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Dinamiche dello sviluppo in Argentina (1990-2000): relativi problemi di misurazione e proposte

Informazioni tesi

  Autore: Valentina Giudice
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 2002-03
  Università: Università degli Studi di Roma La Sapienza
  Facoltà: Scienze Statistiche
  Corso: Scienze Statistiche, Demografiche e Sociali
  Relatore: Enrica Aureli
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 135

Con l’introduzione nel 1990 del concetto di sviluppo umano, basato principalmente sulle teorie sui “funzionamenti” e sulle “capacità” del premio nobel Sen Amartya, viene considerato un nuovo modo di vedere lo sviluppo prendendo in considerazione la condizione umana in totis, allontanandosi in maniera più evidente dalle teorie che consideravano le persone come mezzi (teorie sulla crescita o approccio dello sviluppo delle risorse umane) o come beneficiarie del processo di sviluppo (teorie del benessere e dei bisogni fondamentali). Lo sviluppo umano viene definito come il processo di ampliamento delle scelte della gente. Tali scelte possono essere infinite e cambiare nel tempo ma, come affermato nel primo rapporto (UNDP, 1990), a qualsiasi livello di sviluppo le tre “capacità” essenziali sono la possibilità di condurre una vita lunga e sana, di acquisire conoscenze e di accedere alle risorse necessarie ad un tenore di vita dignitoso. Se tali scelte non sono disponibili, molte altre rimangono inaccessibili. La crescita economica viene considerata un mezzo per lo sviluppo umano, tenendo sempre ben presente l’obiettivo finale che è quello di espandere le capacità delle persone rendendole artefici del proprio destino. L’esser arrivati a considerare il processo di sviluppo non più in maniera etnocentrica come una sorta di sentiero già tracciato dai Paesi sviluppati, ma considerandolo dal punto di vista multidimensionale ponendo le persone come unico obiettivo di sviluppo non è un punto di arrivo ma d’inizio. Ancora tanti sono i passi da compiere per arrivare a giungere soprattutto per i cultori della misurazione, alla definizione di un indice che sebbene non possa esaurire il concetto, possa per lo più catturare i diversi aspetti dello sviluppo di un Paese. L’ISU non ha corrisposto a tali aspettative soprattutto alla luce della realtà argentina degli anni novanta. Ma ciò che sembra un paradosso è che ancora oggi le politiche di sviluppo dei Paesi, ne è esempio l’Argentina, sono mosse da sistemi di aiuto determinati da organizzazioni come la Worldbank ed il FMI, che sebbene abbiano fatto registrare anche importanti successi (come quello che è stato definito il miracolo del sud-est asiatico) continua a proporre schemi di sviluppo basati su esperienze simili di altri Paesi senza considerare la specificità della realtà locale ed a sopravvalutare esclusivamente gli indicatori economici.
Il lavoro da me svolto è stato suddiviso in tre parti: nella prima parte viene presentato l’andamento dei principali indicatori socio-economici in Argentina relativi alla decade che va’ dal 1990 al 2000 ed un analisi delle interrelazioni che sussistono tra le diverse variabili prese in considerazione, ciò al fine di illuminare quali siano le dinamiche dello sviluppo in un’analisi territoriale. Nella seconda parte ripercorro le tappe concettuali che hanno segnato il passaggio dall’identità crescita=sviluppo allo sviluppo umano, prendendo in considerazione i relativi problemi di misurazione, soffermandomi principalmente sull’indice di sviluppo umano (ISU). Nella terza parte propongo la definizione di un indice di sviluppo ottenuto mediante l’analisi in componenti principali, ciò al fine di definire sulla base dell’esperienza specifica dell’Argentina nella decade degli anni novanta un indice che prenda in considerazione due aspetti ignorati dall’ISU: l’aspetto multidimensionale dello sviluppo ed il contributo (peso) di ogni variabile nella definizione del medesimo.
L’esercizio proposto nella terza parte di questa tesi nasce dall’esigenza di voler determinare un indice di sviluppo mediante il ricorso all’analisi statistica multivariata, poiché il valore dell’ISU proposto dall’UNDP, relativamente agli anni che vanno dal 1990 al 2000 registra una crescita costante nonostante l’analisi storico-territoriale presentata nella prima parte, sottolinei come in realtà le “capacità” delle persone siano diminuite essendo aumentato il numero di coloro che, non avendo possibilità di scelta, sono costretti ad esercitare il “mestiere di vivere

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2 1. LA CRISI ARGENTINA In accordo alla Costituzione del 1853, l’Argentina è una Repubblica Federale divisa in 23 province ed un distretto federale (Capital Federal). Tutti i poteri non espressamente attribuiti al governo sono delegati alle province, le quali sono responsabili della salute, educazione ed assistenza sociale della popolazione. Le decadi del XX secolo segnarono profondamente il Paese poiché furono spettatrici di una lunga serie di Colpi di Stato 1 alternati da brevi periodi d’amministrazione civile. Dopo un lungo periodo di rivolte civili e di stati d’assedio germinati dalla crescente crisi economica, una dittatura non desiderata e culminato con una guerra “esterna” persa, quella delle Falkland-Malvine (1982) con la Gran Bretagna, si arriva alla democrazia ed alla Costituzione nel 1983 con le elezioni vinte dal radicale Raul Alfonsin, il quale eredita un Paese eroso dall’iperinflazione ed un aumentato debito estero. Fu solo con l’arrivo di Carlos Memem nel 1989 che si ebbero le prime radicali riforme per la stabilizzazione economica 2 : privatizzazione delle 1. La Costituzione del 1853 fu sospesa più volte e, di fatto, furono violati i principali diritti civili: rapimenti ed uccisioni d’esponenti politici, di “voci” di dissenso, oppositori e critici di governo che potessero minare il potere acquisito. Si calcola che la dittatura militare del periodo 1976-1983 sia stata responsabile della sparizione di 10.000-30.000 cittadini (desaparecidos) e la conseguente “insurrezione” delle Madres de La Plaza de Mayo, le donne che con coraggio manifestavano il proprio sdegno contro le sparizioni dei loro cari (Italo Moretti, In Sudamerica, Sperling & Kupfer Editori, 2000). 2. Piano molto articolato di riforma economica sulla base delle indicazioni delle autorità monetarie internazionali (FMI e World Bank), secondo l’approccio definito “Washington Consensus”.

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