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La pianificazione partecipativa: teorie e tecniche. Un esempio di integrazione di diversi strumenti: GioCoMo.

Informazioni tesi

  Autore: Cinzia Rinzafri
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 2002-03
  Università: Università IUAV di Venezia
  Facoltà: Architettura
  Corso: Pianificazione Territoriale, Urbanistica ed Ambientale
  Relatore: Edoardo Salzano
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 163

La presente tesi si propone di indagare sulle ragioni che hanno condotto alla rivalutazione del ruolo della pianificazione partecipata nella disciplina urbanistica, soprattutto da parte di alcuni prestigiosi istituti culturali e universitari che, riconoscendole il merito di realizzare soluzioni condivise, più efficaci e durature nel tempo, hanno sollecitato un dibattito costruttivo attorno a questo tema e ne hanno incoraggiato l’applicazione pratica. Ciò ha consentito di contestualizzare GioCoMo – strumento interattivo di consultazione e di costruzione di nuove ipotesi progettuali, elaborato per individuare quale tra i diversi tracciati di metrotranvia gode di maggiore consenso tra la popolazione comasca – nella sfera degli strumenti partecipativi applicati ai processi di trasformazione urbana e territoriale, caratterizzati da modalità operative e gradi di influenza e coinvolgimento molto diversi tra loro.
Il crescente interesse dimostrato per queste nuove forme di coinvolgimento attivo dei cittadini nei processi decisionali (per la verità accolte favorevolmente più a livello teorico che pratico, dove amministratori ed esperti rispondono ancora con diffidenza o riluttanza), oltre ad essere indotto dalle strategie inclusive e di best practice internazionali ed europee dell’ultimo decennio, nasce dalla consapevolezza che il processo di gestione del territorio è oggi fortemente in crisi, perché impreparato a governare uno scenario sempre più complesso, e soprattutto incapace di gestire i conflitti scaturiti dalla crescente richiesta dei cittadini di una maggiore considerazione delle proprie opinioni sulle iniziative politiche di cui saranno i destinatari.
Questa crisi di legittimazione del consolidato modello di pianificazione è però riconducibile anche ad un più diffuso sentimento di diffidenza e di sfiducia che ha colpito tutte le istituzioni e gli organi rappresentativi del governo, dando vita, non solo in Italia, ad una crescente disaffezione per la politica che ha portato molti autorevoli teorici ad affermare di essere di fronte ad una profonda crisi della democrazia. Si è quindi rivelato opportuno approfondire come il concetto di democrazia si sia sviluppato nel corso della storia fino alla definizione odierna e come le nuove tecnologie possano oggi contribuire alla sua diffusione e tutela.

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PREMESSA La presente tesi si propone di indagare sulle ragioni che hanno condotto alla rivalutazione del ruolo della pianificazione partecipata nella disciplina urbanistica, derivanti in particolar modo dalla crisi di legittimazione che, da più parti, si afferma sia in atto non solo nel campo dell’urbanistica ma, più in generale, nell’intero sistema istituzionale e di rappresentanza politica. La decisione di approfondire quali sono le procedure di pianificazione che si presentano come maggiormente democratiche, ha poi consentito di valutare l’utilità di una specifica tipologia di tecniche moderne (quelle telematiche) in un processo di comunicazione e di partecipazione, inquadrando, in questo contesto, un particolare strumento interattivo di consultazione e di costruzione di nuove ipotesi progettuali, elaborato per l’amministrazione di Como. Abbandonate le connotazioni più ideologiche ed istituzionalizzate del passato, il tema della partecipazione dei cittadini nei processi di trasformazione della città e del territorio, ha acquisito, nell’ultimo decennio, maggiore risalto all’interno del dibattito urbanistico e destato l’attenzione di alcuni istituti universitari e culturali che, in risposta alle strategie inclusive e di best practice europee e internazionali, hanno avviato un percorso disciplinare dai molteplici tracciati teorici e sperimentali. Tuttavia, di fronte alla proposta di adottare approcci di tipo consensuale, la pubblica amministrazione risponde quasi sempre con diffidenza e riluttanza adducendo motivazioni di carattere pratico (mancanza di risorse, iter procedurali troppo lunghi e complessi, ecc.), ma in realtà temendo che ciò comporti una perdita di potere e prestigio, nonostante i numerosi vantaggi, riconosciuti da più parti, che queste nuove modalità decisionali, se gestite adeguatamente, apporterebbero alla pratica urbanistica (tra tutti, la definizione di soluzioni condivise, conformi ai problemi sollevati dalla comunità, più efficaci e durature nel tempo). Pertanto, l’urbanistica partecipata non si pone come alternativa alla pianificazione tradizionale, ma anzi, intende restituire credibilità e fiducia ad un processo di gestione del territorio fortemente in crisi, perché impreparato a governare uno scenario sempre più complesso, morfologicamente governato dalle regole del

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