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Movimenti non conflittuali per un cambiamento: l'impegno di intellettuali musulmane.

L’Egitto e la nascita dei movimenti femministi

La storiografia individua nella spedizione di Napoleone del 1798-1799 l’evento che segna l’entrata dell’Egitto nell’epoca moderna.

È in seguito alla penetrazione europea, infatti, che la popolazione egiziana avverte pressante la necessità di rinnovare e rinvigorire la propria cultura mediante la fondazione di giornali e riviste letterarie, l’edizione di libri, attraverso viaggi in Europa finalizzati all’apprendimento di scienza, tecnica e lingue straniere.

Alla modernizzazione del paese diede un contributo essenziale anche Muhammad ‘Alī, ufficiale albanese divenuto governatore d’Egitto per il sultanato ottomano nel 1805. La sua azione di riforma nel campo educativo e culturale coinvolse anche le donne: fu lui nel 1832 a promuovere l’istituzione della Madrasat al-Hakimat, la prima scuola per ostetriche; successivamente, nel 1873 fu aperta la prima scuola elementare femminile e, un anno dopo, fu la volta della prima scuola secondaria aperta alle ragazze. (Camera D’afflitto, 2002, p. 24).

La questione dell’istruzione femminile fu al centro delle riflessioni di intellettuali egiziani come Rifā‘a Rāfi‘ al-Tahtāwī45 che nell’opera al-Muršid al-amīn li’l-banāt wa ’l-banīn (‘La guida sicura per le ragazze e i ragazzi’) del 1872 afferma come la scolarizzazione delle donne faccia s. che esse possano divenire buone compagne per i loro mariti nonché valide sostitute in caso di bisogno alle occupazioni e ai lavori dell’uomo:

"Chiede, tra l’altro, di aprire le porte dell’istruzione alle donne per farle uscire dall’isolamento del harem, dannoso per loro stesse e per la nazione: “Si deve pensare a dare un’istruzione alle ragazze cos. come si d. ai ragazzi per farle diventare delle buone compagne per i loro mariti. Le ragazze impareranno a leggere, a scrivere e a far di conto. Questo aumenterà la loro conoscenza e stimolerà la loro intelligenza […]. Questa istruzione ha per scopo di permettere alla donna, in caso di necessità, di dedicarsi alle occupazioni e ai lavori dell’uomo, secondo la sua forza e la sua capacità".

L’interesse di al-Tahtāwī per i diritti femminili anticipa il pensiero di Qāsim Amīn, considerato il pioniere della liberazione della donna. I primi decenni del secolo scorso rappresentano per l’Egitto un periodo di grande fermento culturale e intellettuale, ed è in questo periodo che nascono anche varie forme di attivismo femminile.

Al pari della questione del nazionalismo e dell’occupazione inglese, la questione dell’emancipazione della donna divenne centrale nell’epoca del risveglio egiziano. Già nel 1899 il giurista e fondatore del Nazionalismo Egiziano, Qāsim Amīn, aveva sostenuto la necessità di una riforma del sistema scolastico, che garantisse, se non la piena parità d’accesso, almeno un’istruzione di base alle donne, che consentisse loro di essere quantomeno delle buone mogli:

.. dovere della moglie – scriveva Amīn - programmare le spese della famiglia […] controllare la servitù [… ] rendere accogliente l’ambiente domestico, cosicché il marito si trovi a suo agio quando rincasa e voglia rimanervi, godendo del cibo, delle bevande e del riposo, senza desiderare di trascorre il tempo coi vicini o in luoghi pubblici. Ed è anche suo primo e importante dovere, quello di allevare i figli e di occuparsi del loro benessere fisico, mentale e morale.47 (Ahmed, 1999, pp. 182-183).

Questo brano è tratto dalla tesi:

Movimenti non conflittuali per un cambiamento: l'impegno di intellettuali musulmane.

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Informazioni tesi

  Autore: Francesca La Corte
  Tipo: Laurea liv.II (specialistica)
  Anno: 2009-10
  Università: Università degli Studi di Bologna
  Facoltà: Lettere e Filosofia
  Corso: Lingue e letteratura afroasiatiche
  Relatore: Daniele Cevenini
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 107

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