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La rosa nel sasso - Italo Calvino, la Neoavanguardia e il dibattito su letteratura e industria

Italo Calvino: dal Neorealismo alla poetica del labirinto

Nel panorama della cultura italiana e internazionale del dopoguerra, Italo Calvino è certamente uno degli intellettuali più lucidi e partecipi delle trasformazioni culturali che si sono succedute fino agli anni ’80.
Egli è stato uno scrittore dotato di grande rigore razionale, di straordinarie capacità d’invenzione e sperimentazione, di un’inesauribile tensione conoscitiva riguardo ai diversi piani della realtà. La sua produzione letteraria, ma anche gli innumerevoli saggi, lettere e testi occasionali, scritti inediti e manoscritti rimasti in sospeso, ci restituiscono la figura di un intellettuale costantemente rivolto a esplorare i vari aspetti della realtà, attraverso la ricerca di forme di conoscenza e di strumenti critici e stilistici il più possibile aderenti alla complessità del mondo.
Italo Calvino nasce a Santiago de Las Vegas, presso l’Avana, il 15 ottobre 1923.
Il padre Mario, di origine sanremese, è un agronomo che a Cuba dirige una stazione sperimentale di agricoltura e una scuola d’agraria. La madre, Evelina Mameli, di origine sassarese, è laureata in scienze naturali. Dai genitori riceve un’educazione rigorosamente laica. Per un nuovo impegno professionale del padre, la famiglia si trasferisce a San Remo nel 1925. Nel 1927 nasce il secondogenito, Floriano. Italo comincia ad interessarsi di letteratura anche se nel 1941 a Torino intraprenderà gli studi di agraria.
Dopo l’8 settembre, sottrattosi alla leva forzata nell’esercito fascista, si rifugia col fratello nelle Alpi Marittime partecipando alla Resistenza nelle brigate comuniste Garibaldi. Terminata la guerra, milita attivamente nel PCI e abbandona gli studi di agraria, iscrivendosi alla Facoltà di Lettere di Torino, dove si laurea con una tesi su Joseph Conrad nel 1947. Entra in contatto con Pavese Vittorini e altri intellettuali legati alla casa editrice Einaudi.
Il suo esordio letterario avviene con un romanzo breve di carattere neorealista, Il sentiero dei nidi di ragno, pubblicato da Einaudi nel ’47 grazie all’interessamento di Pavese. Nel ’50 è assunto nella redazione della Einaudi, di cui rimane dirigente dal ’55 al ’61. In seguito continuerà sempre a lavorare per la casa editrice piemontese in qualità di consulente. Intanto sviluppa per tutti gli anni ’50 un’intensa attività di produzione narrativa che culmina con la pubblicazione di due raccolte che lo impongonoo al pubblico come uno dei più originali giovani scrittori italiani: i Racconti e I nostri antenati, comprendente Il visconte dimezzato (1952), Il barone rampante (1957) e Il cavaliere inesistente (1959). Nel ’56 era uscita anche la raccolta Fiabe italiane, a consolidare l’immagine del Calvino ‘favolista’ in contrasto con quella del saggista impegnato degli scritti teorici. In quegli anni accresce la sua collaborazione giornalistica, scrivendo oltre che su «l’Unità», anche su «Rinascita», «Il Contemporaneo» e altre riviste.
I fatti d’Ungheria del ’56 determinano il suo distacco dal PCI ma non il venir meno dell’interesse per le vicende politiche e i suoi rapporti con la sinistra. Nel ’59 è chiamato da Vittorini a co-dirigere la nuova rivista «Il Menabò», sulla quale pubblica vari saggi che animano il dibattito, in particolare quello sulle funzioni della letteratura e del ruolo dell’intellettuale nell’era neocapitalistica.
Nei primi anni Sessanta soggiorna per lunghi periodi a Parigi, attratto dalla vivacità della cultura francese. La sua curiosità lo porta ad interessarsi alle iniziative politiche della sinistra e della Neoavanguardia, ma anche alle materie scientifiche.
Sono gli anni in cui si afferma lo strutturalismo: frequenta le lezioni di Barthes e stringe rapporti con Raymond Quenenau, fondatore del gruppo dell’Oulipo. A seguito di queste influenze teoriche, nel ’65 pubblica la raccolta Le Cosmicomiche e nel ‘67 Ti con zero. Precedentemente, nel 1963, erano usciti La giornata d’uno scrutatore e Marcovaldo ovvero le stagioni in città.
Segue con interesse le manifestazioni studentesche del ’68, apprezzandone lo spirito antiautoritario ma non i metodi e l’ideologia. Nel ’72 esce Le città invisibili, opera che insieme a Il castello dei destini incrociati del ‘73 gli procurerà una notevole fama internazionale. Gli interventi sul «Corriere della sera» denunciano il suo malessere per la degradazione della situazione politica e sociale italiana. [...]

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La rosa nel sasso - Italo Calvino, la Neoavanguardia e il dibattito su letteratura e industria

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Informazioni tesi

  Autore: Alessandro Lana
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2006-07
  Università: Università degli Studi di Catania
  Facoltà: Lettere
  Corso: Scienze della comunicazione
  Relatore: Alida D'Aquino
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 81

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