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Teoria del capitale umano e offerta pubblica di istruzione

Informazioni tesi

  Autore: Carlo Mazzaschi
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 1993-94
  Università: Università degli studi di Genova
  Facoltà: Economia
  Corso: Economia e Commercio
  Relatore: Maria Caranza
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 181

L’istruzione è comunemente considerata utile ai fini della ricerca di un impiego remunerativo e del raggiungimento di un buon livello culturale. La teoria del capitale umano ha fornito la giustificazione scientifica di questo diffuso convincimento: l’istruzione, la formazione professionale, la cura della salute, la migrazione e l’acquisizione di informazioni sul mercato del lavoro accrescono le conoscenze, le capacità e, quindi, la produttività dei lavoratori ; indirettamente, ciò determina un aumento dei guadagni ottenibili. Per questo si parla di forme di investimento in capitale umano a proposito delle attività elencate: le maggiori retribuzioni costituiscono il rendimento di tale investimento. Un secondo aspetto importante riguarda il contributo del capitale umano alla crescita economica complessiva dei vari Paesi, in un’ottica di lungo periodo. L’esigenza di individuare e quantificare questo contributo scaturisce dal fatto che, in base alla sola crescita del capitale fisico, i modelli tradizionali non sono in grado di spiegare una parte consistente dell’aumento della produzione aggregata. Partendo dall’analisi della teoria del capitale umano, questa tesi si concentra poi sull’istruzione, scelta come forma principale di investimento che gli individui effettuano per accrescere la propria produttività e i propri guadagni futuri. Nel capitolo 1 è esposta la teoria del capitale umano, elaborata nei primi anni ‘60 da Theodore W.Schultz, Jacob Mincer e Gary Becker. La formulazione essenziale è stata poi completata, una decina di anni dopo, dalle formalizzazioni della funzione di produzione del capitale umano, da parte di Yoram Ben-Porath, e della funzione dei guadagni, da parte di Jacob Mincer. Il capitolo 2 è articolato in tre sezioni: la prima riguarda un’applicazione della teoria all’analisi del ruolo del capitale umano nella crescita economica. L’esposizione di questo argomento segue le diverse impostazioni metodologiche che, dagli anni ‘60 fino ad oggi, i vari autori hanno dato al problema: l’ideale percorso parte dalle stime di Schultz e Denison e giunge fino ai complessi modelli di crescita endogena, passando attraverso l’uso delle funzioni di produzione proposto, fra gli altri, da Nelson e Phelps per spiegare il contributo del capitale umano alla crescita. La seconda sezione è dedicata alle evoluzioni, ossia agli ambiti di indagine che hanno radici comuni con la teoria del capitale umano ma che si sono poi sviluppati autonomamente, perdendo progressivamente ogni legame: si tratta, in particolare, della job search theory e dell’economia sanitaria. La loro origine si può far risalire, come per la teoria del capitale umano, al supplemento del Journal of Political Economy dell’ottobre 1962 dedicato all’”Investimento in esseri umani”. In esso, infatti, sono contenuti gli articoli di George Stigler e Selma Mushkin, da cui altri autori hanno preso spunto per elaborare e sviluppare le nuove teorie. La terza sezione del capitolo 2 prende in esame le principali critiche portate alla teoria del capitale umano, soprattutto durante gli anni ‘70: si tratta delle varie versioni della screening hypothesis, della teoria dei salari di efficienza, della teoria dei mercati interni del lavoro e di una critica di stampo marxiano da parte di due autori della cosiddetta “scuola radicale”. Brevi cenni riguardano poi alcune critiche minori. Nell’ambito della screening hypothesis, la teoria dei segnali e la teoria credenzialista negano l’esistenza di una relazione positiva fra istruzione e produttività dei lavoratori; la teoria dei salari di efficienza critica, invece, la relazione fra produttività e guadagni. La teoria dei mercati interni del lavoro contesta la relazione fra età e guadagni, mentre la critica marxiana propone una spiegazione alternativa del legame fra produttività e istruzione. La seconda parte della tesi, dedicata al ruolo pubblico nell’offerta dei servizi di istruzione, è divisa in due capitoli, riguardanti uno i fondamenti teorici dell’intervento pubblico in materia scolastica e l’altro i problemi e le prospettive legati al finanziamento dell’istruzione. In base all’analisi svolta nel capitolo 3, la presenza pubblica è giustificata dall’esistenza di rendimenti sociali provenienti dall’investimento in servizi scolastici e dalle particolarità dell’istruzione come bene quasi-collettivo, o misto, e il cui consumo produce esternalità. La trattazione è condotta facendo costante riferimento alle opere di Paul Samuelson e James Buchanan, Premi Nobel per le Scienze Economiche e autori fondamentali nell’ambito dell’economia pubblica. Il capitolo 4 prende invece spunto dalla pubblicazione, nel 1992, di un rapporto dell’OCSE sul finanziamento pubblico dell’istruzione in molti dei Paesi suoi membri. Le problematiche, le possibili evoluzioni e le prospettive praticabili emerse dall’analisi dei dati dell’OCSE sono poi riferite al sistema scolastico italiano e al suo travagliato iter di riforma, tuttora in corso.

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1 INTRODUZIONE L’istruzione è comunemente considerata utile ai fini della ricerca di un impiego remunerativo e del raggiungimento di un buon livello culturale. La teoria del capitale umano ha fornito la giustificazione scientifica di questo diffuso convincimento: l’istruzione, la formazione professionale, la cura della salute, la migrazione e l’acquisizione di informazioni sul mercato del lavoro accrescono le conoscenze, le capacità e, quindi, la produttività dei lavoratori ; indirettamente, ciò determina un aumento dei guadagni ottenibili. Per questo si parla di forme di investimento in capitale umano a proposito delle attività elencate: le maggiori retribuzioni costituiscono il rendimento di tale investimento. Un secondo aspetto importante riguarda il contributo del capitale umano alla crescita economica complessiva dei vari Paesi, in un’ottica di lungo periodo. L’esigenza di individuare e quantificare questo contributo scaturisce dal fatto che, in base alla sola crescita del capitale fisico, i modelli tradizionali non sono in grado di spiegare una parte consistente dell’aumento della produzione aggregata. Partendo dall’analisi della teoria del capitale umano, questa tesi si concentra poi sull’istruzione, scelta come forma principale di investimento che gli individui effettuano per accrescere la propria produttività e i propri guadagni futuri. Nel capitolo 1 è esposta la teoria del capitale umano, elaborata nei primi anni ‘60 da Theodore W.Schultz, Jacob Mincer e Gary Becker.

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