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Giotto letto da Dante

L'indizio barberiniano

La prova della circolazione della Divina Commedia si trova anche in una glossa dei Documenti d'Amore. Secondo gli studi accurati di Indizio, il testo e le sue chiose dei Documenti d'Amore scritti dal notaio Francesco da Barberino, sarebbero da ritenere di tempi differenti: prima le une, poi le altre. Una postilla comproverebbe che il testo fu completato nel periodo in cui Francesco viveva in Francia, ovvero fino alla prima metà del 1313.

Ne deriva che compose la sua opera in volgare tra il 1308 e 1310-11 e di seguito, le glosse in latino. L'interesse didascalico dell'autore che si evince dalle chiose, molte volte maggiori rispetto al testo, lo porta spesso ad inserire ragionamenti e riferimenti all'attualità. Questo permette di seguire cronologicamente lo sviluppo del lavoro.
In una di queste cita chiaramente Arrigo VII come ancora re, quindi la data di riferimento è sicuramente prima del giugno 1312 quando venne incoronato imperatore. In un'altra chiosa il Barberino afferma di essere a Bologna, fatto accertato verso l'estate del 1313. Più avanti menzionerà anche la presa di Lucca da parte dei Pisani, portandoci nel secondo semestre del 1314. Si arriva così alla glossa incriminata in cui è esplicito il riferimento a Dante.
Hunc [Virgilium] Dante Arigherii in quodam suo opere quod dicitur Comedia, et de infernalibus inter cetera multa tractat, commendat protinus ut magistrum; et certe, si quis illud opus bene conspiciat, videre poterit ipsum Dantem super ipsum Virgilium vel longo tempore studuisse, vel in parvo tempore plurimum profecisse.
Che può esser tradotta così: Dante Alighieri in una sua opera intitolata Commedia, che insieme a molte altre cose tratta delle realtà infernali, loda Virgilio come maestro: e infatti, se si guarda con attenzione alla sua opera, si vede come Dante abbia studiato a lungo sopra Virgilio, o abbia saputo giovarsene al massimo in breve tempo.
Comunque, continuando con il ragionamento di Indizio, se le postille precedenti fossero confermate di cronologia progressiva, sicuramente questa glossa non può essere anteriore alle altre. L'autore informa anche di essere a Mantova. Sebbene il Barberino è testimoniato più volte come visitatore occasionale o di passaggio per Mantova, si è ritenuto credibile datare il momento ad un 1314 inoltrato. Sembrerebbe che tutto quanto quadri, invece compare una glossa equivoca,
Dum essem in Curia tempore istius domini Clementis in camera camerarii sui, dominus Petrus de Columna Sancte Romane Ecclesie cardinalis.
Se si trattasse come probabile di Clemente V regnante, vorrebbe dire che siamo in un periodo precedente alla sua morte avvenuta il 20 aprile 1314. Questo rende vana l'ipotesi di una successione cronologica data dalle chiose, perché quest'ultima sfasata con quelle precedenti. Però il fatto che il Barberino parli di «al tempo di questo Clemente» spiega che il riferimento è ad un periodo di tempo passato ma non ben determinato, quindi al momento della stesura il pontefice forse era vivo o più probabilmente morto.
Le ipotesi sono molteplici. Secondo Egidi alla fine dei Documenti d'Amore si fa chiaro riferimento ad Arrigo VII vivente, quindi ci informa della circolazione dell'Inferno prima del 1313. Secondo il Vandelli, Francesco da Barberino scrive invece entro il 1314, poiché ritrova un citazione di Clemente V regnante, quindi prima della sua morte avvenuta il 20 aprile 1314, credendo che i canti allora circolanti fossero solo i primi, a differenza per esempio del canto XIX.
Petrocchi ritiene che Francesco da Barberino dovesse trovarsi ancora in Provenza fino al 29 marzo 1313, quando la bolla papale di Clemente V invitava i vescovi di Padova, Bologna e Firenze a rilasciare al letterato il titolo dottorale. Ritiene quindi che sia inutile per il Barberino essere rimpatriato prima di tale data. È documentata la vertenza di presentarsi a Venezia il 24 giugno da parte dell'imperatore Arrigo VII. Il Petrocchi perciò sostiene che sia inverosimile che il Barberino abbia potuto soggiornare a Mantova, dove dovrebbe aver scritto circa un quarto delle glosse in latino. Un documento del 28 aprile del 1315 testimonia la sua presenza a Firenze. Ne consegue che le chiose potrebbe averle scritte anche nel 1315 prima di tornare in Toscana.

Questo brano è tratto dalla tesi:

Giotto letto da Dante

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Informazioni tesi

  Autore: Maickol Quarena
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2009-10
  Università: Università degli Studi di Padova
  Facoltà: Lettere e Filosofia
  Corso: Scienze dei beni culturali
  Relatore: Giovanna Valenzano
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 93

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