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Nuove forme di fact checking. Verificare le notizie nell'epoca del web 2.0

Twitter e il giornalismo

Twitter è oggi tra i social network più popolari e più popolati della rete. Nata nel 2006 da un’idea di Jack Dorsey, è una piattaforma di microblogging online che concilia logiche e regole della Rete con le costrizioni degli sms: 140 caratteri per rispondere a quella che fu la domanda iniziale: “What’s happening?”. Nel corso degli anni, Twitter è riuscito ad attirare a sé schiere sempre più ampie di giornalisti che hanno iniziato a comprenderne il valore, specie in seguito a fatti come il terremoto in Abruzzo e l’incidente ferroviario di Viareggio (entrambi nell’anno 2009) o, per portare esempi di più ampia portata, il terremoto ad Haiti del gennaio 2010.
Nicola Bruno ha studiato proprio quest’ultimo evento, nella sua ricerca Tweet first, verify later?. Sia lui che Augusto Valeriani in Twitter factor, propongono il paragone tra gli effetti prodotti sul giornalismo dalla diffusione di questo social network, e quelli derivati dall’avvento nel panorama mediatico delle televisioni all-news. Quello che negli anni della prima guerra del Golfo fu il cosiddetto “CNN effect”, si riaffaccia oggi, ammodernato e rinominato come “Twitter effect”.

The CNN effect “describes a more novel type of media role that is different in nature from the media’s traditional role because it is rapid in its transmission, transcontinental in its reach and qualitatively richer than the past media formats”. As well as redefining diplomacy, foreign policy and military strategy, the CNN live coverage “greatly accelerated the news cycle, starting to redefine the work of the international reporters”. This type of coverage noticeably increased its presence in different media outlets over the next 10 years, defining the era of 24-hour broadcast cable news.

La velocizzazione della trasmissione, il superamento dei confini della ricezione e l’aumento di ricchezza dal punto di vista quantitativo e qualitativo dell’informazione, venti anni dopo e con l’avvento di Twitter subiscono un’ulteriore accentuazione. La rivoluzione che aveva dato vita al cosiddetto 24- hour news cycle, oggi viene superata da un nuovo 1440-minute news cycle. È un cambiamento che ovviamente coinvolge non solo Twitter ma tutti i social network e che mostra tutta la sua potenza soprattutto in situazioni di emergenza.
L’ “effetto Twitter” infatti riguarda sia il modo di comunicare da parte delle persone direttamente coinvolte in queste situazioni, sia la loro copertura giornalistica. Fino a pochi anni fa, laddove i giornalisti fisicamente difficilmente arrivano – come appunto il terremoto che colpì l’isola di Haiti nel gennaio 2010 – si sarebbe creato un vuoto informativo determinato dalla necessità di portare il giornalista ed eventuali troupe, assistenti, eccetera sul luogo dell’evento. Oggi, gli utenti connessi via Twitter colmano questo vuoto con le loro testimonianze, al punto di permettere alla redazione di scegliere tra coprire direttamente l’evento o concentrare la propria attenzione sulla curation degli User Generated Contents (UGCs) ad esso relativi. Le conseguenze di una scelta simile creano la nascita di quello che Jeff Jarvis ha chiamato un “networked journalism”, che si pone a metà strada tra il mainstream journalism e il citizen journalism e introduce una nuova figura di giornalista, quella del reporter-curator che filtra, seleziona, contestualizza e verifica i contenuti provenienti dalla Rete – appunto, li cura – senza bisogno di portarsi fisicamente lì dove il fatto si è generato.
Questo nuovo modo di fare il giornalismo obbliga però un ripensamento e un riposizionamento dei processi di verifica. Se infatti, da una parte, l’accertarsi della veridicità di un fatto diventa ancora più fondamentale, dall’altra i tempi dettati dal networked journalism e la natura liquida e processuale della notizia, portano a considerare il fact checking non più un passaggio legittimante la pubblicazione della notizia, bensì un momento di apertura – e magari di collaborazione – compreso dalla notizia stessa. «Tweet first, verify later», dice Nicola Bruno, anche se forse si può azzardare una coincidenza temporale tra pubblicazione e verifica: tweet e verify dopotutto sono due dei molteplici e coesistenti tempi della notizia che è anche filter, contextualize, aggregate... in una parola curate.

Questo brano è tratto dalla tesi:

Nuove forme di fact checking. Verificare le notizie nell'epoca del web 2.0

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Informazioni tesi

  Autore: Elisa Gianni
  Tipo: Laurea liv.II (specialistica)
  Anno: 2011-12
  Università: Università degli Studi di Roma La Sapienza
  Facoltà: Lettere e Filosofia
  Corso: Editoria, comunicazione multimediale e giornalismo
  Relatore: Alessandro Lanni
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 181

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