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"Angeli D’Africa". Studio sul campo del fenomeno "enfants sorciers" nella Repubblica Democratica del Congo

Stregoneria, rituali e magia in Congo

La convinzione che gli spiriti si incarnino nelle persone e possano in tal modo diffondere malattie e disgrazie è propria della tradizione congolese. Soprattutto in passato il fenomeno era principalmente diffuso nella realtà rurale ma, ad essere accusate di stregoneria, erano essenzialmente le donne vedove o quelle senza figli le quali erano obbligate a vivere nella periferia dei villaggi. In alcuni casi, sotto il controllo dell’autorità religiosa locale e come d’altronde avvenne anche in Europa ai tempi dell’Inquisizione, le donne accusate di stregoneria venivano arse vive nella convinzione che così, il loro sangue, non si sarebbe potuto spargere al suolo evitando il rischio di contagiare il terreno. Da sempre la cultura africana è legata alla credenza in spiriti e demoni che si manifestano nella realtà quotidiana e che intervengono attivamente nella vita degli uomini, inoltre, peculiare di tale mentalità è l’idea che ogni essere vivente possieda uno spirito proprio. Come abbiamo già visto, questa tradizione si è meticciata nel tempo con diverse realtà religiose importate dall’Occidente, come ad esempio il Cristianesimo e ha dato luce ad un animato sincretismo e a rielaborazioni di vario genere. In modo particolare, la religione cristiana in tali contesti, a contatto con la cultura e le credenze locali, si modifica e si arricchisce in base alle esigenze della popolazione e viene plasmata da leaders religiosi particolarmente carismatici dando vita a vere e proprie correnti religiose: le sette. Il Cattolicesimo resta comunque la religione più seguita dai fedeli, seguita da varie Chiese protestanti e dalla Chiesa Kimbanguista, ritenuta da molti una setta. La Chiesa Kimbanguista, come abbiamo visto, svolse un ruolo attivo nella lotta al colonialismo belga insieme a centinaia di “chiese del risveglio” e rappresenta tutt’oggi un vero e proprio fenomeno sociale oltre che economico in modo particolare nella capitale Kinshasa ma, comunque, in tutta la Repubblica Democratica del Congo. Nella periferia, intorno alla capitale, si contano circa 400 “Eglise de reveil” e nella città di Mbuji-Mayi dove il fenomeno dei bambini accusati di stregoneria è molto forte, dovrebbero essere circa 2.000 in totale. Sembra inoltre che il 20% della popolazione appartenga ad una setta nata dal forte sincretismo animistacristiano dove l’uso della magia svolge un ruolo centrale e dove i pastori, o curatori tradizionali, a seguito di una generosa offerta, garantiscono la risoluzione di problemi di qualsiasi natura. I termini kikongo “kindoki” e “nkisi” designano, come riportato da Buakasa l’equivalente terminologia francese: “sorcellerie” e “fétiche”. L’autore definisce la “sorcellerie” o kindoki appunto: “Un sapere (ngangu) e un potere (lendo) per il quale l’uomo che li possiede può “mangiare” (sopprimere o far morire) un altro uomo”. Lo scrittore spiega come esistano due diversi tipi di kindoki: la kindoki per mezzo di nkisi (feticci, dunque) e la kindoki per essenza. La prima tipologia descritta richiama il concetto di “sorcery” Zande riportato da Evans Pritchard in quanto concerne l’utilizzo di un oggetto (nkisi, appunto) come mezzo di aggressione ed implica dunque un’ arte, una procedura, un intermediario materiale.

Questo brano è tratto dalla tesi:

"Angeli D’Africa". Studio sul campo del fenomeno "enfants sorciers" nella Repubblica Democratica del Congo

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Informazioni tesi

  Autore: Emanuela Castellano
  Tipo: Laurea II ciclo (magistrale o specialistica)
  Anno: 2007-08
  Università: Università degli Studi di Roma La Sapienza
  Facoltà: Scienze della Comunicazione
  Corso: Scienze della comunicazione sociale e istituzionale
  Relatore: Adriana Piga
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 168

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