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Teresa, Marta, Nanna, Denza: il contributo di Neera e della Marchesa Colombi al rinnovamento del romanzo del secondo Ottocento

La scrittura femminile dopo l’unità

Il mercato editoriale
Nel cinquantennio, grosso modo, che va dalla proclamazione dell’Unità d’Italia alla prima guerra mondiale, prende piede anche nel nostro Paese, insieme al diffondersi della scolarizzazione a alla nascita dei giornali nazionali, una certa abitudine alla lettura continua e periodica di storie d’evasione.

Queste vicende, quasi sempre pubblicate in appendice prima, e solo successivamente in volume, svolgono un duplice compito: da un lato forniscono un divertimento ed esercitano un blando effetto pedagogico, dall’altro permettono al chiuso mondo femminile di aprirsi al secolo del «progresso» e alle nuove idee.

Sono questi gli anni in cui nasce il giornalismo moderno, che si diffonde velocemente, che ha come pubblico «il mondo dei lettori dell’intera nazione» e che aiuta la cultura italiana ad iniziare il suo processo di rinnovamento.

I letterati di quegli anni, che veramente si sentono italiani e non solo napoletani, piuttosto che lombardi, stabiliscono fra loro una fitta rete di contatti e di comunicazioni: si scambiano proposte di collaborazione, suggerimenti di pubblicare su un giornale piuttosto che su un altro. Sono professionisti, uomini e donne, legati da stima e da rispetto reciproci, che «vivono del loro lavoro, se ne lamentano ma lo amano».

Tutti si conoscono. A volte sentono amicizia, a volte rivalità, comunque sono nello stesso ambiente e hanno spesso occasione di incontrarsi, come succede a Capuana, Verga, De Roberto, Contessa Lara Marchesa Colombi, e Neera che, in quegli anni, sono a Milano e frequentano il salotto della contessa Maffei. Capuana e Neera, inoltre, sono amicissimi, si dedicano reciprocamente delle autobiografie, si scambiano «lettere affettuose e piene di confidenza».
Milano, con le sue iniziative editoriali, l’offerta di una stampa periodica tipologicamente articolata, e la presenza di organizzazioni politiche e culturali, si afferma di fatto, in quegli anni, come la città che promuove anche la presenza attiva delle donne nella produzione di una nuova cultura. Nel 1870 ha solo 200.000 abitanti, ma stampa un centinaio di giornali, fra quotidiani e periodici; è la sede delle più importanti case editrici italiane, da Vallardi a Sonzogno, da Treves a Hoepli.

Il proliferare di riviste consente nuove possibilità di guadagno agli autori che, talvolta – ma molto di rado - riescono a vivere «della propria arte» combinando i frutti della collaborazione ai giornali con i diritti d’autore, come succede a De Amicis il cui libro più famoso, Cuore, diventa un vero e proprio «best seller». Il diffondersi dei giornali fa tornare in voga la novella che nella seconda metà degli anni ’70, sostituisce il romanzo di appendice. La scelta è determinata non solo dalla considerazione che «la misura breve e conchiusa della novella permette di coniugare qualità e leggibilità» - la pienezza del testo libera dalla necessità di puntare sugli artifici della letteratura popolare per coinvolgere il lettore in una lettura a puntate – ma anche perché permette alle riviste di rivolgersi ad autori diversi (che generalmente retribuisce) e ad attrarre un crescente numero di lettori e lettrici .

Questo brano è tratto dalla tesi:

Teresa, Marta, Nanna, Denza: il contributo di Neera e della Marchesa Colombi al rinnovamento del romanzo del secondo Ottocento

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Informazioni tesi

  Autore: Valeria Frigo
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 2009-10
  Università: Università degli Studi di Verona
  Facoltà: Lettere e Filosofia
  Corso: Lettere moderne
  Relatore: Gilberto Lonardi
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 162

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Parole chiave

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