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Globalizzazione: storia e stato dell’arte

Il capitalismo mondiale

È diventato luogo comune, almeno della storia economica, descrivere i decenni che precedettero lo scoppio della I guerra mondiale come un’epoca di estesa globalizzazione e far seguire a questi decenni una fase di de-globalizzazione durata fino a dopo la II guerra mondiale. Se però non si guarda solo alle interdipendenze economiche, allora il contrasto tra le due fasi appare meno netto.

Al suo posto subentra la dimensione globale del conflitto e della cooperazione a partire da questo periodo: non ci si poteva più sottrarre né all’uno né all’altra; il mondo era percepito già dalla vita quotidiana come una comunità di destino. Gli stessi processi di de-globalizzazione, in conseguenza dei loro effetti sullo spazio, si possono da allora in avanti descrivere solo come eventi all’interno dell’economia e della politica mondiali, e spesso si trattava in questo caso di consapevoli reazioni alla globalizzazione .

Il dominio sullo spazio e sulla distanza ebbe delle ripercussioni sul modo di pensare e di sentire dell’epoca. Il presente fu da molti interpretato come una connessione di eventi che hanno luogo simultaneamente nel mondo. In politica e in economia, nelle scienze e nelle arti vi era un ampio consenso sul fatto che il dominio sullo spazio e la simultaneità globale avrebbero comportato trasformazioni radicali nelle forme della convivenza umana.

La disponibilità del globale fu sempre più spesso interpretata come punto di partenza della cooperazione e della solidarietà transnazionali. Insomma ormai c’era piena consapevolezza di vivere in una “comunità mondiale”. Ma quanto più lo spazio appariva facilmente superabile, tanto più ampio era anche l’orizzonte in cui si andava alla ricerca di possibili nemici e concorrenti. Per molte persone la globalizzazione divenne un’esperienza quotidiana grazie agli effetti delle interconnessioni dell’economia mondiale.

Tra otto e novecento l’economia mondiale può essere descritta come un sistema multilaterale non riducibile a piccole unità, oppure si possono evidenziare le forme e gli effetti assai diversi dei legami economici internazionali a seconda dei luoghi sociali e geografici. Se si pensa al carattere di sistema, si postula una formazione complessa che non ha molto in comune con l’immagine spesso tratteggiata di una divisione del lavoro tra periferie agricole e metropoli industriali occidentali. Sono importanti i seguenti tre aspetti:

- I flussi intercontinentali di forza lavoro, di capitali e di merci erano in connessione reciproca e si condizionavano tra loro. Le esportazioni europee di capitali finanziavano la costruzione delle infrastrutture dell’economia mondiale;
- Tra il 1870 e il 1914 reti commerciali solo debolmente connesse tra di loro, il cui centro risiedeva per lo più a Londra, si svilupparono fino a diventare un sistema chiuso. L’indice più significativo di questo sviluppo è che l’equilibrio della bilancia commerciale e della bilancia dei pagamenti si verificava solo a livello multilaterale;
- La connessione sistemica dell’economia mondiale poteva funzionare solo grazie a un’infrastruttura perfezionata, la cui esistenza dipendeva dall’iniziativa degli stati nazionali.

Altrettanto importanti quanto il carattere multilaterale sistemico dell’economia mondiale sono le molteplici forme di legame dell’economia mondiale stessa e il “permanere di buchi aperti nella rete”. Vi erano regioni che solo occasionalmente entravano in contatto con l’economia mondiale, come la maggior parte dell’Africa, le province interne alla Cina e le aree di tutti i continenti non ancora collegate con le ferrovie o non ancora raggiunte dalle rotte delle navi a vapore. In altri luoghi si mostrano in diversa misura gli effetti della divisione internazionale del lavoro, vale a dire la contemporanea omogeneizzazione tecnologico-istituzionale e la differenziazione economica.

L’occidente industrializzato era lo spazio di una interazione economica estremamente sviluppata, in cui si soprapponevano reti economiche regionali, nazionali, internazionali e globali. Le interdipendenze dell’economia mondiale non si limitavano solo agli scambi oltre i confini; anche gli eventi che all’apparenza si verificavano all’interno dei confini nazionali, come l’accesso all’interno degli Stati Uniti con la costruzione delle ferrovie o la transizione del Reich tedesco alla valuta aurea, erano di grande rilevanza dal punto di vista dell’economia mondiale. Nello spazio euro-atlantico si concentrava la produzione di beni di consumo e di mezzi di produzione che venivano esportati in tutto il mondo; qui avevano la propria origine le esportazioni di capitale, le forme dell’organizzazione d’impresa diffuse a livello globale e le più importanti tecnologie. Soltanto qui le popolazioni potevano permettersi dei consumi che andavano oltre la mera sussistenza.

Questo brano è tratto dalla tesi:

Globalizzazione: storia e stato dell’arte

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Informazioni tesi

  Autore: Edoardo Giacomo Giorgino
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2010-11
  Università: Università degli Studi del Salento
  Facoltà: Economia
  Corso: Management aziendale
  Relatore: Manuela Mosca
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 76

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