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Il Sistema Informativo delle aziende ad Alto Contenuto Etico

Informazioni tesi

  Autore: Monica Vitali
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 1992-93
  Università: Università degli Studi di Bologna
  Facoltà: Economia
  Corso: Economia e Commercio
  Relatore: Antonio Prof. Matacena
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 159

L'idea di uno studio sulle organizzazioni non profit, è nata dalla consapevolezza che sono diverse le discipline che hanno dedicato attenzione al fenomeno, ciascuna con una propria angolazione e con propri obiettivi, ma che sono stati prevalentemente gli studiosi delle materie giuridiche e sociali, più che gli economisti e gli aziendalisti, ad impegnarsi in questi studi.

Nel presente lavoro invece si è perseguita un'altra via: pur non ignorando le diverse valenze e dimensioni del fenomeno non profit, ci si è concentrati su quegli aspetti più strettamente "aziendali", che forse sono stati per un certo periodo in ombra ma che, di fronte ai fenomeni di sviluppo, appaiono di pari dignità rispetto agli altri.
Si è voluto in questo modo avvertire del pericolo di una possibile compromissione degli obiettivi sociali di fondo dovuta alla sottovalutazione degli obiettivi strumentali ed intermedi di tipo economico, dato che, per cultura prevalente nelle organizzazioni non profit, la prospettiva economico-aziendale è sempre stata trascurata (quando non mortificata) rispetto alle altre.

L’indagine pertanto ha sottolineato la responsabilità che hanno tali organizzazioni sull'efficienza nell'utilizzo delle risorse (oltre che la responsabilità sulla legalità delle risorse ricevute e utilizzate) a dimostrare che le aziende non profit non sono estranee a qualsiasi logica di efficienza e di economicità della gestione, ma che, al contrario, non si sottraggono affatto ai principi e alle regole tipiche dell'azienda.

Così, se le organizzazioni non profit (ONLUS) sono aziende, anch'esse necessitano di un sistema di documenti chiamato ad individuare gli specifici oggetti gestionali e ad informare sugli stessi tutti i soggetti interni ed esterni interessati. Ma se le organizzazioni non profit sono aziende particolari (in quanto perseguono obiettivi diversi dalla massimizzazione del profitto), il principio della coerenza fra obiettivi aziendali, sistema informativo e rendicontazione contabile fa sì che esse abbiano bisogno di un sistema informativo e di una rendicontazione diversa da un'azienda profit.

Pertanto il riferimento privilegiato della nostra analisi è stato un'interpretazione-adattamento alle aziende non profit degli schemi dei circuiti tipici delle aziende profit, sino ad arrivare all'elaborazione di un’ipotesi di sistema rendicontazione e di comunicazione sull'attività gestionale, coerente con gli obiettivi tipici e con gli scopi conoscitivi di un'azienda non profit.

Questo fornisce una soddisfacente informazione sul duplice aspetto economico-sociale della gestione, contribuendo, come effetto indotto, allo sviluppo di una maggiore cultura aziendale all'interno dell'organizzazione, e all’acquisizione di un accreditamento esterno che faciliti l'attivazione di ulteriori circuiti di acquisizioni di risorse (contributi, donazioni, ecc..). Da quello che per cultura viene vissuto come un obbligo, possono scaturire interessanti opportunità (anche strategiche) di conoscere se stessa e di farsi conoscere dagli altri.

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1 INTRODUZIONE: ARTICOLAZIONE E OBIETTIVI DELLO STUDIO L'idea di riflettere su un concetto non nuovo, quale è quello di organizzazione non profit, è nata dalla consapevolezza delle difficoltà che si affrontano quando si cerca di interpretarne le origini, l'evoluzione, le prospettive e il ruolo, in considerazione del fatto che queste nel nostro paese hanno avuto un rapido sviluppo soltanto negli ultimi anni. Tale sviluppo tra l'altro ha trovato impreparato l'ordinamento giuridico italiano, poiché mancava in Italia una chiara definizione e regolamentazione del settore non profit, e mancava anche nel nostro ordinamento l'"organizzazione non profit" come entità autonoma e definita nei suoi confini, essendo frammentata in diverse modalità di presenza. Con le due recenti leggi nazionali, una relativa al volontariato organizzato (legge 266/91) e l'altra riguardante la cooperazione sociale (legge 381/91), si è provveduto a disciplinare due aspetti specifici del settore non profit, ovviando parzialmente alla scarna disciplina fissata dal codice civile sugli enti a scopo non di lucro (equivalenti alle non profit organizations statunitensi), rimasta ancora pressoché immutata. Oltre che ad un livello giuridico, i problemi di inquadramento del fenomeno in questione si verificano anche a livello di analisi sociologica ed economica, in quanto, anche se le organizzazioni che appartengono al "terzo settore" vengono collocate in un'area ben riconoscibile (quella che raggruppa tutte le attività che perseguono scopi di pubblica utilità che non sono riconducibili né al settore pubblico né a quello privato), non si ritrova nella nostra tradizione una definizione di queste che non sia di tipo residuale. Diverse sono le discipline che hanno dedicato attenzione al fenomeno, ciascuna con una propria angolazione e con propri obiettivi, tuttavia sono stati prevalentemente gli studiosi delle materie giuridiche e sociali, più che gli economisti e gli aziendalisti, ad impegnarsi in questi studi. Ci è sembrato invece importante sviluppare un'indagine sugli aspetti aziendali delle richiamate organizzazioni, al fine di consentire una migliore conoscenza del loro modo di operare, delle loro performances economiche e sociali, e delle loro possibilità di sviluppo. Le considerazioni che svilupperemo vanno dunque interpretate come contributo ad un dibattito su un fenomeno di una certa complessità e rispetto al quale esiste ormai una letteratura non trascurabile, la quale però si caratterizza in modo prevalente per un taglio di natura sociologica o giuridica. Nel presente lavoro si perseguirà invece un'altra via: pur non ignorando le diverse valenze e dimensioni del fenomeno non profit, ci si concentrerà su quegli aspetti più strettamente "aziendali", che forse sono stati per un certo periodo in ombra ma che, di fronte ai fenomeni di sviluppo, appaiono di pari dignità rispetto agli altri. Si vuole in questo modo avvertire del pericolo di una possibile compromissione degli obiettivi sociali di fondo dovuta alla sottovalutazione degli obiettivi strumentali ed intermedi di tipo economico, dato che, per cultura prevalente nelle organizzazioni non profit, la prospettiva economico-aziendale è sempre stata trascurata (quando non mortificata) rispetto alle altre. Nell'affrontare la nostra analisi ci siamo trovati davanti ad un problema di inquadramento del fenomeno, in quanto la dottrina economico-aziendale classica prevede la distinzione fra aziende di produzione e aziende di erogazione (distinzione che comprende, secondo alcuni autori, anche le aziende miste), anziché quella fra aziende profit e aziende non profit.

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