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Overdose da Proibizionismo: un'analisi economica del mercato delle sostanze stupefacenti

Oltre il proibizionismo delle droghe: prospetti economici

I consensi teorici raccolti attorno alle tesi antiproibizioniste sono diversi. Molti sono i simpatizzanti delle argomentazioni espresse da esponenti di spicco dellʼeconomia e della politica (dal premio nobel Milton Friedman ai partiti in difesa delle libertà civili di cui quello Radicale italiano è solo un esempio), a favore della promozione della liberalizzazione delle droghe. Eppure, la maggioranza dellʼopinione pubblica teme delle reazioni incontrollabili ed irrazionali da parte dei consumatori o dei futuri presunti tali e, soprattutto, un aumento spropositato della domanda ed una riduzione delle capacità logico-riflessive della popolazione media.



A tale proposito, lʼuniversità del Wisconsin ha promosso un esperimento che, seppur come mero contributo alla ricerca e non certo per pretesa di generalità, merita di essere citato per la sua originalità e per le sue conclusioni: nellʼambito di unʼeconomia pianificata, i lavoratori che assumono marijuana aumentano la loro produttività totale e dimostrano mediamente di essere in grado dʼintegrare il consumo della sostanza con gli impegni occupazionali (Kagel, Battalio e Miles; 1980).
Le sostanze stupefacenti vengono spesso accostate ad altre tipologie di prodotti, in modo particolare lʼalcol ed i tabacchi, che risultano simili per alcune caratteristiche quali lʼassuefazione al bene consumato e le ricadute negative sociali che questi possono causare.

Per approssimare gli effetti che unʼeventuale regolarizzazione delle droghe potrebbe avere sul lato della domanda due noti economisti, Jeffrey A. Miron e Jeffrey Zwiebel, condussero nel 1991 uno studio che portò alla pubblicazione di un articolo dal titolo: “Alcohol Consumption During Prohibition”.
Dal 1920 al 1933 negli Stati Uniti venne introdotto il divieto della vendita e del consumo di alcol, decisione dovuta alle pressioni delle lobby americane le quali avevano come interesse lʼaumento della produttività media dei lavoratori, specialmente di quelli addetti alle catene di montaggio, elʼincremento delle spese mensili dei cittadini in beni creati dalle aziende nel loro circuito dʼinteresse. Lʼobiettivo di questo studio va ricercato nella dimostrazione scientifica degli effetti del proibizionismo sulla domanda dei beni illegali e di come questo influisca nella società.

La ricerca ricopre un arco temporale che va dal 1900 al 1950, utilizzando i dati ufficiali per i periodi nei quali il consumo era autorizzato, mentre per gli anni del proibizionismo le informazioni necessarie vengono ricostruite grazie allʼutilizzo di serie numeriche composte da quattro differenti tassi (di mortalità da cirrosi al fegato, mortalità da alcolismo, nuovi ricoveri per problemi psichici collegati allʼabuso di alcol ed arresti dovuti ad ubriachezza) i quali, incrociando i loro risultati, permettono di ricostruire dei dati attendibili riguardo al consumo di alcol in quegli anni.

Questo brano è tratto dalla tesi:

Overdose da Proibizionismo: un'analisi economica del mercato delle sostanze stupefacenti

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Informazioni tesi

  Autore: Flavia Cappellini
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2009-10
  Università: Università degli Studi Roma Tre
  Facoltà: Scienze Politiche
  Corso: Scienze sociali per la cooperazione, lo sviluppo e la pace
  Relatore: Stefano D'Addona
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 122

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