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L'indebolimento permanente di un senso o di un organo nelle lesioni personali

Questo studio è iniziato con un inquadramento storico e generale delle lesioni personali, per poi specificarne meglio alcuni aspetti ed arrivare, così, all’argomento vero e proprio sul quale si è inteso approfondire: l’indebolimento permanente di un senso o di un organo.
Nel corso della trattazione, si è giunti più volte a problematiche di difficile analisi e si è cercato di fornire una spiegazione chiara, ove possibile, attraverso l’esplicazione del pensiero dei più importanti giuristi e medici legali e, molto spesso, avvalendosi di alcune tra le fondamentali sentenze sui punti di maggior interesse e sulle zone di frizione più evidenti.
Dalle risultanze desunte da questa tesi, il Legislatore appare il maggior colpevole del problema che, alcune norme, ed in particolare alcuni termini utilizzati all’interno di quest’ultime, siano inadeguate e foriere di numerosi dibattiti e scontri interdisciplinari sull’interpretazione esatta da dare alle disposizioni normative.
Il fatto di utilizzare vocaboli che evidentemente hanno un diverso significato a seconda della materia nei quali si utilizzano, doveva sicuramente essere tenuto in maggior considerazione da parte del Legislatore, il quale invece, come si è visto nelle parti di approfondimento storico, non ha probabilmente mai dato la giusta importanza a questo problema.
Un esempio lampante è senza ombra di dubbio l’utilizzo del termine generico malattia, al quale la giurisprudenza dà un significato completamente diverso da quello utilizzato in medicina generale, suo ambito naturale, e che tanti equivoci e dibattiti, mai definitivamente risoltisi, ha comportato (e comporta).

D’altronde, prendendo in considerazione la sola aggravante sulla quale verte questa tesi (indebolimento permanente di un senso o di un organo), noteremo che tutti i termini, tra quelli utilizzati, hanno dato adito a fraintendimenti e infinite discussioni.
Nelle pagine precedenti, infatti, sono state presentate alcune problematiche riguardanti l’indebolimento, del quale è stato evidenziato il problema dell’apprezzabilità e della sua difficile differenziazione, in certi casi, con il concetto di perdita (in particolare nel caso di organi plurimi, complessi e di alcuni particolari sensi e funzionalità).
Riguardanti il termine permanente, di come non si debba confondere con perpetuo, e di come sia difficile determinare la permanenza di una determinata lesione nella gran parte dei casi. Legata a questo problema, l’importante questione della malattia certamente o probabilmente insanabile, e del molto spesso arduo tentativo di differenziazione con l’indebolimento permanente (non soltanto, quindi, in quei casi limite definibili “scolastici”).
E ancora, riguardanti l’acceso dibattito sulla definizione di organo e sulla relativa interpretazione funzionale, nonché sulla differenza tra questo e il concetto di arto. In tale dibattito tantissimi, giuristi e medici legali, giudici semplici e giudici di grado superiore, hanno cercato di dare un autorevole contributo, ma molto spesso senza risultati risolutori.
Infine sul concetto di senso, molto spesso sminuito e definito pleonastico, poiché del tutto assimilabile al concetto funzionale di organo, a volte invece utilizzato per aprire questioni importanti riguardanti la possibilità di ricomprendere, nella norma dell’indebolimento, altri sensi che non siano i soliti cinque, limitati e limitanti, sensi fisiologici.
A tal proposito, non è affatto da trascurare la recente tendenza all’allargamento del concetto di funzione estetica (si vedano gli studi del Gerin), funzione non prevista in nessuna norma del codice e purtuttavia perfettamente ricomprendibilie all’interno di un’aggravante che, non avendo limiti precisi imposti dal Legislatore e paletti entro i quali restare tassativamente, si presta a notevoli allargamenti (o eccessivi restringimenti) di prospettive.

E’ certamente difficile, se non impossibile, da parte di chi scrive, avanzare concrete proposte –de jure condendo- in tema di indebolimento. Bensì, quanto sin qui esposto mi pare che eloquentemente dimostri l’opportunità, per il futuro, che il Legislatore decida di avvalorarsi maggiormente dell’aiuto e del contributo di medici legali, nella formulazione di norme riguardanti, in massima parte, l’utilizzo di termini propri delle scienze mediche.
A dimostrazione ulteriore dell’importanza di ciò, va ancora rilevato il laborioso e meritevole contributo dottrinale medico legale che, pur non avendo potuto contribuire direttamente alle stesura della norma, ha pur sempre operato attraverso l’unica strada disponibile: l’influsso sugli orientamenti giurisprudenziali.

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Capitolo 1 Introduzione: le lesioni personali 1.1 Cenni storici Nella storia dell’umanità il diritto positivo ha sempre tutelato l’integrità della persona umana ispirandosi a principi giuridici pressoché analoghi a quelli attuali. In tutte le legislazioni, inoltre, si sanziona, accanto all’integrità della persona, il grado dell’allarme sociale derivante dall’offesa arrecata. “Nella storia dell’umanità non venne mai siffatta necessità contestata; ed ormai non vi ha legge positiva, tra i popoli progrediti, che non contenga precetti severissimi, intesi alla tutela della persona umana, nelle più svariate manifestazioni della stessa, dal primo abbozzarsi dell’embrione informe nell’alvo materno, all’ultimo e lento dissolversi della decrepita compagine dell’organismo; e quanto minore è nell’individuo l’attitudine ad esercitare da se stesso la difesa dei propri diritti, altrettanto più gravi sono le sanzioni contro gli attacchi a tali diritti, appunto perché più agevole riuscendo la manomissione degli stessi, per la poca o nessuna resistenza da parte della vittima, e maggiore perciò essendo l’allarme sociale derivante dall’offesa arrecata all’impotente, più severa deve essere la repressione”. [De Rubeis R. – Digesto Italiano. Vol. 14, pag 496] Estremamente variabile, invece, il modo di intendere il concetto di lesione personale nei suoi aspetti qualitativi nonché le classificazioni dei vari tipi di danno; così la valutazione ai fini della specificazione della pena nei modi e nell’entità. E ciò in rapporto al grado di civiltà raggiunto dai popoli, all’influenza esercitata dalle diverse religioni, allo sviluppo filosofico in generale.

Tesi di Laurea

Facoltà: Giurisprudenza

Autore: Gabriele Caputo Contatta »

Composta da 231 pagine.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.