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L'elogio del surf

Anni ’90: il surf è uno "sport pulito"

Gli anni della contestazione hippy, la nascita del professionismo, l’era punk e la corrente psichedelica, furono movimenti culturali ed eventi storici che hanno inciso sul surf come, probabilmente, non hanno fatto su nessun altro sport. L’immagine dei ragazzi ribelli, che specialmente nel puritanesimo del dopoguerra si traduceva fin troppo spesso in una loro emarginazione sociale, era l’etichetta che gli era stata affibbiata e che ha accompagnato la visione di questo sport per decenni.

Negli anni '90 qualcosa nella considerazione del surf cambia, trasformandosi finalmente in uno "sport pulito", conforme a tutte le età e le generazioni, con i suoi oltre 100 anni di storia di cui tutti, adesso, possono incondizionatamente goderne il fascino. Senza dubbio, come ogni sport individuale, era caratterizzato da tantissimi stili, dal radicale al classico, al competitivo, stili personalizzati dagli atleti o imposti dalla scelta della tavola, ma quello che ora arrivava al grande pubblico era l’immagine di uno sport fresco, giovane e soprattutto ecologico, attento com’era al rispetto del mare e dell’ambiente.

Questa nuova attenzione da parte delle persone e dei nuovi appassionati non rimase indifferente alle grandi industrie produttrici di tavole che iniziarono a realizzare prodotti adatti a tutti, dal tredicenne spericolato al sessantenne cultore della storia del surf; alle grandi case di moda, che abbandonarono lo stile sgargiante degli anni '70/'80 a favore di uno più sobrio, più casual, più attento alle tendenze, ideando, soprattutto, una linea femminile per ragazze, che fino ad allora, nonostante i successi ottenuti "sul campo", erano rimaste ai margini del nuovo business.


Ma cosa stava accadendo? Perché questo cambio così radicale nei surfisti rispetto agli anni precedenti, passati a scontrarsi e ribellarsi al sistema, con la pretesa di ottenere un mondo migliore? Quel che è certo è che la società stava attraversando una nuova e più matura fase di crescita che, un po’ in contrapposizione rispetto al contesto storico in cui questa si stava verificando, si alimentava grazie al nuovo fermento culturale e allo sviluppo delle tecnologie, che permisero un’unificazione ideale e intellettuale del mondo e, soprattutto, una nuova percezione del cambiamento: la metamorfosi doveva avvenire prima di tutto in se stessi, il rinnovamento doveva essere il risultato di una maturazione interiore che partiva da una ristrutturazione del proprio essere, della persona, che è il pilastro su cui si fonda la società.
I surfisti, in anticipo rispetto alla massa, capirono per primi l’importanza di questo nuovo modo di porsi e continuarono la loro battaglia e il loro impegno sociale, con la salvaguardia, per esempio, dell’ambiente, ma lo facevano per i propri ideali di surfers e per difendere la loro passione, il loro sport ma, soprattutto, il diritto di esercitare il proprio rito nel loro spazio. Non più "ribelli senza causa", una causa ce l’avevano eccome e, forse, ora le persone lo stavano iniziando a capire.
Stavano iniziando a capire cosa significa davvero per un surfista entrare in acqua e aspettare un’onda, entrare in tube (onda dalla forma circolare, concava, cilindrica) e provare quella sensazione unica che solo esso ti può dare. Iniziarono a capire che per loro fare surf era più di un hobby, più di una passione. Essere disposti a lasciare tutto, la propria casa, il proprio lavoro, la propria vita, a volte finanche il proprio credo religioso, tutto per cercare lei, l’onda perfetta, e vivere di quel godimento, è qualcosa che va oltre la passione. E’ essenza, è sangue e salsedine che scorrono nelle vene.

La forza del surf stava gradualmente arrivando al cuore e alla mente delle persone, grazie anche ai media, alle nuove tecnologie, alle riviste, insomma grazie al progresso che caratterizzò quegli anni e che, ancora una volta, dimostrò come la convergenza tra sviluppo di tecnologie e comunicazione fosse fondamentale e strettamente connesso al progresso della società.

Questo brano è tratto dalla tesi:

L'elogio del surf

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Informazioni tesi

  Autore: Francesca Raio
  Tipo: Laurea liv.II (specialistica)
  Anno: 2009-10
  Università: Università degli Studi di Roma La Sapienza
  Facoltà: Scienze della Comunicazione
  Corso: Comunicazione d'Impresa
  Relatore: Emilio Albertario
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 188

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