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Imprenditoria immigrata in Provincia di Milano. Opportunità economiche, istituzionali e sociali.

Gli imprenditori di origine immigrata in Provincia di Milano

Scopo di questo paragrafo è analizzare le presenze degli imprenditori immigrati in Provincia di Milano cercando di fare emerge alcune evidenze che possano chiarirne i tratti caratteristici. Per fare questo è necessario tenere in
considerazione alcune delle problematiche già segnalate nell'introduzione di questo lavoro quali, ad esempio, la corretta definizione di "imprenditore di origine immigrata" ed anche la mancanza di dati adeguati ad uno studio completo: mancanza dovuta a una rilevazione da parte delle fonti ufficiali che non prende in considerazione con gli strumenti adatti la particolarità del fenomeno.
Innanzitutto, è quindi necessario sgombrare il campo da definizioni poco corrette e provare ad esplicitare in maniera chiara alcuni punti chiave.


Parlando di "imprenditore", infatti, viene utilizzato un termine la cui definizione è di per sé problematica in quanto si rifà a quella utilizzata da Schumpeter che vede l'imprenditore come un innovatore e quindi difficilmente utilizzabile per indicare il titolare di una piccola impresa che svolge un'attività tradizionale. Come anche illustrato da Codagnone (2003) nella letteratura sull'imprenditoria di origine immigrata spesso si considera imprenditore o colui che presenta i tratti psicologici di propensione al rischio e di investimento tipici di questa figura a prescindere dal suo rapporto con l'azienda (fondatore, proprietario o manager), oppure colui che invece ha una posizione istituzionale e accesso a capitale e potere. Quindi, per poter utilizzare tale termine, è necessario abbandonare la definizione di Schumpeter e identificare l'imprenditore come "colui che ha fondato e/o ereditato e/o acquisito un'attività economica che conduce in prima persona" e cioè considerando "un individuo che gestisce un'attività economica con dei collaboratori e con un certo grado di autonomia sul mercato" (Codagnone, 2003 pag. 34).
Questo però, crea comunque un problema quando si parla di "imprenditoria immigrata" poiché "in molti dei contributi internazionali sul tema dell'"imprenditorialità etnica" emerge una certa ambiguità terminologica e concettuale di fondo: nei titoli dei contributi e nell'analisi si parla di "imprenditorialità" e tuttavia nella maggior parte dei casi le statistiche demografiche che vengono presentate si riferiscono alla categoria generale dei self-employed" (Codagnone, 2003 pag. 34). Ma tra i self-employed solo alcuni possono essere considerati effettivamente come imprenditori. Ancor di più, per il caso italiano, si può osservare che tra le piccole imprese ce ne sono molte che lavorano in subappalto per un unico cliente e che per questo hanno un'autonomia imprenditoriale di mercato estremamente bassa. Quindi, nella lettura dei dati è necessario tenere conto di questi limiti per non creare inutili neologismi, rifacendosi comunque ad una tradizione scientifica che non è in grado né dal punto di vista dell'economia né da quello della sociologia di dare una definizione chiara ed univoca di imprenditore.
Ancora a livello di definizione, non è corretto utilizzare per indicare un'attività imprenditoriale di individui di origine immigrata, il termine "etnico". Infatti, solo la ricerca può definire e specificare se l'imprenditorialità degli immigrati abbia o meno una connotazione "etnica" e quindi nonostante gli studi maggiormente interessati alle caratteristiche e ai processi interni alle comunità abbiano utilizzato questa terminologia essa può essere utilizzata solo nel caso di un chiaro riscontro proveniente dall'analisi sul campo. Dall'altra parte, considerare l'imprenditorialità immigrata semplicemente come imprenditorialità, tralasciando o ridimensionando gli aspetti "etnici" del fenomeno, non considera una grande quantità di elementi presenti lungo il percorso che porta l'individuo a divenire imprenditore e può essere criticata come un approccio assimilazionista. Non si comprende comunque a che cosa faccia riferimento realmente il termine "imprenditorialità etnica" rispetto all'imprenditorialità in senso lato: se si riferisca all'origine dell'imprenditore, alla sua clientela, ai suoi fornitori o ad altri elementi. Perciò nella lettura e nell'interpretazione dei dati, non verrà utilizzata l'espressione "imprenditorialità etnica" quanto invece "imprenditorialità immigrata" o imprenditori di origine immigrata.
A livello territoriale, è possibile inquadrare la presenza degli immigrati nel tessuto imprenditoriale della Provincia di Milano attraverso un'analisi del numero e della tipologia delle cariche societarie (titolare, amministratore, socio e altre cariche) da loro assunte ed anche relativamente alle imprese individuali.
Per quanto riguarda le cariche societarie, tenuto conto che un soggetto può essere titolare di più cariche contemporaneamente, nel 2011 quelle assunte da stranieri risultano 56.935 (pari al 10,2% del totale) con un tasso di crescita del 75% rispetto ai valori del 2001 e con una diffusione in provincia del 7,1% (era il 3% nel 2001).

Questo brano è tratto dalla tesi:

Imprenditoria immigrata in Provincia di Milano. Opportunità economiche, istituzionali e sociali.

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Informazioni tesi

  Autore: Mauro Borroni
  Tipo: Laurea liv.II (specialistica)
  Anno: 2011-12
  Università: Università degli Studi di Trento
  Facoltà: Sociologia
  Corso: Sociologia
  Relatore: Emanuela Bozzini
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 177

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