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Discrezionalità fiscale in una unione monetaria. Il caso dell'Unione Monetaria Europea

L’adozione di una valuta comune da parte di più stati sovrani comporta la necessità di accentrare le decisioni di politica monetaria in un’unica autorità sopranazionale, mentre le politiche fiscali possono continuare a essere gestite a livello nazionale (discrezionalità fiscale).
I governi degli stati membri e la banca centrale sono i protagonisti di un gioco intertemporale in cui diventa fondamentale il costruirsi e mantenere una certa reputazione in merito al rispetto o meno delle regole fondamentali che costituiscono il “giuramento” alla base dell’unione monetaria, secondo il quale le politiche fiscali e monetaria devono essere sane e tali da promuovere una crescita non inflazionistica.
La presenza simultanea di due tavoli da gioco - interno e dell’unione – crea per le autorità fiscali nazionali il forte incentivo alla realizzazione degli interessi interni, causando l’abbandono delle politiche e degli impegni annunciati ex ante (pareggio di bilancio, finanze sane), l’adozione di comportamenti “sleali” (moral hazard) e temporalmente incoerenti e lo sviluppo di strategie di free riding, che costituiscono un equilibrio di Nash per i giocatori e esternalizzano i costi (in termini di maggior deficit e/o maggior inflazione) a livello dell’unione.
La banca centrale dell’unione, a sua volta, non è esente da problemi di credibilità e coerenza temporale, potendo decidere di salvare governi indebitati o insolventi monetizzandone il debito e generando in tal modo inflazione.
Le soluzioni a questo problema di incoerenza dinamica sono in buona parte legate all’instaurazione di meccanismi reputazionali e all’adozione di impegni vincolanti, assunti da entrambe le autorità di politica economica, che – pur limitando la discrezionalità nella conduzione delle politiche - assicurino la volontà di perseguire gli obiettivi dell’unione.
In particolare, le “regole del gioco” sono identificabili nell’indipendenza della banca centrale, nella regola credibile di non salvataggio degli stati con finanze accomodanti e nell’imposizione di vincoli fiscali credibili; nel caso dell’Unione Monetaria Europea, esse sono delineate nel Rapporto Delors, nel Trattato di Maastricht e nel Patto di Stabilità e Crescita.

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I l caso dell’Unione Monetaria Europea, perseguita in via autonoma e a prescindere dall’unione politica, presenta in sØ un alto grado di interesse per l’approfondimento delle tematiche e anche delle contraddizioni comportate da un’unione monetaria in generale. Infatti, un’unione monetaria completa tra diversi stati nazionali può essere vista come una scelta di efficienza che sfrutta i vantaggi dell’economia di scala dell’offerta di moneta, bene pubblico caratterizzato da notevoli esternalità positive. L’adozione di una valuta comune comporta come condizione essenziale l’accentramento delle decisioni di politica monetaria a livello dell’unione, dal momento che le singole banche centrali nazionali non sarebbero piø in grado di controllare la base monetaria e quindi di porsi e conseguire obiettivi di politica economica in modo autonomo. Un analogo accentramento non è invece previsto per quanto riguarda le politiche fiscali, di cui gli stati nazionali rimangono competenti. La perdita della sovranità in ambito monetario può

Tesi di Laurea

Facoltà: Scienze Politiche

Autore: Lidia Filippi Contatta »

Composta da 188 pagine.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.