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Principi generali della disciplina dei rifiuti

La nuova nozione di rifiuto

La definizione di rifiuto proposta dal legislatore italiano, evidenzia problemi interpretativi irrisolti, non consentendo una puntuale determinazione della nozione di "rifiuto". Il d.lgs 22/97, di recepimento delle direttive comunitarie sui rifiuti, riprende integralmente la definizione contenuta nella direttiva 9111 56/CEE.

L'art. 6, comma 1, lettera a), del citato decreto, afferma che: «...[è rifiuto] qualsiasi sostanza od oggetto che rientra nelle categorie riportate nell'allegato A e di cui il detentore si disfi o abbia deciso o abbia l'obbligo di disfarsi.».

La definizione, così individuata ha generato non pochi problemi interpretativi soprattutto riguardo all'interpretazione del termine "rifiuto". Il dI. 138/2002, all'art. 1442, fornisce l'interpretazione autentica della nozione di rifiuto, nel tentativo di individuare il momento in cui i residui di produzione cessano di essere considerati "rifiuti".

Partendo dalla definizione comunitaria, si individua il tempo in cui i residui cessano di essere considerati rifiuti. Ciò accade quando, i rifiuti «…possono e sono effettivamente ed oggettivamente riutilizzati nel medesimo o in analogo o diverso ciclo produttivo o di consumo senza subire alcun intervento preventivo di trattamento … ». Degno di nota, il fatto che non è previsto nessun controllo, sul riutilizzo effettivo ed oggettivo. Altro momento interpretativo, in cui i rifiuti cessano di essere tali, si verifica quando: «…possono e sono effettivamente ed oggettivamente riutilizzati nel medesimo o in analogo o diverso ciclo produttivo o di consumo dopo aver subito un trattamento preventivo senza che si renda necessaria alcuna operazione di recupero tra quelle individuate nell'allegato C del d.lgs. 22/1997.».

La norma pone in evidenza che, nel momento in cui avviene il riutilizzo (l'allegato C si riferisce alle operazioni di recupero), nello stesso ciclo produttivo o di consumo, viene meno la volontà del disfarsi. Non siamo più di fronte ad un rifiuto poiché esiste un'ulteriore possibilità di utilizzazione economica, cioè siamo di fronte ad un bene economico. Tenendo presente l'orientamento del d.lgs 22/97 verso il recupero ed il riciclaggio, l'art. 14 della I. 172/2002 sembra coerente con le finalità del decreto del "97. Il Sesto Programma d'azione per l'ambiente dell'UE "Ambiente 2010: "Il nostro futuro, la nostra scelta", sottolinea come « … i rifiuti rappresentano una perdita di risorse preziose, anche scarse, che potrebbero essere recuperate e riciclate, contribuendo così a ridurre la richiesta di materie prime vergini».

E'evidente che la definizione di rifiuto costituisce il punto essenziale di tutta la disciplina, il fine è evitare distorsioni che ostacolerebbero gli scambi, ma anche di dare certezza giuridica alle imprese. Lo stesso Consiglio Europeo, nella risoluzione del 24 febbraio 1997, ha posto l'accento sull'esigenza di una terminologia comune ed ha sollecitato ad intensificare gli sforzi per stabilire termini concordi, fondamentali per spingere l'innovazione e gli investimenti.

L'interpretazione autentica, fornita nell'art. 14 della definizione di rifiuto, ha sollevato perplessità, e non poche critiche, circa la sua compatibilità con le previsioni comunitarie, poiché detta interpretazione si configura come restrittiva, incidendo nell'ambito applicativo della disciplina. Il problema è stato sollevato dal tribunale di Terni, che ha richiesto l'intervento interpretativo della Corte di Giustizia. Lo scopo era di stabilire se la definizione di rifiuto poteva essere interpretata secondo il disposto dell'art. 14 del dI. 8 luglio 2002, n. 138, ovvero alla luce delle pregresse sentenze della Corte.

Questo brano è tratto dalla tesi:

Principi generali della disciplina dei rifiuti

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Informazioni tesi

  Autore: Angela Surricchio
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2004-05
  Università: Università degli Studi Gabriele D'Annunzio di Chieti e Pescara
  Facoltà: Economia
  Corso: Economia e Amministrazione delle Imprese
  Relatore: Giampiero Di Plinio
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 53

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