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L'epistola ''Si ragiona de la Musica'' di Marsilio Ficino ad Antonio Canigiani

La consonanza tra anima e corpo

Ficino, come molti altri pensatori umanisti, considera il cosmo suddiviso e scandito in base ad un ordinamento gerarchico in cui al mondo sensibile si sovrappone quello intellegibile, seguito dalla sfera del divino. Il reale nella sua interezza è dunque disposto su di una scala in cui ogni gradino rappresenta una maggiore o minore perfezione, fino al grado massimo occupato da Dio. Tale scala gerarchica si articola al suo interno in cinque gradi. Al livello più basso vi è il corpo, cioè la materia; al secondo livello le qualità, intese come caratteristiche che appartengono alla materia e dunque la qualificano. A metà della gerarchia si trova invece la "terza essenza", l'anima umana, mentre al quarto e quinto grado, l'intelligenza angelica e Dio. L'anima è dunque collocata in una posizione centrale, che le consente di spostarsi tra i diversi gradi, svolgendo una funzione unificante, nell'idea che essa sia "copula mundi" (il legame del cosmo), mediatrice indi tra il mondo intellegibile e la realtà sensibile. La possibilità di ascendere e discendere all'interno della gerarchia avvalora la sua capacità di muoversi all'infinito, attestandone, dunque, l'immortalità. La centralità dell'anima in realtà
corrisponde a quella dell'uomo, poiché l'essere uomo si risolve nell'essere la sua anima.
L'individuo è dunque per Ficino una creatura privilegiata che ha facoltà di scegliere se allontanarsi dalle cose esteriori e corporee per dirigersi verso la sua interiorità e gli esseri intellegibili, oppure sprofondare sempre di più nella realtà terrena. Se l'anima (e dunque l'uomo) riesce a staccarsi dal corpo e a muoversi verso le "cose alte" essa arriva ad espellere gli elementi corporei che in lei si sono naturalmente mescolati e giunge così ad una sua purificazione. Attraverso questa catarsi dunque l'anima comprende il suo valore e la sua superiorità rispetto alla realtà sensibile. L'esperienza interiore culmina poi con l'aprire al pensiero un campo completamente nuovo in cui gli oggetti esteriori già conosciuti appaiono in un modo inedito, ed è questo il momento della pura conoscenza razionale, o contemplazione. Questa conoscenza superiore appare dunque come l'aspetto ultimo di una trasformazione spirituale della coscienza e si accompagna ad una definitiva separazione dell'anima dal corpo e ad una vicinanza a Dio. Tale distacco si porterà del tutto a compimento con la morte, che condurrà l'anima stessa ad una conoscenza ancora più alta, essendo essa immortale. Secondo Ficino l'ascesa dall'esperienza ordinaria a quella interiore non avviene in modo improvviso, ma con un lento passaggio e il momento vero e proprio dell'esperienza interiore (la contemplazione) non rappresenta lo sviluppo omogeneo di una condizione raggiunta definitivamente. La contemplazione si articola infatti in una serie determinata di gradi, proprio come la totalità dell'essere, comprendente le differenti specie fino a Dio, che rappresenta il limite superiore ed il loro artefice.
In realtà nelle sue opere Ficino specifica che anche prima di morire l'uomo può arrivare all'intuizione immediata di Dio, dunque all'atto supremo della contemplazione, ma questo è riservato a pochissimi individui e comunque solo per poco tempo. Infatti i bisogni del corpo e le sollecitazioni provenienti dalla realtà esteriore impediscono all'anima di soffermarsi sull'illuminazione divina e dunque quello che viene descritto come un momento di somma gioia diventa così una breve immagine della vita futura e della felicità eterna che si realizzerà dopo la morte. L'anima che si è separata dal corpo, ottenendo la sua purificazione, Ficino la chiama "anima razionale". Essa non può essere condizionata dal corpo, tuttavia quest'ultimo mantiene il suo rapporto con l'anima stimolando lo Spirito, considerato da Ficino un vapore caldo e vitale che costituisce il legame tra le due dimensioni. Proprio per la sua composizione, essendo di natura terrena ma anche aerea, lo Spirito è affine sia al corpo che all'anima, diventandone il canale di comunicazione, e l'anima a sua volta diventa mediatrice tra la realtà sensibile ed il mondo intellegibile.

Questo brano è tratto dalla tesi:

L'epistola ''Si ragiona de la Musica'' di Marsilio Ficino ad Antonio Canigiani

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Informazioni tesi

  Autore: Claire Becchimanzi
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2012-13
  Università: Università degli Studi di Bologna
  Facoltà: Lettere e Filosofia
  Corso: Dams - Discipline delle Arti, della Musica e dello Spettacolo
  Relatore: Paolo Gozza
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 58

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