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Attivazione mnestica nelle fasi di passaggio veglia-sonno, sonno-veglia

Rapporto memoria-sogno

Il tema del rapporto memoria-sogno può essere trattato da due punti di vista, rintracciabili nelle direzioni che le ricerche degli ultimi anni hanno seguito.
Da un lato, è possibile studiare l’influenza che il sogno, o meglio il complesso dell’attività mentale presente nel sonno, esercita sui processi di memoria; dall’altro, è possibile studiare l’influenza che i processi di memoria esercitano sulle esperienze oniriche. Noi ci occupiamo di quest’ultimo indirizzo della ricerca.
Lo studio dell’influenza che la memoria esercita sull’attività mentale nel sonno può, a sua volta, essere affrontato considerando due differenti aspetti. Il primo aspetto riguarda le modalità con cui l’esperienza onirica, già effettuata, viene trattata dai processi di memoria: come i processi di memoria, cioè, agiscono nel tempo sul ricordo del sogno. Va precisato ovviamente che si tratta sempre di osservazioni riguardanti confronti tra resoconti di sogni (dream reports), che costituiscono l’unico dato disponibile per accedere all’esperienza onirica, che come tale è inaccessibile.
Il nostro interesse si rivolge al secondo aspetto dello studio sull’influenza della memoria sul sogno, quello che riguarda le fonti mnestiche del sogno e le modalità con cui il materiale mnestico viene elaborato per formare il sogno stesso. Ci si riferisce, da un lato, alle origini mnestiche del materiale che entra a costituire il sogno, con riferimento alle modalità di accesso ad esse; dall’altro, alle caratteristiche di tale materiale e ai meccanismi di elaborazione che agiscono su di esso per formare il sogno.
Alcuni autori hanno sostenuto che le differenze di contenuto fra i protocolli di sonno NREM rispetto a quelli di sonno REM potrebbero essere dovute ad un diverso funzionamento dei processi cognitivi nei due tipi di sonno, in particolare ad una diversa accessibilità delle fonti mnestiche (cioè delle informazioni che vengono richiamate nel sonno e trasferite in contenuti del sogno). Il modello neuropsicofisiologico generale proposto da Lehmann e Koukkou (1981) e Koukkou e Lehmann (1983) postula per esempio l’esistenza di diversi stati funzionali cerebrali, legati ad un diverso grado di attivazione corticale, obiettivabile attraverso l’EEG. Quest’ultimo registrerebbe la diversa complessità funzionale degli stati: massima nella veglia, minore in sonno REM e minima in sonno NREM. Il materiale immagazzinato nel corso degli stati di media complessità funzionale sarà accessibile anche negli stati di massima complessità, nei quali però avrà difficile accesso materiale registrato in stati di minima complessità. É così che i due autori spiegano perché in veglia sia molto più facile ricordare il materiale immagazzinato in sonno REM piuttosto che quello in sonno NREM.
In contemporanea a queste ricerche, centrate sui racconti dei sogni, altre ricerche si sono occupate dello studio delle componenti mnestiche, ovvero degli elementi di memoria implicati nel processo di produzione del sogno e che in attivazione costituiscono l'input del sogno. Per consentire questo tipo di studio è stato utilizzato un particolare metodo: la tecnica delle associazioni a singoli segmenti del sogno (cioè a brevi unità tematiche dotate di senso compiuto). Il materiale associativo è stato analizzato secondo il criterio seguente:
1) memoria episodica, che comprende i contenuti mentali che fanno riferimento ad eventi direttamente esperiti dal soggetto. Hanno una connotazione spazio-temporale precisa;
2) memoria semantica, che riguarda il patrimonio di conoscenze generali del soggetto di tipo concettuale, enciclopedico, o di eventi riferiti ad altre persone;
3) autoriferimenti astratti: insieme di elementi di conoscenza generale che il soggetto ha acquisito autobiograficamente di sé stesso, non contestualizzabili spazio-temporalmente.
Con questa tecnica è stato possibile riscontrare come il materiale mnestico implicato nella produzione del sogno non differisca così significativamente dal materiale coinvolto nella produzione di un'esperienza mentale elaborata durante un sogno simulato in veglia rilassata.
Di qui la possibile ipotesi secondo cui le strutture e i processi mentali che operano nel sogno possano essere attivati anche in particolari condizioni di veglia. Il sonno diventa allora la condizione più favorevole in cui si verifica la produzione di un pensiero onirico, ma non l'unica.
In ultima analisi, i risultati ottenuti da queste ricerche vanno a favore dell'ipotesi di Foulkes e Schmidt, i quali attribuiscono alle differenze di lunghezza dei sogni REM e NREM una diversa attivazione di tracce mnestiche in relazione alle differenti condizioni di sonno. [...]

Questo brano è tratto dalla tesi:

Attivazione mnestica nelle fasi di passaggio veglia-sonno, sonno-veglia

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Informazioni tesi

  Autore: Silvia Varani
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 1999-00
  Università: Università degli Studi di Bologna
  Facoltà: Psicologia
  Corso: Psicologia
  Relatore: Piercarla Cicogna
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 100

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Parole chiave

memoria
sogno
sogni
sonno
risveglio
attivazione mnestica
addormentamento
attività mentale
veglia
cronobiologia

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