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Ascanio Amalteo e la riforma forestale del 1792 nel Trevigiano

Informazioni tesi

  Autore: Fabrizio Bertino
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 2002-03
  Università: Università degli Studi di Padova
  Facoltà: Scienze Politiche
  Corso: Scienze Politiche
  Relatore: Antonio Lazzarini
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 222

Lo scopo di questa tesi è quello di stilare un bilancio quanto più obiettivo possibile sull’attuazione del Piano di riforma boschiva del 1792, focalizzando l’attenzione sul Trevigiano. La Repubblica di Venezia accarezzava da diversi decenni l’idea di riassestare in maniera organica il proprio sistema forestale, ormai divenuto inefficiente e difficilmente gestibile visto che la legislazione in materia era costituita da numerose norme, per lo più frammentarie e spesso difficilmente applicabili. Tuttavia l’aspetto più grave del problema era costituito dalla mancanza di una solida burocrazia che applicasse secondo criteri di efficienza e razionalità le pur contraddittorie leggi. La Serenissima, a differenza di molte altre nazioni europee, non compì mai quella trasformazione dello Stato in senso moderno, che avrebbe implicato in primis proprio il riordino amministrativo. Quando Napoleone scese in Italia, la Repubblica era ancora uno stato oligarchico basato più sul privilegio personale che sulla certezza del diritto. Tuttavia già da alcuni decenni essa andava aprendosi alle influenze dell’Illuminismo che la spinsero, nello sviluppo della riforma, ad appoggiarsi proprio a quelle accademie agrarie che essa stessa aveva contribuito a far nascere. Così, dopo anni di tentativi falliti, si giunse finalmente al varo della riforma che, come vedremo, fu innovativa sotto molti aspetti ma altrettanto carente per altri.
Il punto di partenza della mia ricerca è stato il saggio Boschi e legname. Una riforma veneziana e i suoi esiti del professor Antonio Lazzarini, nel quale sono esposte molto chiaramente le tematiche generali relative alla riforma del 1792. Esso apre dei problemi che saranno approfonditi e verificati nel corso di questa tesi: è qui sufficiente menzionare, tra i molti, la scarsa integrazione tra politici e tecnici, la confusione di competenze tra le magistrature preposte ai boschi o anche la mancanza di finanziamenti adeguati che, come vedremo, sarà il motivo principale del fallimento del Piano per quel che riguarda la custodia boschiva. Per comprendere meglio l’impatto che la riforma ebbe con la società dell’epoca e, ovviamente, coi boschi mi sono orientato verso una ricerca d’archivio, condotta mediante lo studio approfondito di documenti inediti relativi al periodo in questione; inoltre mi sono servito di materiale di epoca precedente (catastici e relazioni su indagini boschive) per creare un nesso cronologico tra il “prima” e il “dopo”. Solo in tal modo, infatti, è possibile tracciare un trend del processo di erosione boschiva nella seconda metà del Settecento e compararlo a quello relativo agli anni ’90 del secolo.
Inizialmente mi sono soffermato sui manoscritti e sulle miscellanee esistenti nella Biblioteca comunale di Treviso, grazie ai quali ho acquisito diverse notizie relative alla persona di Ascanio Amalteo, figura centrale di questa tesi. Successivamente ho spostato le mie indagini nell’Archivio di Stato di Venezia dove ho trovato la maggior parte del materiale di studio. I fondi da me consultati sono stati principalmente “Amministrazione forestale veneta”, “Senato, Inquisitorato Arsenal” e “Ispettorato generale ai boschi”, ai quali ho affiancato l’analisi dei catastici Surian, Contarini e Gradenigo.
Le motivazioni principali che mi hanno spinto verso una tesi d’archivio sono dettate da una personale propensione verso le tematiche ambientali e la curiosità nei confronti di notizie inedite sulla storia della mia provincia di appartenenza; non va dimenticato, poi, l’interesse suscitato dall’esperienza stessa della ricerca d’archivio, per me inusuale.
Infine vorrei evidenziare i confini delle mie indagini, che si soffermano approfonditamente solo nel breve periodo che va dal 1792 al 1800 lasciando peraltro aperti alcuni dubbi e incertezze, soprattutto per quel che concerne i cinque mesi dell’esperienza democratica; a ciò si aggiunga la mia inesperienza nello svolgere tale genere di ricerche che, per quanta diligenza mi sia concessa, può essere fonte di errori ed imprecisioni.

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4 INTRODUZIONE Lo scopo di questa tesi è quello di stilare un bilancio quanto più obiettivo possi- bile sull’attuazione del Piano di riforma boschiva del 1792, focalizzando l’attenzione sul Trevigiano. La Repubblica di Venezia accarezzava da diversi decenni l’idea di riassestare in maniera organica il proprio sistema forestale, ormai divenuto inefficiente e difficilmente gestibile visto che la legislazione in materia era costituita da numerose norme, per lo più frammentarie e spesso dif- ficilmente applicabili. Tuttavia l’aspetto più grave del problema era costituito dal- la mancanza di una solida burocrazia che applicasse secondo criteri di efficien- za e razionalità le pur contraddittorie leggi. La Serenissima, a differenza di mol- te altre nazioni europee, non compì mai quella trasformazione dello Stato in senso moderno, che avrebbe implicato in primis proprio il riordino amministrati- vo. Quando Napoleone scese in Italia, la Repubblica era ancora uno stato oli- garchico basato più sul privilegio personale che sulla certezza del diritto. Tutta- via già da alcuni decenni essa andava aprendosi alle influenze dell’Illuminismo che la spinsero, nello sviluppo della riforma, ad appoggiarsi proprio a quelle ac- cademie agrarie che essa stessa aveva contribuito a far nascere. Così, dopo anni di tentativi falliti, si giunse finalmente al varo della riforma che, come ve- dremo, fu innovativa sotto molti aspetti ma altrettanto carente per altri. Il punto di partenza della mia ricerca è stato il saggio Boschi e legname. Una ri- forma veneziana e i suoi esiti del professor Antonio Lazzarini, nel quale sono esposte molto chiaramente le tematiche generali relative alla riforma del 1792. Esso apre dei problemi che saranno approfonditi e verificati nel corso di questa tesi: è qui sufficiente menzionare, tra i molti, la scarsa integrazione tra politici e tecnici, la confusione di competenze tra le magistrature preposte ai boschi o anche la mancanza di finanziamenti adeguati che, come vedremo, sarà il moti- vo principale del fallimento del Piano per quel che riguarda la custodia boschi- va. Per comprendere meglio l’impatto che la riforma ebbe con la società dell’epoca e, ovviamente, coi boschi mi sono orientato verso una ricerca d’archivio, condotta mediante lo studio approfondito di documenti inediti relativi al periodo in questione; inoltre mi sono servito di materiale di epoca precedente

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