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Il mutuo ad interesse usurario

La tesi di laurea “Il mutuo ad interesse usurario” discussa da Roberto Di Napoli, il 20 Ottobre 2000, a Roma, presso la facoltà di giurisprudenza dell’Università “La Sapienza” è una dissertazione in diritto penale.
E’ evidente, pertanto, che la pubblicazione affronta la tematica di uno dei tanti modi di manifestazione del delitto di usura e, cioè, quello attraverso l’utilizzazione di tale negozio giuridico.
Dopo un primo capitolo di carattere prettamente “storico” sull’usura secondo la tradizione ebraico-biblica e sulle differenti scelte di politica criminale nel codice Zanardelli e nel codice Rocco, l’autore si sofferma sulla modifica dell’art.644 c.p. avvenuta ad opera della legge 108/1996.
Analizzando tale nuova disciplina, e dunque gli elementi costitutivi richiesti dalla fattispecie così come modificata dalla l.108/96 coi riflessi riguardanti l’elemento soggettivo, l’autore si sofferma sui problemi scaturiti dalla nuova normativa e sulle prime pronunce della giurisprudenza di merito all’indomani del mutato quadro normativo.
Le incertezze create dalla mutata normativa ed i problemi di ius superveniens per quanto riguarda, ad esempio, la punibilità per contratti di mutuo stipulati sotto il vigore della mutata disciplina (dunque, ad un tasso lecito) ed ancora in corso (con un tasso d’interesse che sarebbe divenuto usurario secondo il meccanismo dei tassi soglia introdotto), nell’Ottobre 2000 -periodo di discussione della tesi- costituivano ed hanno costituito questioni di tale importanza a tal punto che solo un decreto-legge (d.l.394/2000) e -con le immaginabili polemiche delle associazioni di consumatori- la legge di conversione n°24/2001 cd. “di interpretazione autentica” hanno definito –con il conseguente riconoscimento di legittimità da parte della Corte Costituzionale- che, ai fini della consumazione del delitto di usura e delle conseguenze di cui all’art. 1815 c.c., rileva il momento della pattuizione del corrispettivo del finanziamento e non quello successivo della dazione.
La tesi, essendo stata elaborata e discussa pochi mesi prima del menzionato decreto legge e della decisione della Corte Costituzionale, ovviamente, pur delineando detti problemi non si sofferma su tali provvedimenti.
Particolarmente interessanti sono i problemi relativi al rapporto tra anatocismo ed usura e al ruolo svolto dalle banche nella lotta contro tale fenomeno delittuoso.
L’autore, infine, analizza gli strumenti introdotti dalla l.108/96 a salvaguardia delle vittime del reato.

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4 C A P I T O L O I §.1. Motivi della contrarietà al prestito ad interesse dalla tradizione ebraico biblica fino alle moderne culture occidentali Le ragioni dell'ostilità, da secoli manifestata, nei confronti del prestito ad interesse, molto probabilmente, non vanno ricondotte esclusivamente agli aspetti negativi che lo caratterizzavano (soprattutto sotto il profilo morale) e sotto i quali veniva valutato, nello sviluppo della società e dell'attività commerciale, ma in motivazioni di carattere extraeconomico. La prima tradizione culturale contraria, non solo all'usura, ma, in generale, al credito ad interesse è quella ebraico- biblica, che ha influenzato sia l'area islamica sia quella cristiana. 1 Il divieto del prestito a interesse contenuto nel Deuteronomio e nel Libro dell'Alleanza è innanzitutto limitato ai soli "fratelli", ossia ai membri delle tribù di Israele, verso i quali esistevano obblighi di solidarietà. Nel capitolo 15,versi 1-5, del Deuteronomio, si trova:" Al termine di ogni sette anni celebrerai l'anno della remissione. Queste sono le norme che riguardano la remissione: ogni creditore rimetta quanto ha prestato al suo prossimo: non lo riscuota dal suo prossimo né dal suo fratello, quando sia 1 MASCIANDARO/PORTA L'usura in Italia, Egea, 1997, pag.147

Tesi di Laurea

Facoltà: Giurisprudenza

Autore: Roberto Di Napoli Contatta »

Composta da 161 pagine.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.