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Elio Fiorucci e i rapporti con gli artisti della scena newyorkese

New York: un momento di estrema creatività

Nella seconda metà degli anni Settanta, dopo aver attraversato un periodo di profonda crisi economica e sociale in cui la drammatica situazione dei quartieri più degradati si ripercuoteva sull’intera città, New York subì una particolare inversione di rotta.
Una nuova generazione di aspiranti rockstar, artisti, ballerini e attori provenienti da tutto il paese si affacciò sulla scena newyorkese, e con essi tutta una serie di nuovi movimenti importantissimi. La città registrò un brusco cambiamento di segno, che porterà alla ribalta una nuova cultura legata all’immagine e alla creatività di quei giovani squattrinati che si trovarono ad invaderla. Si trattò di una vera e propria euforia creativa che trovava le spinte propulsive e la messa in scena nelle strade, allora considerate assai pericolose.
La nascita di questa nuova ondata creativa trova una sua collocazione geografica ben definita: Il quartiere più povero della città disegnato da strade buie e palazzi semidiroccati. ‘Lo spazio geografico che oggi viene definito East Village, nella metà degli anni Settanta si chiamava Lower East Side, dove ironicamente il termine Lower non voleva solo indicare la zona più bassa della città, quella a sud di Manhattan, ma anche il quartiere dove andavano a rifugiarsi gli immigrati poveri, inizialmente ebrei e ucraini, poi neri e portoricani, gli studenti disoccupati e gli artisti senza soldi’.
Attratti dagli affitti bassi delle case, ‘ad Alphabet City e nella Lower Manhattan si trovavano ancora appartamenti economici’, e dagli stimoli e dalla vivacità delle diverse sottoculture che il groviglio multietnico generava, ‘i giovani che arrivavano da tutte le parti del mondo e le nuovissime generazioni di artisti sceglievano il Lower East Side come loro terra di elezione’, ritagliandosi sulla cartina della città una zona votata alla sperimentazione e alla continua manifestazione di una creatività senza freni.
‘Stava nascendo una nuova immagine, un mix selvaggio di musica, moda e arte che diede vita a una singolare estetica newyorkese legata all’ideologia della strada’. La zona di Downtown si trasformò in una frontiera urbana completamente a disposizione di questi giovani, che cominciarono a inondarla di manifestazioni spontanee di creatività.
Cominciò così un periodo magico per l’East Village, diventato il luogo di occasioni infinite: qui tutti trovavano il modo di mettere in scena le proprie idee. Si era creata una situazione in cui l’arte nasceva dalla strada e in essa si manifestava attraverso fenomeni spontanei come la “graffiti art” o le mostre collettive organizzate dagli artisti stessi. Sfidando il potere costituito e il convenzionale sistema dell’arte contemporanea, si occupavano palazzi abbandonati mettendo in scena lo spettacolo della creatività underground di quel periodo. Attraverso oceaniche mostre collettive tutti avevano la possibilità di esporre e di essere ascoltati, senza preclusione alcuna, in oceaniche mostre collettive. Veniva mostrato ininterrottamente l’ effervescenza che si respirava in quei quartieri.
In questa situazione di totale fermento cominciarono a nascere nuovi spazi artistici totalmente spontanei e gallerie nate sull’entusiasmo che questa nuova scena stava materializzando. Spazi dedicati ai giovani artisti o a chi, come gli studenti d’arte, cercando di manifestare la propria arte, non riusciva a trovare l’occasione per farsi conoscere.
‘A tutta questa agitazione si aggiunge l’arrivo sulla scena newyorchese di nuove culture giovanili provenienti dal Regno Unito: il Punk e i successivi movimenti New Wave’. L’arrivo di nuove sonorità e nuove band rese la scena del Lower East Side una mecca per le nuove band, con la conseguente nascita di una serie di locali simbolo della notte creativa e del panorama giovane: da ‘CBGB su Bowery street, dal Mudd club su White street, al club 57 su St. Mark’s place, al Denceteria sulla ventitreesima. Nati sulle parodie dei più famosi club di New York, diventarono i veri luoghi dove l’estro giovanile trova libera espressione. Qui la gente non veniva solo per ballare o passare la serata: questi posti diventarono i luoghi della performance art, dei film underground e della messa in scena delle nuove sonorità cresciute in questo quartiere’. Qui gli artisti, in un continuo confronto, mescolavano i mezzi d’espressione. Musica, cinema, pittura e moda interagivano in modo innovativo. Tutte le manifestazioni culturali trovavano qui un punto d’incontro. L’insurrezione legata al suono del Punk e della New Wave si legò con i colori artificiali e metallici delle bombolette spray dei graffitari che avevano segnato le pareti della città, alla moda e alle ultime tendenze che dalla strada erano nate e cresciute con la spontaneità che da essa derivava. ‘Nascono la visualizzazione e la sonorizzazione dalla scena urbana e metropolitana, che eliminando l’immagine pulita della disco-music e del pop esaltano la dimensione fisica del sentire e di un percepire che, uscito dal ghetto tradizionale, alimenta l’immagine della subcultura pop’.
Con il nuovo sviluppo preso dal Lower East Side e la sua forte connotazione artistica e culturale, l’East Village diventò una vera e propria tendenza, un fenomeno di costume che ottenne un immediato riconoscimento pubblico. L’East Village in contrapposizione al West Village. La città si trovò divisa in due. E la divisone fisica (Uptown occupa la parte settentrionale dell’isola di Manhattan, mentre Downtown quella meridionale) venne accentuata da questa nuova dimensione artistica e culturale che dalla metà degli anni Settanta si era sviluppata nella parte più povera dell’isola di Manhattan. Da una parte si trovava Uptown con la sua ricca opulenza e le sue gallerie occupate da tempo dal Concettuale e dal Minimalismo. Dall’altro lato si trovava Downtown che, sulle ali di un entusiasmo selvaggio e slegato da ogni logica commerciale, stava crescendo e rinnovando l’immagine dell’intera città. Le due zone avevano assunto due identità completamente diverse: la prima simbolo borghese e capitale mondiale dell’arte istituzionale; la seconda portavoce della creatività incontrollata e della cultura underground. [...]

Questo brano è tratto dalla tesi:

Elio Fiorucci e i rapporti con gli artisti della scena newyorkese

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Informazioni tesi

  Autore: Andrea Zani
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2010-11
  Università: Università Cattolica del Sacro Cuore di Brescia
  Facoltà: Lettere e Filosofia
  Corso: Scienze dei beni culturali
  Relatore: Paolo Bolpagni
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 107

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