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Tra Guinizzelli e Dante: dall'eros alla caritas

L’evoluzione della riflessione amorosa dal ''Convivio'' agli albori della ''Commedia''

Nel Convivio il superamento di Beatrice-miracolo da parte della donna gentile-Filosofia non rappresenta uno iato fra due distinti amori ma si rivela un arricchimento della prima esperienza in una seconda d’ambito e profitto più lati.
Nel trattato si dilata il diametro concettuale dell’amore poiché in esso confluisce tutta una messe di concetti che era estranea a Dante perfino nell’accostamento guinizzelliano fra amore e nobiltà.
Il Convivio nasce dalla convergenza di nuovi interessi concentrati soprattutto nelle aree della cultura classica e della filosofia.
Il brano di apertura all’insegna di Aristotele, le innumerevoli citazioni di autori filosofici e religiosi, la nuova importanza assunta dai poeti classici, rivelano la progressiva emancipazione di Dante dal mondo cortese e “volgare” della sua produzione giovanile.
Dante si prefigge di trattare d’amore “più virilmente” che nella Vita Nuova che era stata un’opera «fervida e passionata» e in cui grazie al suo ingegno «molte cose, quasi come sognando, già vedea», senza toglierle valore, anzi, giovando intellettualmente e umanamente all’esperienza giovanile con la ricca esperienza della maturità.
Oltre all’inclinazione filosofica è significativo il fatto che Dante ad un certo punto del suo itinerario abbia manifestato uno speciale interesse per l’allegoria e le sue proprietà formali e abbia scelto di conferire ad alcune liriche amorose una veste allegorica.
L’allegoria gli consente di aggiungere una dimensione morale, di cui la semplice lirica d’amore gli appare priva, allo scopo di mostrare che la forza motrice delle canzoni del Convivio è «non passione ma vertù».
Non a caso nel De vulgari eloquentia Dante indica se stesso non come poeta d’amore ma come cantore della rettitudine, della virtù.
E tale egli fu già al tempo del suo “stil novo”, al tempo delle rime in lode di Beatrice e al tempo delle rime allegoriche per la “donna gentile” anche se il cantor rectitudinis si librerà apertamente con le ampie e distese canzoni dottrinali.
Le liriche allegorizzate del Convivio, stilisticamente ancora legate alla fase stilnovistica per il lessico e il movimento delle immagini, segnano dunque un momento fondamentale nello sviluppo dantesco in quanto costituiscono una mediazione tra una poesia che funziona solo come poesia d’amore verso una poesia che funziona solo come dottrina e indicano perciò quella fusione dei due aspetti, erotico e morale, affettivo e intellettuale che troverà il suo compimento nella Commedia.
Ad inaugurare la sezione delle nuove composizioni è la canzone Voi che ’ntendendo il terzo ciel movete presentata da Dante come punto di partenza di un nuovo inizio poetico proprio come lo era stato Donne ch’avete intelletto d’amore.
Anche qui la prosa del Convivio si fa solenne e suggestiva nel momento in cui narra il concepimento della canzone che avviene con la stessa dinamica, cioè il passaggio dal silenzio al “meraviglioso” dischiudersi delle labbra: nella Vita Nuova Dante afferma che «la mia lingua parlò quasi come per se stessa mossa» e allo stesso modo nel Convivio «quasi meravigliandomi apersi la bocca nel parlare de la proposta canzone» e «Cominciai dunque a dire: Voi che ’ntendendo il
terzo ciel movete
».
L’importanza di questa canzone è data anche dal fatto che costituisce l’unica delle liriche di Dante di cui egli citi per due volte l’incipit: non solo nella Commedia per bocca di Carlo Martello ma anche nel sonetto Parole mie dove è menzionata come testo in cui il poeta inizia («poi ch’io cominciai») a scrivere i componimenti per «quella donna in cui errai».
Voi che ‘ntendendo segna dunque una svolta, uno spartiacque nel percorso dantesco e la sua posizione nel Paradiso, al termine della nota serie di autocitazioni disseminate nel poema, è il segno che mentre Donne ch’avete è celebrata, nel Purgatorio, come summa, apice lirico dantesco, essa rappresenta un nuovo inizio.
È una canzone di conflitto, di quei conflitti che il poeta esperisce tra il suo amore per Beatrice e quindi l’insieme dei suoi interessi mistici, spirituali e poetici e gli altri grandi interessi della sua vita. [...]

Questo brano è tratto dalla tesi:

Tra Guinizzelli e Dante: dall'eros alla caritas

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Informazioni tesi

  Autore: Marianna Farese
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 2009-10
  Università: Università degli Studi di Napoli - Federico II
  Facoltà: Lettere e Filosofia
  Corso: Lettere moderne
  Relatore: Corrado Calenda
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 129

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Parole chiave

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