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Il turismo alpino: il caso del Trentino Alto-Adige

I processi di industrializzazione e lo sviluppo del fenomeno turistico

I secoli XVIII e XIX rappresentarono per l’Europa Occidentale un periodo di forti cambiamenti economici e sociali. Questi cambiamenti riguardarono inizialmente solo alcune nazioni dalle economie più avanzate, come la Gran Bretagna, per poi diffondersi con tempi diversi in tutto il continente e nell’America Settentrionale. Gli anni che vanno dalla seconda metà del 1700 a fine secolo, ovvero quelli della prima rivoluzione industriale, furono contraddistinti dal susseguirsi di innovazioni e invenzioni che incrementarono la quantità e la varietà dei beni prodotti.

Le attività che sperimentarono per prime i mutamenti rivoluzionari nelle tecnologie e che segnarono un momento di discontinuità rispetto al passato furono l’industria del cotone e quella del ferro. Le fondamentali innovazioni in questi settori furono sempre frutto di geniali intuizioni ad opera di singole personalità e non di studi scientifici. L’utilizzo del filatoio meccanico e della macchina a vapore costituirono i motivi principali di sviluppo economico per l’Inghilterra di fine XVIII secolo, definita l”officina del mondo”. James Watt nel 1775 perfezionò la macchina a vapore da poco inventata trasformandola in una sorgente di potenza economica sfruttabile soprattutto a livello industriale. Fu proprio la manifattura tessile ad utilizzare al meglio l’onda di queste nuove invenzioni. La sua redditività ne risultò notevolmente incrementata ponendo le basi per lo sviluppo di una produzione di massa. L’industria del ferro che andò ampliandosi in questi anni fu di grande supporto per l’evoluzione del settore dei trasporti. Il vapore rivoluzionò il sistema di comunicazione fluviale grazie alla nuova tipologia di propulsione per i battelli e fu decisivo per la diffusione delle ferrovie. La locomotiva a vapore, perfezionata da Stephenson nel 1830 con la prima tratta ferrata tra Liverpool a Manchester, divenne l’emblema della rivoluzione industriale del XIX secolo, e apportò radicali trasformazioni al sistema dei trasporti e, più ampiamente, alle dimensioni dello spazio e del tempo delle società ottocentesche. Fino ad allora la ferrovia era stata concepita come mezzo di corta percorrenza, finalizzata principalmente alle esigenze dell’industria estrattiva; da questo momento iniziò l’epoca del trasporto a lunga distanza di merci e passeggeri. L'efficienza delle industrie crebbe anche grazie alla concentrazione degli impianti nelle città principali, nelle regioni minerarie, presso importanti scali ferroviari e navali. In questo modo la rivoluzione innescò un ampio processo di urbanizzazione, che vide un continuo e massiccio trasferimento di forza lavoro dalle aree rurali ai centri urbani e industriali che andarono ampliandosi. I lavoratori erano costretti a vivere in quartieri popolari, insalubri, dalle condizioni sanitarie e igieniche pessime, sradicati per necessità dalle loro terre. Le giornate di lavoro nella prima fase dell’industrializzazione erano piene e gli operai passavano oltre 13-14 ore consecutive all’interno delle fabbriche con la conseguenza che il tempo libero a loro disposizione risultava quasi nullo. A partire dalla fine del XIX secolo l’innovazione tecnologica non riguardò più soltanto le opere isolate prodotte da poche menti geniali. La ricerca scientifica applicata all’industria permise di ottenere progressi notevoli sia in campo produttivo e sia pubblico, con il conseguente miglioramento della qualità della vita. La seconda rivoluzione industriale fu caratterizzata dall’utilizzo di nuovi paradigmi energetici che soppiantarono il primato del carbone e della macchina a vapore: da un lato l’introduzione dell’energia elettrica, e dall’altro quella del petrolio. L’elettricità, resa già largamente utilizzabile da Faraday grazie all’invenzione della dinamo intorno al 1830, apportò numerosi miglioramenti nei sistemi di produzione, dei trasporti, e nella vita privata. La luce elettrica sostituì gli impianti di illuminazione a gas e petrolio che erano già presenti in molte città e permise un maggiore controllo dell’ordine pubblico nelle ore notturne.

Questo brano è tratto dalla tesi:

Il turismo alpino: il caso del Trentino Alto-Adige

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Informazioni tesi

  Autore: Marco Colasante
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2010-11
  Università: Università degli Studi di Roma Tor Vergata
  Facoltà: Lettere e Filosofia
  Corso: Beni culturali per operatori del turismo (Scienze del turismo culturale)
  Relatore: Daniela Felisini
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 62

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