Forme socio-culturali dell'intersessualità

Laurea liv.I

Facoltà: Scienze della Comunicazione

Autore: Valeria De Lorenzo Contatta »

Composta da 104 pagine.

 

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La costruzione dell’intersessualità in prospettiva sociologica di Valeria De Lorenzo

Come accennato in precedenza (nel Capitolo 1), in riferimento ai guevedoche dominicani, se ci spostiamo tra vari contesti culturali, l’intersessualità assume dei significati diversi, talvolta opposti rispetto alla cultura tipicamente occidentale. A tal proposito è da sottolineare l’osservazione dell’antropologo Clifford Geertz, secondo cui “l’intersessualità è più di una sorpresa empirica; è una sfida” (Geertz 1983, 74). Uno dei sistemi sociali affrontati nell’ambito della teoria del botched pot geertziana, è quello dei Navaho, popolo nativo americano, stanziatosi nell’Arizona settentrionale, e in parte dei territori dello Utah e del Nuovo Messico. Secondo quanto racconta l’antropologo, i Navaho considerano l’intersessualità come una condizione anomala, ma piuttosto che suscitare orrore e disgusto, evoca in loro meraviglia e stupore. Gli intersessuali, secondo questo popolo, sono benedetti da Dio; la loro “missione” è quella di trasmettere tale benedizione agli altri. Non solo sono rispettati, ma vengono letteralmente venerati. “Loro sanno tutto…possono fare il lavoro sia delle donne che degli uomini. [...] Se gli intersessuali scompariranno, sarà la fine per i Navaho; perché loro amministrano tutte le ricchezze del paese; essi sono i leader, proprio come il presidente Roosevelt; fanno molto per il paese, sono portatori di fortuna e ricchezza”. Un'altra realtà culturale che Geertz presenta, è rappresentata dai Pokot, un popolo nilotico africano, che vive in Kenya e Uganda. Qui l’intersessualità si configura come un errore di Dio (a God’ske)(Shaw e Ardener 2005, 24).
L’intersessuale è un mostro umano, che non potrà mai diventare un vero Pokot. Non è altro che un oggetto inutile, e come tale non potrà mai ricoprire un ruolo sociale nella comunità. “La vita di un intersessuale è l’immagine finale della futilità”. (Geertz 1983, 75). Già questo studio sulle risposte culturali all’ambiguità genitale di Geertz, rivela come le percezioni e le reazioni nei confronti dell’intersessualità variano a seconda delle società e dei contesti culturali e geografici. Un altro esempio, forse più noto, che vale la pena accennare è
quello rappresentato dagli hijras dell’India. Oggi in India ci sono più di un miliardo di persone, e circa un milione e mezzo della popolazione sono eunuchi. Rappresentano il terzo sesso dell’India; anticamente erano uomini al servizio delle caste alte, che venivano letteralmente castrati per eliminare in loro qualsiasi istinto sessuale (così da lavorare a corte senza “insidiare” le donne dei potenti). Ancora oggi, nei villaggi più poveri e arretrati dell’India, molti maschi che nascono con imperfezioni e/o anomalie agli organi genitali, vengono evirati del tutto, per evitare il “disonore” di un figlio anormale. Tra gli eunuchi propriamente detti, vengono inclusi anche ermafroditi, gay, lesbiche e transessuali.