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La gestione del capitale come mezzo per la creazione di valore per gli azionisti

Informazioni tesi

  Autore: Marcello Miali
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 2003-04
  Università: Università degli Studi di Roma La Sapienza
  Facoltà: Economia
  Corso: Economia e Commercio
  Relatore: Franco Tutino
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 224

La “creazione di valore” in banca è un tema intorno al quale si registra da tempo un crescente interesse e del quale spesso si abusa al fine di generare consensi tra gli stakeholders. Eppure, a dispetto delle banalizzazioni che inevitabilmente accompagnano una formula di successo, la creazione di valore è insieme urgente e possibile e la corretta gestione del capitale ne costituisce il presupposto.
Il presente lavoro inizia distinguendo le diverse vesti che il capitale può assumere per passare poi ad affrontare le numerose motivazioni che hanno indotto questo risveglio di interesse.
La riduzione del ruolo dello Stato e degli enti locali negli assetti proprietari del nostro sistema creditizio è una di queste. L’operatore pubblico, infatti, può avere priorità diverse rispetto alla massimizzazione del profitto, e la presenza nel capitale delle banche può essere funzionale ad obiettivi socialmente desiderabili.
Inoltre l’introduzione a livello internazionale di regole di vigilanza tra le quali vi sono dei coefficienti minimi di patrimonializzazione da rispettare.
Si dev’essere in grado dunque di coniugare i vincoli imposti dalla normativa a quelli dettati dal mercato.
A simili sollecitazioni è necessario dare una risposta rapida e adeguata anche per una seconda ragione: stabilire un buon rapporto con gli investitori e con il mercato dei capitali considerato che che le operazioni sul capitale sono necessarie per dotare le banche delle risorse finanziarie richieste dall’attuale fase del settore.
La scarsa redditività delle banche italiane veniva sovente indicata come uno dei mali più radicati e radicali del nostro sistema bancario. Radicato, perché per correggerlo è necessario agire contemporaneamente su più versanti della gestione. Radicale, perché esso mina alla radice la stabilità economica e patrimoniale del sistema e rende più difficile il conseguimento di moderni meccanismi di corporate governance. È su questi fronti che si muove il proseguo del presente lavoro che mira principalmente a mostrare come l’adozione di tecniche di capital management possa contribuire in maniera determinante alla creazione di valore.
Il Secondo capitolo propone un ventaglio di alternative, adottabili peraltro anche allo stesso tempo, che il management può utilizzare avendo come obiettivo la razionalizzazione della propria struttura patrimoniale e l’ottimizzazione dell’asset side. Le motivazioni che sono alla base dell’adozione di questi strumenti sono rispettivamente la riduzione del costo del capitale e il beneficio, in termini di minore ponderazione dell’attivo secondo Basilea2, nei requisiti di capitale.
Il terzo capitolo muove invece dalla constatazione che il capitale, quale risorsa scarsa e costosa, deve essere detenuta nella giusta quantità e adoperata in maniera razionale. Per queste ragioni si sostiene che l’implementazione di un valido sistema di Capital Allocation consentirebbe di raggiungere tali scopi. All’interno del capitolo sono esposte le problematiche che un’innovazione di questo tipo porta all’interno di tutta la banca oltre che le varie scelte tra metodologie diverse di misurazione del rischio e conseguente allocazione del capitale.
L’ultima parte del terzo capitolo affronta invece i temi, strettamente connessi del costo del capitale, delle misure di performance corrette per il rischio (RAPM)e del valore aggiunto.
La creazione del valore è infatti qualcosa di diverso e ulteriore rispetto all’accrescimento dell’utile, e riguarda il raggiungimento di obiettivi reddituali al di sopra delle aspettative degli investitori.
Il capitale ha una responsabilità rilevante a tal fine. Sia la carenza quanto l’eccesso di capitale ha precisi costi economici, e non a caso, negli anni passati, diverse istituzioni anglosassoni hanno preferito restituire capitale, attraverso buy-back e dividendi straordinari, piuttosto che assumersi l’impegno di continuare a remunerarlo anche in futuro. Per tale ragione il suo utilizzo va ottimizzato, ricorrendo a tutti gli accorgimenti che la normativa e le moderne tecniche di capital managment consentono. L'adozione, da parte delle banche di sistemi di gestione orientati al mercato e volti a massimizzare il valore per gli azionisti risponde ad una forte necessità e urgenza del sistema bancario.
Tutte le scelte manageriali e strategiche inerenti il capitale, di una banca che voglia mantenersi in condizioni prospettiche di equilibrio nei nuovi contesti di mercato debbono tendere in maniera integrata e sinergica alla massimizzazione del valore.
Per sperimentare sul campo le tesi sostenute, si è compiuto uno stage della durata di 45 gg., presso la Banca Popolare Pugliese. I risultati sono a supporto delle tesi sostenute, a dimostrazione che, è utile ribadirlo, la gestione del capitale è la pietra angolare di un sistema Value Based e dunque per la creazione di valore.
Marcello Miali.

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6 INTRODUZIONE La “creazione di valore” in banca è un tema intorno al quale si registra da tempo un crescente interesse e del quale spesso si abusa al fine di generare consensi tra gli stakeholders. Eppure, a dispetto delle banalizzazioni che inevitabilmente accompagnano una formula di successo, la creazione di valore è insieme urgente e possibile e la corretta gestione del capitale ne costituisce il presupposto. Il presente lavoro inizia distinguendo le diverse vesti che il capitale può assumere per passare poi ad affrontare le numerose motivazioni che hanno indotto questo risveglio di interesse, che qui brevemente si elencano. In primo luogo, la riduzione del ruolo dello Stato e degli enti locali negli assetti proprietari del nostro sistema creditizio. L’operatore pubblico, infatti, può avere priorità diverse rispetto alla massimizzazione del profitto, e la presenza nel capitale delle banche può essere funzionale ad obiettivi socialmente desiderabili. Da ciò deriva l’apertura alla concorrenza del mondo creditizio: la globalizzazione dei mercati finanziari, rende possibile investire, talvolta senza più nemmeno rischi di cambio, in imprese bancarie estere. Last but not least l’introduzione a livello internazionale di regole di vigilanza tra le quali vi sono dei coefficienti minimi di patrimonializzazione da rispettare.

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