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Analisi numerica delle prestazioni termiche di pali energetici

Classificazione geotermica del territorio italiano

La prima classificazione geotermica del territorio italiano è stata effettuata con sistematicità nel 1988, in seguito alla Legge 896/86, che al fine di incoraggiare lo sviluppo dell’energia geotermica in Italia, promuoveva la compilazione di un inventario delle risorse geotermiche nazionali. Tale classificazione, tuttora valida, ha permesso di individuare e descrivere le caratteristiche geotermiche delle aree più promettenti, sia quelle con fluidi geotermici pi. caldi e pregiati per la produzione di energia elettrica, sia quelle con acque termali, talvolta anche molto calde, da utilizzare per usi di riscaldamento e termoterapici. Come gi. detto, le aree più favorevoli sono state individuate in Toscana, nel Lazio, nei Campi Flegrei (Napoli) ed in alcune zone della Pianura Padana.

Altre aree interessanti sono state segnalate in Sicilia ed in Sardegna. Per quanto riguarda la produzione di energia elettrica i risultati dell’esplorazione geotermica effettuata negli anni ’80 dall’ENEL e dall’AGIP non sono stati pienamente soddisfacenti: numerose aree, specialmente nel Lazio e nella Campania, risultate molto calde in profondità (temperature maggiori di 250 ℃), sono purtroppo caratterizzate da permeabilità discontinua e a quel tempo giudicate prive di fluidi economicamente sfruttabili. Le aree migliori per la produzione di energia elettrica sono situate in Toscana nelle zone di Larderello, Travale- Radicondoli e Monte Amiata. In relazione ai serbatoi geotermici noti, alcune aree ritenute oggi pi. promettenti sono riportate nella Fig. 5 (riferite ad almeno 70 ℃ a 2000 m) e nella Tabella 2.

Per ciascun’area vengono indicati il tipo e la profondità prevista del potenziale serbatoio, la temperatura stimata del fluido in esso contenuto ed infine, sulla base delle informazioni disponibili, il tipo di risorse, definite come accertate (AC), probabili (PR) e possibili (PS). I principali parametri considerati, che condizionano l’economicità dell’estrazione dei fluidi, sono, come già detto, la temperatura e la profondità alla quale i fluidi stessi si trovano. Le risorse accertate sono principalmente localizzate in aree ai margini dei campi geotermici in esercizio per la produzione di energia elettrica ed anche dove ricerche recenti hanno identificato fluidi caldi, ma che al momento non sono adatti per la produzione d’energia elettrica (Campania e Lazio). Le risorse probabili sono caratterizzate da datitermi ci e geologici in parte da confermare. Le risorse possibili sono ancora da definire adeguatamente e sono ipotizzate soltanto su dati geologici e geotermici di superficie.

Le aree di maggior interesse identificate necessitano di dettagliate prospezioni per meglio definire le loro caratteristiche idrogeologiche e termiche. Il loro sviluppo è condizionato dalla capacità ricettiva delle potenziali utenze e da eventuali vincoli ambientali. In aggiunta alle aree indicate in Tabella 2, il territorio italiano presenta molte aree con acque a temperatura di 30-50 ℃. Queste acque possono costituire una risorsa di energia termica che può essere utilizzata per mezzo di pompe di calore. Escludendo l’uso balneoterapico, non esiste in Italia un’abitudine consolidata allo sfruttamento delle acque calde intese come risorsa di calore, probabilmente a causa del clima mite, che condiziona fortemente il periodo annuale di riscaldamento di edifici, serre, ecc.

Infatti sono preferibili utenze attive tutto l’anno e temperature dei fluidi di almeno (70 ℃) per poter effettuare con essi pure il condizionamento estivo, anche con l’uso di pompe di calore. In breve, la potenza termica installata italiana degli usi diretti del calore geotermico è ancora assai modesta: circa 650 MW. Nel riscaldamento di edifici, il progetto più notevole realizzato in Italia è il teleriscaldamento del centro storico di Ferrara, la cui base viene fornita dalla geotermia, con integrazione di altre fonti energetiche (rifiuti urbani e cogenerazione). La fonte geotermica è acqua calda a 95 ℃, estratta da un acquifero intercettato a circa 1300 m di profondità da due pozzi, ubicati a 4 km dal centro della città. Da ciascuno di essi vengono pompati 200 m3/h che cedono calore in scambiatori di calore a boccapozzo e quindi il fluido utilizzato ritorna al serbatoio geotermico per mezzo di un pozzo di reiniezione. Il risparmio di combustibile pregiato (per il solo apporto geotermico) si valuta intorno a 6.600 tonnellate equivalenti di petrolio all’anno.

Questo brano è tratto dalla tesi:

Analisi numerica delle prestazioni termiche di pali energetici

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Informazioni tesi

  Autore: Fabio Scermino
  Tipo: Laurea II ciclo (magistrale o specialistica)
  Anno: 2011-12
  Università: Università degli studi di Napoli "Parthenope"
  Facoltà: Ingegneria
  Corso: Ingegneria civile e ambientale
  Relatore: Nicola Massarotti
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 107

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