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Il mistero della bellezza. L'estetica trascendentale di Hans Urs von Balthasar

La percezione "mistica" della bellezza

Se questa è per Balthasar la bellezza oggettiva, nei suoi quattro livelli, è possibile ora comprendere la dimensione soggettiva della bellezza. Lungo tutta l'esposizione del suo pensiero è emersa in continuazione la dimensione "mistica" della percezione e della conoscenza del mondo. Il soggetto viene come rapito dalla Gestalt che appare. La possibilità per il soggetto di percepire nella Gestalt l'essenza dell'oggetto implica una capacità che ha tutte le caratteristiche di una intuizione "mistica" del divino insita nello spirito umano. Il linguaggio utilizzato da Balthasar per descrivere tale tipo di conoscenza è in modo inequivocabile quello tipico della mistica: intuizione , trasferimento, unione, rapimento, estasi, elevazione. Ma, al di là del linguaggio, ciò che effettivamente conduce a definire la relazione tra il soggetto e tutto ciò che lo circonda come "mistica" è il modo con cui Balthasar descrive il rapporto con l'oggetto che si manifesta.
Per Balthasar, "Dio dev'essere pensato insieme, consapevolmente o meno, in ogni conoscenza di verità […]" . Ciò è reso possibile dal fatto che il soggetto è esso stesso nella sua sempre-più profonda intimità un.idea in Dio: un.essenza del tutto speciale che partecipa, a differenza delle altre essenze degli oggetti non autocoscienti, anche all'intelletto divino. "Diventa così chiaro che la verità assoluta sta non ultimamente nella creatura, ma dietro e sopra di essa, e che le creature posseggono la loro vera essenza (nel senso della mistica tedesca) non in se stesse ma in Dio". Balthasar non ha certamente una visione dualista di anima e corpo, ma insiste sempre sul fatto che, secondo la logica della differenza ontologica tra ente ed essenza (spirituale), ci sia un rapporto di alterità nell'unità tra materia e spirito. Il soggetto, infatti, è "materialità spirituale (hyle noete)" , "spazio spirituale", "consta del materiale più prezioso che il mondo conosca: di spirito". Lo "spazio dell'anima spirituale" emerge dal sensibile. Il soggetto, per tanto, ha intuizione anche di se stesso, ma secondo la logica del mistero, per cui la sua essenza si cela al suo sguardo in una profondità sempre più impenetrabile.
Vero è che, in una specie di intuizione, apprende la misura del suo essere, rendendosi a quel modo presente, ma quest.intuizione è così fulminea e così indiretta che non arriva a svelargli del tutto la sua propria essenza. La certezza di se stessa (scientiam de anima est certissima) si congiunge con la pratica impossibilità per l.anima di una piena autocoscienza (sed cognosciere quid sit anima dificillimum est: De Ver. q 10, a 8 ad 8).
Il soggetto, dunque, come "materialità spirituale", partecipando alla luce divina della conoscenza, percepisce "misticamente" nella Gestalt tutti i livelli della bellezza. "La sua luce è partecipazione limitata ad una luce infinita. Il suo pensiero è inalveato in un pensiero infinito dell'essere […]. Questa misura infinita immisurabile è l'identità del pensiero e dell'essere divino la cui presenza è la necessaria premessa di ogni soggettività e conoscenza finita". Il contenuto della percezione è, in ultima istanza, il mistero stesso dell'Essere infinito, il suo amore e la sua bellezza. In termini biblici la sua gloria. Un mistero che si dona ovunque e gratuitamente a chiunque voglia accoglierlo come bellezza che affascina e rapisce.
Essa (la bellezza) vive così totalmente nel mistero dell'essere che si può manifestare come totale dono di sé del mistero, ben sapendo che rimarrà sempre il dono di sé del mistero. Così nella disponibilità al dono, è anche la pura inermità, e tuttavia nulla è tanto protetto per se stesso quanto la bellezza. Essa propaga il mistero dell'essere ad ogni angolo di strada, ma lo comprende solo colui che ha nell'animo un sentimento a tanto.
