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Traffico internazionale di persone. Vecchie e nuove fattispecie penali tra esigenze di tassatività e di completezza di repressione del fenomeno.

Il fenomeno delle migrazioni massicce si è imposto nell’ultimo decennio all’attenzione degli Stati europei in maniera nuova ed improvvisa ed è stato affrontato nella sua drammaticità con strumenti normativi emergenziali. Tale fenomeno rappresenta la conseguenza di una pluralità di fattori concomitanti, di ordine demografico, bellico, delinquenziale, etnico, economico e religioso, ma le cause scatenanti sono riconducibile alle crescenti disuguaglianze tra i Paesi occidentali industrializzati e quelli in via di sviluppo economico o sottosviluppati e alla tendenziale instabilità politica che caratterizza alcune aree del pianeta . Il territorio italiano, in particolare, è stato ed è tuttora particolarmente esposto a diverse ondate migratorie, per la sua posizione geografica di immediata vicinanza con i paesi extraeuropei dell’area balcanica e di collegamento diretto via mare con Paesi a rischio come l’Albania, il Montenegro e la Turchia, nonché perché si presenta come meta di transito verso altri Stati, corridoio per l’ingresso illegale in Europa.
L’emergenza con cui il fenomeno è stato inizialmente affrontato ha provocato un abbassamento dei limiti di tolleranza sociale nei confronti della popolazione straniera immigrata, in conseguenza dei notevoli problemi di ordine pubblico e di sicurezza interna che inevitabilmente ha comportato. In realtà, le fattispecie di reato ascrivibili agli immigrati, spesso illegali, presenti nel nostro territorio sono espressione di una microcriminalità specialistica, giovanile e metropolitana, spesso rapportata ai bisogni di una particolare condizione di vita, caratterizzata da situazioni di marginalità e non inserimento nell’economia legale: falsità documentali, oltraggi, furti, percosse, lesioni. Tali fatti, obiettivamente di pregiudizio alle condizioni di sicurezza, provocano un diffuso allarme tra i cittadini e tale allarme è poi alimentato dall’impressione, non fondata, che gli immigrati delinquano più dei connazionali, avvalorata da esasperazioni giornalistiche e da utilitarismi elettorali di alcuni schieramenti politici. In realtà, però, i reati di maggiore gravità e con più gravi conseguenze sociali, come quelli tipici della criminalità organizzata, restano appannaggio di gruppi nazionali; lo stesso traffico di stupefacenti vede gli extracomunitari inseriti ai livelli più bassi della gerarchia criminale. Una eccezione è rappresentata dal settore della prostituzione nel quale le organizzazioni straniere hanno preso il sopravvento, spesso con vere e proprie forme di monopolio: etnie albanese, russe e centro-nord africana nella prostituzione “da strada” ed etnia cinese nella prostituzione organizzata sotto la copertura delle sale di massaggio .
L’immigrazione irregolare con i suoi effetti microcriminogeni è un problema umano e sociale che esige strategie politiche di integrazione e di accoglienza, ma che dal punto di vista criminale non riveste particolare interesse; i fatti reato connessi al fenomeno migratorio non sono altro, infatti, che le manifestazioni finali di un fenomeno criminale, che in termini generali può essere definito come “traffico internazionale di persone”. È proprio, quindi, il fenomeno della gestione dei flussi migratori a suscitare il maggiore interesse: esso rappresenta oramai un importante mercato nero e, di conseguenza, un nuovo settore di incidenza del crimine organizzato. Dal punto di vista criminologico il fenomeno è stato descritto in vari modi, ma all’interprete e, soprattutto, all’operatore del diritto occorre chiarezza nella tipizzazione delle condotte che vengono in rilievo, nonché rispondenza tra nuove realtà criminali e norme, al fine di colpire tali manifestazioni criminali nella loro completezza.

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PREVIEW Il fenomeno delle migrazioni massicce si è imposto nell’ultimo decennio all’attenzione degli Stati europei in maniera nuova ed improvvisa 1 ed è stato affrontato nella sua drammaticità con strumenti normativi emergenziali. Tale fenomeno rappresenta la conseguenza di una pluralità di fattori concomitanti, di ordine demografico, bellico, delinquenziale, etnico, economico e religioso, ma le cause scatenanti sono riconducibile alle crescenti disuguaglianze tra i Paesi occidentali industrializzati e quelli in via di sviluppo economico o sottosviluppati e alla tendenziale instabilità politica che caratterizza alcune aree del pianeta 2 . Il territorio italiano, in particolare, è stato ed è tuttora particolarmente esposto a diverse ondate migratorie, per la sua posizione geografica di immediata vicinanza con i paesi extraeuropei dell’area balcanica e di collegamento diretto via mare con Paesi a rischio come l’Albania, il Montenegro e la Turchia, nonché perché si presenta come meta di transito verso altri Stati, corridoio per l’ingresso illegale in Europa. L’emergenza con cui il fenomeno è stato inizialmente affrontato ha provocato un abbassamento dei limiti di tolleranza sociale nei confronti della popolazione straniera immigrata, in conseguenza dei notevoli problemi di ordine pubblico e di sicurezza interna che inevitabilmente ha comportato. In realtà, le fattispecie di reato ascrivibili agli immigrati, spesso illegali, presenti nel nostro territorio sono espressione di una microcriminalità specialistica, giovanile e metropolitana, spesso rapportata ai bisogni di una particolare condizione di vita, caratterizzata da situazioni di marginalità e non inserimento nell’economia legale: falsità documentali, oltraggi, furti, percosse, lesioni. Tali fatti, obiettivamente di pregiudizio alle condizioni di sicurezza, provocano un diffuso allarme tra i cittadini e tale allarme è poi alimentato dall’impressione, non fondata, che gli immigrati delinquano più dei connazionali, avvalorata da esasperazioni giornalistiche e da utilitarismi elettorali di alcuni schieramenti politici. In realtà, però, i reati di maggiore gravità e con più gravi conseguenze sociali, come quelli tipici della criminalità organizzata, restano appannaggio di gruppi nazionali; lo stesso traffico di 1 Non essendo questo lavoro la sede opportuna per un’analisi delle risposte politico- sociali approntate si rinvia per lo svolgimento di tale affermazione e di altre che seguiranno all’analisi del fenomeno presente in Coluccia A., Ferretti F., Immigrazione: nuove realtà e nuovi cittadini, Milano, 1998. 2 Pepino L, Immigrazione, politica, diritto, in Questione giustizia, 1999, 1 p.23 ss.

Tesi di Specializzazione/Perfezionamento

Autore: Fabiola De Ronzo Contatta »

Composta da 63 pagine.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.