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Internet e Costituzione: la responsabiltà del provider

Informazioni tesi

  Autore: Katiuscia Gerini
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 1998-99
  Università: Università degli Studi di Macerata
  Facoltà: Giurisprudenza
  Corso: Giurisprudenza
  Relatore: Roberto Bin
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 95

L'obiettivo elaborato che mi accingo a discutere è stato quello di trovare una risposta al quesito: "è possibile estendere al provider di Internet la disciplina della responsabilità del direttore di stampa periodica?". Il presente studio è partito dalla descrizione di internet come emergente strumento di comunicazione; ne sono stati delineati i caratteri essenziali e i tratti salienti della sua organizzazione e dei soggetti che vi operano, al fine di comprendere come, in mancanza di un supporto normativo, il fenomeno Internet possa inserirsi nell'ordinamento giuridico italiano. L'attenzione è stata posta sul problema della responsabilità del provider per i reati commessi da terzi utenti mediante l'immissione in Rete di "contenuti critici veicolati attraverso il server da lui gestito. L'oggetto di questa indagine è stato proprio quello di analizzare l'esistenza o meno dei presupposti tecnici e giuridici per trasferire lo schema previsto dagli artt. 57 e 57/bis c.p agli illeciti commessi via Internet. Se dottrina e giurisprudenza si sono mostrate propense all'equiparazione dell'informazione telematica con quella dei mezzi tradizionali, lo stesso non può dirsi in merito all'imposizione del suddetto obbligo in capo all'Internet provider. Sebbene la giurisprudenza sembra orientata verso l'opportunità che il provider garantisca la liceità di ciò che transita sul suo server, (salvo pronuncia isolata del Tribunale di Roma, accolta con grande entusiasmo dagli operatori del settore) ostano all'imposizione di un siffatto obbligo di controllo ragioni tecnico-giuridiche e ragioni tecnico-informatiche.

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4 PREMESSA Il diritto delle comunicazioni di massa ha avuto, nel nostro paese, una matrice giurisprudenziale; forse più che in qualsiasi altro settore del diritto pubblico, in questa materia, durante tutto l'arco dell'esperienza repubblicana, la giurisprudenza (e in particolare la giurisprudenza costituzionale) ha anticipato e orientato la scelta del legislatore. Questo è accaduto con riferimento alla libertà di stampa e all'impresa editoriale (salvo l'impianto iniziale dato dalla costituente con la l. 47/1948) e in termini ancor più evidenti in relazione all'assetto del sistema radiotelevisivo. Il fatto è, che in questi settori, il legislatore è arrivato sempre con molto ritardo, dopo che la giurisprudenza costituzionale e ordinaria aveva ripetutamente indicato i valori da rispettare e gli indirizzi da seguire. Lo stesso iter rallentato, che ha percorso il legislatore nella formulazione di una disciplina organica del settore delle telecomunicazioni tradizionali, si viene ora ripetendo per la regolamentazione delle comunicazioni multimediali. La ragione di questa "inversione" dell'ordine naturale delle cose (che in un paese a diritto scritto dovrebbe essere: legge - interpretazione giurisprudenziale, e non viceversa) va ricercata, se non altro in questa materia, nella difficoltà, per il "pedale" della macchina legislativa, di tenere il passo della rapida evoluzione delle tecniche di

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Parole chiave

diritto costituzionale
internet provider
responsabilità del provider

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