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Conservazione e impianti; per un approfondimento della conservazione della componente impiantistica nel patrimonio esistente

Informazioni tesi

  Autore: Kristian Fabbri
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 1997-98
  Università: Politecnico di Milano
  Facoltà: Architettura
  Corso: Architettura
  Relatore: Dezzibardeschi Marco
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 432

La tesi affronta il rapporto tra le problematiche legate alle operazioni per la conservazione dell’esistente volte alla permanenza del dato materico e la componente impiantistica presente e da inserirsi.

Gli impianti vengono considerati non solo come mezzi per soddisfare standard d’uso e di comfort, ma come uno dei fattori che contribuiscono alla permanenza dell’oggetto architettonico-“parte pulsante” della fabbrica e permettono il corretto svolgersi delle attività ospitate e quindi la permanenza dei dati materici.
***
L'elaborato è diviso in tre parti:
nella prima parte è una lettura storica degli impianti tecnici nelle abitazioni (manuali e testi tecnici) dal XIX° sec. agli anni ’80;
Nella SECONDA PARTE si fanno alcune riflessioni sul significato/ruolo degli impianti nell’esistente: l’individuazione delle problematiche legate agli impianti,considerazioni di carattere generale sul metodo d’approccio (generale e specifico), sul rilievo e il processo di conoscenza della fabbrica in funzione della componente impiantistica, specificando alcuni momenti di lettura dell’oggetto architettonico mirati ad integrare le operazioni del progetto di conservazione e di riuso.
La TERZA PARTE, ovvero la “Proposta di Prassi per il Rilievo, la Conservazione e la Messa in Opera degli Impianti Tecnici nel Costruito”, propone un metodo da seguire nelle operazioni di rilievo, conservazione e messa in opera dell’impianto.

In conclusione la tesi pone l'accento su un diverso approccio all’esistente in cui gli impianti possano essere considerati come portatori fisici dei segni del progresso scientifico del tempo che li ha voluti, costruiti e installati.

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IV premessa La tesi si propone di affrontare il rapporto tra le problematiche legate alle operazioni per la conservazione dell’esistente volte alla permanenza del dato materico e gli impianti tecnici. L’interesse al problema è stato motivato della scarsa attenzione da parte degli architetti conservatori alla componente impiantistica, nei corsi universitari, nel dibattito e nella pratica professionale, rispetto ai vincoli e delle difficoltà che l’adeguamento tecnologico comporta negli interventi di conservazione e riuso. Gli impianti sono qui considerati non solo come mezzi per soddisfare standard d’uso e di comfort, ma come uno dei fattori che contribuiscono alla permanenza dell’oggetto architettonico in quanto portatori di valori e conoscenze tecnico-scientifiche legate alla costruzione, sono “parte pulsante” della fabbrica e permettono il corretto svolgersi delle attività ospitate e quindi la permanenza dei dati materici. Le tecniche del passato, oltre che risoluzione a problemi costruttivi e di cantiere, sono portatrici di valori e conoscenze legate alla cultura materiale e al luogo in cui sorge l’architettura. La tecnologia in età contemporanea risponde in maniera quasi indifferente al luogo in cui è prodotta o viene adottata, da una diffusione locale delle tecniche si è passati ad un contesto territoriale ampio ed a volte a scala sovranazionale. La componente impiantistica è portatrice dei concetti e dei prodotti della rivoluzione industriale all’interno dell’architettura che si traduce nella diffusione di determinati standard di comfort. La diffusione degli impianti è dovuta all’aumento del livello tecnologico dei prodotti ed alla semplificazione dell’uso da parte dell’utente. Il processo di sviluppo legato all’obsolescenza e sostituzione dei vecchi impianti ha portato alla perdita di informazioni su come l’architettura ha risposto al problema del comfort e alle scelte tecniche adottate per affrontarlo 1 . La sostituzione degli impianti non è detto che abbia una soluzione positiva solo con l’inserimento di un nuovo impianto, i costi aggiuntivi di messa in opera del nuovo impianto ed eliminazione del vecchio uniti alla “perdita di materia” devono indurre a pensare ad un diverso approccio all’esistente in cui gli impianti devono essere considerati come portatori fisici dei segni del progresso scientifico del tempo che li ha voluti, costruiti e installati. Gli impianti tecnici, avendo avuto nascita e sviluppo recente, che va da circa metà dell’ottocento ai giorni nostri, si pongono nei confronti della conservazione in maniera differente rispetto alla struttura muraria o alle opere di finitura che sono parte costituente della progettazione e conservazione della fabbrica “In generale, a parte alcune rare eccezioni, l’architettura dell’edificio ha recepito sempre passivamente la intromissione dell’impiantistica, senza preoccuparsi delle nuove esigenze che si venivano a manifestare da parte di questi nuovi protagonisti della costruzione. Gli impianti tecnici sono rimasti, così, molto spesso scissi dalla progettazione strutturale ed architettonica, a scapito della unitarietà e coerenza progettuale delle forme e delle funzioni dell’abitare intese nella loro globalità e la cultura architettonica contemporanea ha teso, poi, a relegare gli impianti fra i componenti edilizi di tipo complementare. 2 1 si pensi agli impianti degli anni ‘50 e ’60 e agli impianti e apparecchi di utilizzazione in termini di design e arredo. 2 Da A.Pasta “Ristrutturazione ed impianti” Roma, Edizioni Kappa, 1982

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Parole chiave

conservazione impianti
fisica tecnica ambientale
impiantistica
recupero impianti
restauro impianti
sostenibilità

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