Maslach Burnout Inventory, un questionario agile ed efficace per misurare il burnout (Maslach e Jackson, 1981). Freudenberger aveva introdotto il termine burnout per descrivere una sindrome che caratterizzava il personale di istituzioni socio-sanitarie. La sindrome del burnout, infatti, riguarda in particolare le professioni di aiuto, cioè quelle in cui si lavora sempre a contatto con utenti, come quelle di medici, infermieri, assistenti, insegnanti. Queste professioni pongono problematiche diverse dalle altre perché hanno la finalità di soddisfare bisogni e richieste di pazienti o clienti e questo implica l’utilizzo non solo di competenze tecniche, ma soprattutto il coinvolgimento di se stessi e delle proprie abilità sociali.

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