Da tutto ciò, a mio avviso, emerge con chiarezza la dimensione "mistica" dell'estetica trascendentale di Balthasar. Egli distingue tre livelli mistici. Il primo livello è quello della mistica in senso proprio, in quanto "carismatica ecclesiale (delle missioni e dei doni particolari)": le esperienze mistiche soprannaturali. Il secondo livello è quello della "mistica cristiana" in senso generale, che è frutto della grazia dei doni dello Spirito Santo. Il terzo livello, infine, è quello che si potrebbe definire della "mistica" naturale, e che Balthasar chiama anche "apriori religioso naturale".
Si ha un a priori religioso naturale, dato con l'essenza della creatura in quanto tale, coincidente con la sua capacità di intendere ogni ente nella luce dell'essere (analogo e rimandante a Dio). l'ontologia naturale è in larga misura (fin quando non rimane impigliata nelle analisi singole dell'essere regionale) sempre ed anche teologia naturale.
La "mistica" naturale si differenzia dalla mistica soprannaturale e cristiana, ma allo stesso tempo costituisce la base per l'evoluzione e la realizzazione di questi due ulteriori livelli in cui interviene dall'alto la forza dello Spirito, secondo la formula scolastica per cui "gratia non destruit sed supponit et perficit naturam". "Il soprannaturale si radica nelle più intime strutture dell'essere, per impregnarle come un lievito, per attraversarle come un soffio e un aroma onnipresente". Come a dire che anche il livello naturale affonda le sue radici in alto. Dunque, si potrebbe dire che per Balthasar siamo tutti dei "mistici", perché Dio ha creato la natura umana con tutte le potenzialità per intuire l'essenza delle cose in Se stesso, ma sempre nel medium necessario delle immagini del mondo. Che questo terzo livello si possa definire in modo appropriato "mistico", e che per tanto l'estetica di Balthasar, la sua metafisica della "terza via", si possa definire non solo trascendentale ma anche "mistica", lo suggerisce, a mio avviso, un testo di Teologica I in cui egli descrive le filosofie che si contrappongono alla sua proposta come delle "mistiche", lasciando in qualche modo intendere che anche la sua metafisica può essere definita "mistica". Per Balthasar ci sono due fronti filosofici opposti ed estremi che falliscono il loro obiettivo nel tentativo di comprendere il soggetto nella sua relazione conoscitiva verso il mondo. Da una parte abbiamo il "razionalismo" e la "mistica idealistica". "Tutte due tentano di penetrare, attraverso e oltre le immagini, verso l'essenza". Questo misticismo, secondo Balthasar, cerca di eliminare la necessaria mediazione della Gestalt. Dall.altra abbiamo, invece, l'"empirismo" e la "mistica sperimentale immediata". Tutt.e "due rinunciano a una verità dietro ai fenomeni per cercarla immediatamente nella ricchezza e nel flusso dei fenomeni". Questo misticismo si ferma a contemplare la sola Gestalt come unica e sola realtà e verità. "Tutt'e due questi tentativi devono necessariamente fallire, perché entrambi non conoscono in ultima analisi l'essenza della verità in quanto rivelazione apparente dell'essere non apparente"958. Il misticismo che non fallisce, invece, per Balthasar, è quello del pensiero che intuisce le forme (Gestaltenlesendes denken) penetrando "attraverso l'immagine, nella profondità dell'oggetto conoscibile". La sua estetica "mistica" è una sintesi di queste due filosofie "mistiche": non elimina la Gestalt e neppure si ferma solamente a essa, ma si "serve dell'immagine come asse mediana, per trasferirsi dall'intimità del soggetto nell'intimità dell'oggetto". l'estetica "mistica", in estrema sintesi, rifiutando completamente un "realismo ingenuo" e anche il soggettivismo e idealismo di fondo della "teoria critica della conoscenza", coniuga insieme un "perfetto realismo" e un perfetto idealismo.

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Il mistero della bellezza. L'estetica trascendentale di Hans Urs von Balthasar

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Informazioni tesi

  Autore: Gianni Vidoni
  Tipo: Laurea liv.II (specialistica)
  Anno: 2011-12
  Università: Università degli Studi di Udine
  Facoltà: Lettere e Filosofia
  Corso: Scienze storiche e filosofiche
  Relatore: Alessandro Bertinetto
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 223

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