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La storia dell'America: dalla visione del buon selvaggio di Colombo all'Olocausto Americano nella letteratura attuale

''El entenado'' come trasmigrazione di due culture: il senso di appartenenza ad una nuova realtà

El entenado, opera cardine del nostro approfondimento, viene scritta nel 1983 e tradotta in italiano con il titolo L'arcano. Costituisce l'emblema dell'originalità dello scrittore dal momento che in essa possiamo leggere non solo un racconto fantastico e surreale, ma anche e soprattutto un trattato antropologico e intimo, grazie al quale Saer permette al lettore di analizzare il senso della propria esistenza.

L'opera racconta le vicende vissute da un ragazzino descritte dallo stesso protagonista ormai quasi alla fine della sua vita, il quale fa continuamente delle digressioni al passato per poter permettere al lettore di comprendere meglio il senso morale nascosto dietro le sue parole.
Figurativamente, il romanzo si suddivide in due parti che rappresentano rispettivamente il passato ed il presente, pur avendo in entrambe varie digressioni che permettono l'intrecciarsi dei due momenti storici.

Il romanzo comincia con il presente narrativo, in cui il protagonista ormai anziano fa riferimento, fin dalla prima frase, alla sua memoria affermando:

Di quelle coste vuote mi restò soprattutto l'abbondanza del cielo.93

Questa affermazione iniziale risulta quantomeno importante per l'accostamento di due opposti quali il cielo e la terra, i quali concorrono alla creazione di un rovesciamento che sarà la causa di una "cosmovisione". All'interno di questa è centrale l'incertezza della vita che fa percepire la terra come vuota, priva di sicurezze, mentre il cielo è visto come un'altra dimensione in cui troviamo tutto.

L'analessi comincia fin da subito, permettendo al lettore di ripercorrere le vicende vissute dal protagonista nel corso della sua infanzia, un'infanzia determinata dalla condizione di orfano che spinge il giovane ragazzo verso il mare, facendolo imbarcare alla volta delle "Indie". Questa sua propensione scaturisce da un senso di noia e di mal di vivere che, incrementato dalle leggende e dalle storie che nei porti venivano raccontate circa le varie avventure nei mari, incrementano questo suo bisogno di evadere alla ricerca di stimoli nuovi in ciò che si presenta come ignoto. Infatti:

L'ignoto è un'astrazione; il noto un deserto; ma ciò che si conosce a metà, che si intravede appena, è il luogo perfetto in cui far oscillare desiderio e allucinazione. Nella bocca dei marinai si mescolava ogni cosa: i cinesi, gli indios, un nuovo mondo, le pietre preziose, le spezie, l'oro, la cupidigia e la favola. Si parlava di città pavimentate d'oro, del paradiso in terra, di mostri marini che sorgevano improvvisi dall'acqua e che i marinai confondevano con le isole, fino al punto di sbarcare sul loro dorso e accamparsi nelle anfrattuosità della loro squamosa pelle di pietra. Io ascoltavo quelle voci con stupore e palpiti; credendomi, come ogni bambino, destinato a tutte le glorie e protetto da tutte le catastrofi. A ogni nuovo resoconto che ascoltavo, fosse esso felice o spaventoso, la voglia di imbarcarmi si faceva sempre più forte. 94

Il viaggio alla volta delle Indie durò circa tre mesi, periodo in cui vengono fuori tutte le credenze dell'epoca riguardanti le teorie su cosa ci fosse nel mare, ovvero mostri, sirene e altri elementi tipici della mitologia classica. Ciononostante, essi non fanno alcun incontro con creature di nessun tipo, tanto da arrivare a credere di essere i soli esseri viventi in quell'enorme distesa di colore azzurro.

Il giorno in cui finalmente avvistano terra decidono di gettare le ancore, pur rendendosi presto conto di non essere giunti nelle Indie, bensì in un mondo sconosciuto e cupo, cupo come l'animo del capitano che nel romanzo viene descritto come incatenato da un segreto che purtroppo non verrà rivelato a causa della morte dello stesso da parte degli indigeni. Una morte, questa, che rappresenta qualcosa di assolutamente truce e definitivo, scatenata nel momento esatto in cui il capitano stava pronunciando una frase con cui avrebbe probabilmente spiegato il motivo del suo sentirsi così tanto afflitto.
Il capitano, infatti, si era reso ben presto conto di aver sbagliato rotta, non raggiungendo le Indie ma un luogo inesplorato. Tuttavia, la sua redenzione non viene resa possibile dal sopraggiungere, per lui e per tutti i marinai ad eccezione del solo protagonista, dell'inesorabile morte, causata dallo scoccare di una freccia seguita da molte altre. [...]


93 J.J. SAER, op. cit. p.9
94 Ivi, p.10

Questo brano è tratto dalla tesi:

La storia dell'America: dalla visione del buon selvaggio di Colombo all'Olocausto Americano nella letteratura attuale

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Informazioni tesi

  Autore: Monia Castagnino
  Tipo: Laurea I ciclo (triennale)
  Anno: 2020-21
  Università: Università degli Studi di Firenze
  Facoltà: Lingue e Letterature Straniere
  Corso: Lingue e letterature straniere
  Relatore: Jacopo Aldighiero Caucci von Saucken
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 82

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olocausto
indigeni
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bartolomé de las casas

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