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L'Italia della ricostruzione e la creazione della Cassa del Mezzogiorno. Un tentativo di porre rimedio alla questione meridionale.

Le diverse interpretazioni sulle cause dell’arretratezza del Mezzogiorno

Sull’origine dei mali del Mezzogiorno è possibile distinguere tre distinti filoni interpretativi: un filone politico- economico; uno storico- sociologico e uno storico- istituzionale. Un quarto filone interpretativo, quello dell’interpretazione geografico- naturalistica in voga nell’Ottocento, non offre con i suoi minimi contributi spunti interessanti.

L’interpretazione politico economica ha il suo maggiore appeal tra i primi anni del Novecento e l’immediato dopoguerra. Questa interpretazione nasceva dalla reazione all’interpretazione geografico naturalistica che cercava di spiegare l’arretratezza del Mezzogiorno in base alla sua posizione geografica e a una naturale predisposizione dei suoi abitanti all’ozio e alla pigrizia. Anche per gli autori di questa corrente resta indubbio uno svantaggio economico derivante dalla posizione geografica che comportava la distanza, rispetto all’Italia del nord, dai mercati dell’Europa settentrionale. Una situazione aggravata dalla carenza nel sud di adeguate vie di comunicazione, ma le cause ultime dell’arretratezza dell’area erano per questi autori altre.

Gli studiosi che aderiscono a questo filone rilevano un accrescimento del divario tra le due Italie dopo il 1860 tacciando come responsabile l’operato delle classi dirigenti italiane da un punto di vista politico ed economico. Infatti, l’apertura alla concorrenza internazionale aveva soffocato l’esile industria meridionale e la successiva politica protezionista aveva favorito solo l’industria del nord. Inoltre, la politica fiscale aveva aggravato la situazione sociale a sud. Il mercato appare in questa linea interpretativa come il principale protagonista e colpevole del divario. Le industrie del nord avevano trovato un canale privilegiato nel mercato del sud per svilupparsi, si affacciavano nel mercato europeo e disponevano di manodopera a poco prezzo fornita dagli emigrati.

Nel sud invece, i mercati locali si erano ridotti, era aumentata la disoccupazione, era aumentata la criminalità e si era manifestato un arretramento dei modelli di consumo. Il meccanismo di crescita capitalistico aveva innescato un circuito della povertà nel sud e un circuito virtuoso nel nord. Le scelte dei governi liberali avevano finito per favorire il nord e i suoi settori produttivi grazie ad un peso maggiore nel dibattito politico. Se molti studiosi appartenenti a questo filone sono d’accordo sulla diagnosi delle cause sulle soluzioni, però divergono. Possiamo distinguere all’interno di questa corrente interpretativa un filone di pensiero liberista e un filone socialdemocratico. Gli studiosi liberisti si affidavano alle dinamiche di mercato.

Abolendo posizioni di privilegio e protezionismi e affidandosi alla variazione del saggio di profitto si sarebbe riequilibrato il divario. Un altro provvedimento poteva essere rintracciato nella specializzazione produttiva dei territori con il Mezzogiorno che poteva puntare sulla prima industrializzazione lasciando alla macroregione settentrionale i settori di produzione avanzati. Nella prospettiva socialdemocratica la riduzione del divario è invece, legata all’intervento attivo dello Stato e degli enti locali che dovevano attuare politiche di spesa. Non si trattava quindi di specializzazione produttiva, ma di innescare meccanismi di crescita equilibrata agevolando il sud. All’interno di questa interpretazione politico economica negli anni Sessanta s’inseriscono nuove riflessioni. Si tratta dei contributi dell’economista britannica Vera Costance Lutz nel 1962 e di Augusto Graziani nel 1969.

Questi due studiosi esaminarono le vicende dell’economia italiana come un tipico caso di crescita sbilanciata e non come un evento atipico, pur non negando le responsabilità dello Stato unitario. Come già Nitti aveva evidenziato, alcuni provvedimenti governativi presi per l’intero territorio nazionale avevano innescato un meccanismo di vantaggi e svantaggi che avevano visto la formazione del triangolo industriale a discapito delle regioni meridionali. Da questa linea interpretativa ne conseguiva che per ridurre il divario tra le due regioni economiche italiane occorresse invertire, con provvedimenti su scala nazionale, le situazioni di vantaggio esistenti. Una causa unica, l’avvento della società capitalistica, aveva prodotto effetti diversi spaccando economicamente in due l’Italia. Lutz e Graziani mettono a fuoco la loro indagine sulle scelte compiute nel secondo dopoguerra e parlano di modelli di sviluppo ma arrivano a conclusioni diverse.

Questo brano è tratto dalla tesi:

L'Italia della ricostruzione e la creazione della Cassa del Mezzogiorno. Un tentativo di porre rimedio alla questione meridionale.

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Informazioni tesi

  Autore: Gaetano Ragno
  Tipo: Laurea liv.II (specialistica)
  Anno: 2010-11
  Università: Università degli Studi di Macerata
  Facoltà: Lettere e Filosofia
  Corso: Storia contemporanea
  Relatore: Marco Severini
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 199

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