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Determinanti della stabilità macroeconomica in Argentina: il ruolo della struttura dell’export e del tasso di cambio

La Volatilità Argentina

Durante le ultime decadi, una caratteristica principale dello sviluppo economico in Argentina è stata la sua elevata volatilità economica, in cui si sono racchiusi periodi di forte crescita economica e di produttività elevata seguiti da periodi di persistente sotto-performance che terminano in grave crisi, danneggiando la produttività complessiva.

La fonte di questa volatilità è stata ricondotta sia a shock esogeni che ad altre cause endogene, attribuibili ad una cattiva gestione macroeconomica (Mercado 2001) Josè Maria Fanelli (2012), nel suo recente studio sullo sviluppo economico dell’Argentina nel XXI secolo, denota che: "Gli scostamenti congiunturali sono normali in ogni economia, ma in Argentina tendono a essere molto più pronunciati, e, di conseguenza, ci sono momenti in cui il livello di attività crolla letteralmente a livelli ben al di sotto dei potenziali e, momenti in cui la crescita accelera e il livello del PIL aumenta in maniera sensibile.

Nella sua analisi, Fanelli confronta la volatilità (deviazione standard del tasso di crescita rispetto al suo potenziale) dell'economia Argentina con quella di 80 paesi in tutto il mondo nel periodo compreso tra il 1960 e il 2009, concludendo che la volatilità argentina è stata tre volte superiore a quella dei paesi sviluppati analizzati e, il 50% superiore alla media dell'America Latina. Secondo Fanelli, l'impatto di questa volatilità su variabili come la crescita di lungo periodo o il benessere della popolazione non sono positivi.

A dimostrazione di quanto detto, tra il 2003 e il 2011, l'Argentina ha vissuto un periodo di rapida crescita12, la sua durata è stata certamente inusuale ma, naturalmente, ben accolta da un paese che in soli tre anni (1999-2001) ha perso oltre 20 punti del proprio prodotto. In una certa misura, questo recupero era prevedibile. Una grande recessione è solitamente seguita da un grande recupero. Ciò nonostante, i dati che verranno discussi in questo capitolo sembrano indicare la fine del “miracolo argentino”.

Quanto avvenuto nel primo decennio del secolo, quindi, dimostra che l'Argentina è ancora molto instabile: in grado di crescere a tassi cinesi in un anno e cadere con forza l'anno dopo, come nel 2008-2009. Nonostante quella del 2009 fosse stata una tendenza globale, a causa della crisi economica mondiale, è interessante dare uno sguardo allo studio fatto dalla società di consulenza “Economía y Regiones (E&R) ”, in cui la variazione del tasso di crescita nel 2009 rispetto al 2008, misurata in punti percentuali, ha fatto registrare una caduta del 9,2% in Argentina, 6% in Uruguay, 5,8% in Brasile e 5,4% in Cile. In seguito, si ripristinò il ciclo al rialzo, e l’Argentina guidò la ripresa regionale nel 2010 (9,2%) e nel 2011 (8,9%).

Secondo gli attuali dati dell’Indec, un anno fa, l'economia cresceva a tassi prossimi al 9%, mentre adesso è in una fase di stagnazione. Nel mese di giugno, l'indicatore EMAE (Estimador Mensual de la Actividad Económica), ha registrato una variazione inter-annuale dello 0%, mentre nello stesso mese dello scorso anno, la percentuale era del 9,4%. Nessun altro paese della regione ha sperimentato una caduta simile. Infine, le stime per il 2012 prevedevano un tasso di crescita del 3,7% da parte della Banca Mondiale, del 4,2% da parte del Fondo Monetario Internazionale e una previsione del 4,5% da parte della BCRA, ma, il dato definitivo, è stato dell’1,9%. Questa differenza può essere attribuita, in parte, alla volatilità Argentina, che opera come una sorta di "fattore sorpresa" latente e difficile da quantificare, a conferma di quanto detto sin qui.

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Determinanti della stabilità macroeconomica in Argentina: il ruolo della struttura dell’export e del tasso di cambio

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Informazioni tesi

  Autore: Paolo Vullo
  Tipo: Tesi di Laurea Magistrale
  Anno: 2011-12
  Università: Università degli Studi di Bologna
  Facoltà: Economia
  Corso: Economia Aziendale
  Relatore: Paolo Vanin
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 128

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