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La Cina invade l'Africa. Storia, caratteristiche e conseguenze di un fenomeno epocale

Le proteste africane anticinesi

È tutto oro quel che luccica? Possiamo essere certi che la presenza cinese in Africa si ben vista proprio da tutti? La realtà è ben diversa da quel che si pensa e le cose, soprattutto negli ultimi anni, sembrano stiano cambiando, anche se, dato che il processo è ancora in corso, non possiamo dire come andrà a finire. L'altra faccia della presenza cinese è anche quella di non tener granché conto degli impatti ambientali, di non aprire sufficientemente i propri mercati a prodotti come caffè, cacao, pelletterie. Gli africani stessi si stanno rapidamente accorgendo delle falle nascoste dietro l'allettante sistema di Pechino. Sono sempre più numerose le voci che si levano contro la politica di Pechino nel continente, soprattutto per ciò che concerne la sicurezza sul lavoro. Nei cantieri gestiti dai cinesi, dove non esiste il rispetto delle norme e dove gli incidenti sono all'ordine del giorno, sono sempre più frequenti le manifestazioni dei lavoratori contro le imprese cinesi. In Zambia sono sempre più numerosi i lavoratori che chiedono ai cinesi di andarsene. Anche alcuni leader africani, quelli del Sudafrica in testa, hanno manifestato il loro allarme per la colonizzazione in atto: accusano la Cina di non preoccuparsi dello sviluppo locale e invocano il ritorno dei vecchi colonizzatori europei.
Nella miniera zambese di Chambishi morirono oltre cinquanta uomini e i minatori non avevano equipaggiamenti di sicurezza, lavoravano in condizioni assurde e la paga era al di sotto degli standard locali. Inoltre, sempre in Zambia, recentemente, Hu Jintao ha dovuto cancellare alcune visite, in cui si temevano proteste degli operai di una grande industria tessile, controllata da una società cinese, per le cattive condizioni di lavoro, i bassi salari e i massicci licenziamenti. Proprio pochi giorni dopo l'annullamento della visita di Hu Jintao alcuni minatori hanno dimostrato in pubblico contro le misere condizioni di lavoro; durante gli incidenti una guardia giurata cinese ha sparato a tre minatori. Situazione forse peggiore a Likasi, una città nel sud del Congo dove "centinaia di nuovi schiavi scavano con le unghie e i denti, strappano alla terra le ultime briciole di cobalto e rame". In Senegal, da alcuni anni è in corso una battaglia contro l'invasione di prodotti cinesi a basso costo che distruggono l'industria locale specializzata nei beni di consumo. In Mali, dove la Cina è saldamente insediata nei settori delle costruzione e dell'industria leggera, l'invasione di prodotti cinesi e di manodopera a basso costo ha destabilizzato l'equilibrio del Paese. Perfino il Sud Africa, primo partner africano della Cina, ha dovuto limitare, su pressioni di imprenditori e sindacati, l'importazione di beni di consumo (soprattutto del tessile e della plastica), rischiando di far fallire non solo le industrie africane degli stessi settori, ma anche lo stesso piccolo commercio africano al dettaglio, in cui si moltiplica la presenza di venditori cinesi.
Infine, a causa delle proteste in alcune città (come Luanda) e in alcune zone economiche, come annunciato da Hu, nasceranno vere e proprie Chinatown, separate, perché sembra che i cinesi non gradiscano mescolarsi con i locali. Sempre in Sud Africa, i commercianti protestano contro l'invasione degli economici prodotti cinesi che distruggono l'economia locale. Sono spesso accaduti anche episodi di violenza tra i lavoratori cinesi, "importati" dalla Cina e assunti per la durata del progetto, e la popolazione locale, a cui è impedito l'accesso ai pozzi. Violenze fra "coloni" cinesi e abitanti locali sono avvenute, per esempio, nello Zimbabwe.
Sulla questione, interessante è il pensiero di Papa Kwesi Nduom, capo del ministero del Ghana per la Riforma del settore pubblico, che osserva come vi sia il "rischio che alcuni governi africani usino il denaro cinese in modo sbagliato per evitare le pressioni dell'Occidente per un governo giusto".
L'invasione di Pechino nel Continente nero: questione di interessi, ma qualcuno ora inizia ad aprire gli occhi. L'opinione pubblica africana sta gradualmente abbandonando la chimera della Cina come modello da seguire.
Tuttavia, anche se il popolo comincia a capire, ai leader e dittatori africani fa troppo comodo l'aiuto cinese (come già ampiamente spiegato) ed è risaputo che questi capi di Stato hanno sempre pensato poco o nulla al benessere del loro popolo e molto di più al loro personale interesse.

Questo brano è tratto dalla tesi:

La Cina invade l'Africa. Storia, caratteristiche e conseguenze di un fenomeno epocale

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Informazioni tesi

  Autore: Orobello Salvatore
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2010-11
  Università: Università degli Studi di Palermo
  Facoltà: Economia
  Corso: Sviluppo Economico e Cooperazione Internazionale
  Relatore: Salvo Vaccaro
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 183

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