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Plebiscito e legge

I tribuni della plebe e le sue conquiste

Più volte abbiamo accennato alla contrapposizione tra il patriziato e la plebe e alle loro relative differenze, sia per quanto riguarda la cittadinanza, sia per i diversi culti. Esempio dimostrativo della diversità di razza è dato non soltanto dagli argomenti riportati dalle fonti, ma anche dall’ammissione del connubio tra patrizi e plebei, che rappresentò una delle prime rivendicazioni della plebe. Perfino i decemviri autori delle ХII Tavole, ai quali si attribuisce l’intenzione di riconoscere validità ai matrimoni misti, avrebbero invece confermato il divieto, e solo qualche anno dopo un plebiscito proposto dal tribuno Canuleio l’avrebbe tolto.

Inizialmente la plebe non fu esclusa dai diritti politici, anzi fece parte delle tribù originarie e del comizio curiato e delle successive organizzazioni repubblicane: politicamente fu esclusa soltanto dai posti di comando, cioè dalle magistrature, dai sacerdozi e del senato.

Grave fu alle origini la soggezione economica della plebe, che si esprimeva di fatto nell’esclusione dell’occupazione dell’ ager publicus: la plebe rustica non aveva nessun’altro modo di vivere che di chiedere in precario alle genti patrizie dei piccoli appezzamenti di terreni, ponendosi nei confronti dei concedenti in una posizione di clientela che limitava praticamente anche la libertà politica. La plebe urbana praticava l’artigianato e il commercio, e di fronte a molti che praticavano una vita modesta, si formarono anche famiglie abbienti ed influenti, le quali diedero un braccio forte al popolo minuto nelle successive rivendicazioni.

Di fronte alla resistenza patrizia, la lotta plebea per l’eliminazione dei privilegi politici ed economici assumeva una forma tipicamente rivoluzionaria: la secessione, strumento di coazione, che portò all’abbandono dalle città di tutti i plebei, con il conseguente rifiuto del servizio militare. Poi vennero eletti degli organismi permanenti, le magistrature plebee, in assemblee prive di riconoscimento ufficiale e per questo ignote alla vera e propria costituzione cittadina, ma sicuramente forti di vendetta nei confronti di chiunque osasse solo minacciare l’operato. La forma tipica di magistratura fu il tribunato, istituito presumibilmente nel 494 a. C., dopo la prima secessione, dove furono nominati due tribuni, poi il numero salì a quattro. I quattro tribuni rispondevano nel nome e nel numero alle quattro tribù, infatti vigeva nel tribunato il principio secondo il quale il potere dei tribuni cessa nel momento in cui escono dalla città i plebei. Ciò sta a dimostrare che le loro funzione primordiale era quella di proteggere la plebe urbana. I minori magistrati plebi erano gli aediles, preposti forse ai templi delle maggiori divinità plebee, e attraverso questi, all’amministrazione delle risorse finanziarie che servirono ai plebei per la lotta contro il patriziato.
I tribuni della plebe si inquadrarono, nell’anno dell’accordo nel 367 a.C., in una posizione di potere non soltanto di fatto,ma anche di potere giuridico formale adeguato alla rilevanza politico-militare raggiunta dal ceto. Durante l’età della repubblica furono attribuite al tribunato potestà ancora più ampie, derivate naturalmente da quelle originarie, ma riconosciute e parzialmente regolate dalla comunità patrizio-plebea e che consentirono, inoltre, l’attuazione all’interno delle istituzioni dell’ auxilium plebis .

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Plebiscito e legge

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Informazioni tesi

  Autore: Angela Lauri
  Tipo: Laurea liv.II (specialistica)
  Anno: 2008-09
  Università: Università degli studi di Napoli "Parthenope"
  Facoltà: Giurisprudenza
  Corso: Giurisprudenza
  Relatore: Elio Dovere
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 160

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